06 Feb 2010
del Beato Guido Spada, 1^ parte

Da Atti o memorie degli uomini illustri in santità nati, o morti in Bologna, di Giovambattista Melloni, vol. II, 1779
06 Feb 2010

Da Atti o memorie degli uomini illustri in santità nati, o morti in Bologna, di Giovambattista Melloni, vol. II, 1779
16 Gen 2010
04 Ott 2009

Della zecca di Gubbio e delle geste dé conti: e duchi di Urbino, Volume 2, Di Rinaldo Reposati
23 Mag 2008
Le prime notizie riguardo l’esistenza a Cesena di luoghi preposti alle rappresentazioni teatrali si hanno nell’anno 1503, quando una sala veniva allestita all’occasione con la commedia Filettolo e la sua amante Lisbena nel Palazzo dei Conservatori, e nel 1560 con una commedia in Palazzo Alidosi poi detto Spada. Questa ultima sala, adibita agli spettacoli, continuò ad essere utilizzata anche nel Settecento perché in una nota di cronaca si dice che il 15 maggio 1783 fu per ordine del Marchese Spada ‘disfatto’ il teatro (Zanotti, carta 68 retro). Si sciolse dall’impegno che evidentemente aveva assunto perché nello stesso 1783, il marchese comunicò che non era più in grado di mantenere da solo il teatro per ragioni finanziare (Il teatro …Bonci p. 30). Dieci anni dopo in una guida del 1793 si ricorda parlando di Cesena Bella città [...] vi sono [...] un castello, un teatro (Boccolari 1793, p. 87) che dimostra che doveva già essere riconoscibile nel tessuto urbano forse il teatro di Palazzo Spada, certo luogo deputato e aperto al pubblico – se non un teatro vero e proprio. Infatti era divenuto abituale l’uso di aprire a teatro il Palazzo Spada e nel 1796 si pensò di farvi una costruzione stabile. (Raggi 1906, p. 7). Il 4 maggio 1796, il marchese Francesco Spada di Bologna, accettò di dare in locazione l’immobile con un contratto d’affitto ventennale risolvendo così i problemi economici ad una Delegazione’ teatrale. Questa aveva nominato l’architetto Lorenzo Caporali per disegnare il progetto che fu realizzato da Giuseppe Sangiorgi. Il teatro non molto bello ed in legno fu costruito nel piano nobile del Palazzo: occupava il secondo, terzo e quarto piano (Enciclopedia, p. 459)] e aveva ventuno palchi distribuiti in tre ordini. Fu inaugurato durante la dominazione francese il 13 maggio 1797 con l’opera buffa La donna volubile. Ma non incontrava la soddisfazione generale perché occorreva accedervi per una scaletta angusta e maldifesa (p. 7) che provocò ripetuti incidenti. Fu rinnovato quando il palazzo fu acquistato il 5 maggio 1829 dal Marchese Guidi che a scopo di speculazione lo aveva da tempo acquistato dal marchese Spada. In quell’occasione il teatro prese il nome di Teatro Comunale Spada.
Nel 1838 il Consiglio Comunale decretò la costruzione di un nuovo edificio teatrale da erigere al posto del vecchio teatro Spada che continuà ad ospitare spettacoli fino a quando nell’agosto 1843 essendosi già cominciato a demolirlo, non si ebbe spettacolo. Nel Carnevale 1843-44, si aprì il minuscolo Masini, con opera semiseria .. (Trovanelli 1896).
L’architetto Vincenzo Ghinelli (a cui si devono anche i teatri di Senigallia e di Camerino) disegnò il progetto a quattro ordini come aveva chiesto il Comune ma in fase di realizzazione se ne preferirono costruire cinque. Nella struttura del teatro sono state adottate soluzioni tecniche e distributive di grande razionalità. Nel 1843 iniziarono i lavori di demolizione oltre che di Palazzo Spada, di altre case ed edifici nelle immediate vicinanze.
L’interno del teatro fu decorato a monocromi e arabeschi dorati e quattro tondi raffiguranti le Muse dal pittore Francesco Migliari di Ferrara. I lavori terminarono dopo otto anni, nel 1846, quando il teatro fu inaugurato con la rappresentazione di Maria di Rohan di Donizetti. La facciata di gusto neoclassico è porticata e decorata da finestre con bassorilievi di Bernasconi di Bologna, scandite da otto semicolonne ioniche. La facciata è coronata da un frontone con lo stemma del comune con il motto Jacta est alea e le figure dei fiumi Savio e Rubicone. Dall’atrio si accede alla sala e al casino posto al secondo piano. La sala con pianta a ferro di cavallo ha quattro ordini e un loggione: le balconate sono rivestite con stucco veneziano lucido. Tenendo presente che un tempo erano venduti anche i posti in piedi e che solo nel loggione entravano anche 400 persone, il teatro poteva accogliere più di 1400 spettatori che aumentavano a 1500 persone in occasione dei veglioni di carnevale.
Una volta infatti usavano costruire i teatri con una capienza pari ad un decimo della popolazione della città. Il palcoscenico è assai ampio e dotato di servizi, con una porta per l’entrata delle scene molto comoda. Il corredo scenico fu dipinto da Pietro Venier di Verona mentre Antonio Pio decorò il sipario con Dante Alighieri condotto al tempio della Gloria ancora nel teatro ma in pessime condizioni conservative. Nel corso dell’ultimo restauro sembra che sia stato ritrovato il secondino originale di Antonio Liverani mentre risulta perduto quello di Lucio Rossi. L’attrezzeria con graticci e tamburi ottocenteschi è in buona parte conservata. Il teatro conserva anche le macchine per i rumori della saetta, della grandine e del tuono delle quali, in genere, i teatri storici rimangono privi.
Cinquant’anni dopo, nel 1897, si apprestavano i primi restauri alle decorazioni pittoriche esterne ed interne.
Alcune modifiche apportate nel tempo all’edificio, rispetto all’impianto originale anche se numerose ne hanno complessivamente rispettato l’assetto primitivo. Nel 1924 fu eliminato il proscenio, ridotto il golfo mistico e demoliti i palchi al quarto ordine. Un intervento di consolidamento fu attuato dopo la seconda guerra mondiale alle coperture, mentre negli anni Settanta fu costruita una saracinesca tagliafuoco.
Agli inizi degli anni Ottanta, il teatro risultava ormai fatiscente e, oltre a non rispondere adeguatamente alle mutate esigenze dei cittadini e alle norme di sicurezza, mostrava cedimenti alle strutture, mentre i decori e gli arredi necessitavano improrogabilmente di un adeguato restauro. Pertanto dal 1983, in più stralci, è stato condotto un lungo e complesso restauro conservativo e di messa in sicurezza, conclusosi nel 1995.
Nei lavori del 1983 è stato ricomposto il manto di copertura e delle strutture portanti le cui capriate, di considerevoli dimensioni (22 metri), hanno richiesto notevole impegno tecnico ed esecutivo per il loro estremo stato di degrado. Per le parti lignee ammalorate sono state utilizzate resine epossidiche e barre in vetroresina.
Sono stati erogati dei fondi dalla Regione Emilia Romagna per il restauro dell’atrio del Conservatorio che è ritornato, come Ridotto, a far parte della macchina teatrale come sala per concerti. Questo recupero ha consentito di rispettare quell’ordine razionale con cui questi ambienti di accesso alla sala dello spettacolo erano stati progettati. In una saletta, ove era situata la biglietteria, è stato creato uno spazio la Sala Morellini, per una mostre ed esposizioni. Per l’arredo della sala teatrale, che dopo le modifiche del 1924-1928 era di colore rosso, è stata scelta una tappezzeria di colore verde acqua e azzurro pallido com’era in origine. Il vecchio sipario, sebbene stralciato dall’odierno piano di intervento, è stato restaurato e rimarrà fisso nel fondale come una quinta non potendo sopportare trattamenti ignifughi, inoltre al sipario storico nel 1999 si è aggiunto quello realizzato dall’artista cesenate Massimo Pulini.
Il vecchio lampadario andato perduto dopo la guerra, è stato sostituito con uno di vetro di Murano. I nuovi pavimenti sono stati realizzati in seminato alla veneziana eccetto che nei palchi dove si è preferito utilizzare il cotto. Il rispetto della cassa armonica della platea è stata resa possibile realizzando la pavimentazione della platea con assi di legno e sollevandola opportunamente dal piancito che è rimasto di terra battuta com’era in origine.
I lavori, diretti da Riccardo Barbieri e dal suo assistente Michele Casadei, entrambi dell’Ufficio tecnico del Comune di Cesena, si sono conclusi alla fine del 1995.
10 Mag 2008
Celletta Zampeschi
(già Chiesa della Cella)
1530 – 1534
Costruita per volere di Antonello di Brunoro Zampeschi, signore di Santarcangelo, per propria devozione privata. Distrutta dall’ultima guerra mondiale, è rimasta intatta solo la facciata a capanna. Oggi è sede della locale ‘Società operaia di mutuo soccorso’
10 Mag 2008
da dizionario di erudizione storico-ecclesiastica da S. Pietro sino ai nostri giorni, di Gaetano Moroni
10 Mag 2008
Maria Emanuela Josepha de Beaufort-Spontin, b.17 Jun 1786, d.24 Apr 1824; m.25 Feb 1807 Clemente Spada Veralli Pr di Castelviscardo (1778-15 Nov 1866)
09 Mag 2008
Da descrizione storica degli ordini cavallereschi, di Luigi Cibrario
04 Mag 2008
04 Mag 2008
Da Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica da S. Pietro ai nostri giorni, di Gaetano Moroni
03 Mag 2008
da Dizionario Biografico Gli antifascisti, i partigiani e le vittime del fascismo nel bolognese (1919-1945), a cura di A. Albertazzi, L. Arbizzani, N. S. Onofri.
03 Mag 2008
01 Mag 2008
Fra il 1633 e il 1635 l’ architetto Ercole Fichi compare nei libri dei pagamenti della famiglia Spada per cui lavorò nella chiese di S. Paolo a Bologna e S. Maria dell’Angelo a Faenza. Paolo Spada, tesoriere del papa a Roma, aveva disposto, come lascito testamentario la "fondazione della Congregazione Paolina di Brisighella per opere pie"; dalla rendita doveva essere finanziata la costruzione di una cappella di famiglia che, alla morte del padre (1631), il figlio Virgilio decise di erigere a Bologna. Più che della costruzione di una cappella di famiglia si trattò di un fattivo contributo economico che gli Spada diedero alla "fabbrica" di due chiese: San Paolo a Bologna e Santa Maria dell’Angelo a Faenza; contributo che permise agli Spada di aver diritto alla scelta degli arredi decorativi del coro e alla costruzione di tombe di famiglia. Entrambe le chiese erano ancora in costruzione al tempo della morte di Paolo Spada. San Paolo, iniziata nel 1606 su progetto di Ambrogio Magenta, non aveva ancora né la cupola (iniziata nel 1634), né la facciata (terminata nel 1636). Del Fichi sono il disegno della facciata e le due statue in stucco raffiguranti San Carlo Borromeo e San Filippo Neri delle nicchie. L’incarico gli venne affidato nello stesso periodo in cui Cesare Conventi eseguì le statue in marmo di San Pietro e San Paolo. Nei libri della "fabbrica" di S. Paolo risulta che al Fichi furono pagate 600 lire cui si aggiunse un "donativo" di altre 300 (Guidicini 1868). Santa Maria dell’Angelo, iniziata nel 1621, su disegno di Girolamo Rainaldi, non era ancora terminata nel 1646. I costruttori locali non erano stati capaci di realizzare adeguatamente i progetti del Rainaldi: per questo il Fichi venne chiamato nel novembre del 1646 (Corbara, 1940) per eseguire una perizia sugli errori commessi dalle maestranze locali. Secondo il Güthlein (1978) il Fichi approntò dei nuovi disegni per la costruzione della cupola che vennero spediti a Roma al Rainaldi da cui furono approvati. Ascrivibile alla committenza Spada sono anche i disegni degli ornati per la chiesa delle monache di S. Francesca Romana di Brisighella. Il Fichi venne pagato per gli stucchi del coro, per i modelli e per i disegni dei cornicioni, dei capitelli e delle basi.
01 Mag 2008
"Montepolesco a noi è caro per ricordo di onorate memorie; poiché in antico fu ostello di sante virtù, essendo quivi monaci illustri di santità e dottrina, così ai nostri tempi sono fioriti tali personaggi da essere l’onore del luogo e il vanto d’Italia".
01 Mag 2008
01 Mag 2008
26 Apr 2008
Da le vite de’ pittori degli scultori et architetti veronesi, di Bartolomeo dal Pozzo (1718)
21 Apr 2008
A FRANCESCO SPADA – ROMA
17 Apr 2008
Queste sono le parole di commemorazione pronunciate dall’ abate De Azevedo al funerale del Doge di Venezia Paolo Renier nel 1789:
16 Apr 2008
da dizionario di erudizione storico-ecclesiastica da S. Pietro sino ai nostri giorni , di Gaetano Moroni
14 Apr 2008
Valerio Spada, (1613-1688)
Nel 1613 nasce a Colle di val d’Elsa Valerio Spada, destinato ad affermarsi a Firenze come disegnatore e scenografo di corte, a cui si deve, tra l’altro, la scena finale (Il giardino di Venere) dell’opera di Gianbattista Moniglia L’Ercole in Tebe, rappresentata alla Pergola nel 1661, in occasione delle nozze tra Cosimo III dei Medici e Margherita Luisa d’Orléans.
13 Apr 2008
13 Apr 2008
12 Apr 2008
Da Annali della città di Bologna, di Salvatore Muzzi
12 Apr 2008
11 Apr 2008
LA CAPPELLA SPADA IN SAN GEROLAMO DELLA CARITA’
11 Apr 2008
07 Apr 2008
Muzio Artesino (XIV sec.)
Detto Armuzzo Dalle Spade, fu celebre condottiero e glorioso capitano di ventura durante la trasformazione dei Comuni in Signorie.
Difensore della sua città Forlì sotto Ordelaffi il Grande fu uno dei primi cittadini, dopo l’eccidio di Albornoz, a ricostruire la sua casa.
04 Apr 2008
La storia del Castello.
Il castello, feudo di Ildebrando Dux nel 1086, passò alla canonica di San Mariano nel 1163, donato da Rainerius Aldrevandini e da sua madre Forestia. Pochi mesi dopo passò sotto la giurisdizione dei monaci di San Pietro (1163) per volere del Barbarossa, privilegio riconfermato da Alessandro III (1159-81) nel 1170 e da Lucio III (1181-85) nel 1182.
Gli imperatori Enrico VI nel 1191 e Ottone IV nel 1211 ne decretarono l’appartenenza al comune di Gubbio.
Nel 1216 fu conquistato dai perugini: l’anno successivo subì ingenti danni, tanto che nel 1250 si dovette procedere a ricostruirlo in alcune parti. Nuovamente raso al suolo nel 1415 si rese necessario riedificare un caposaldo avanzato fuori le mura e la torre tramite tassazione di tutti coloro che possedevano beni nel territorio di Castiglione.
Dal 1416 fu difeso da appositi castellani tra cui: Nannes Baldine (1416), Passarinus Cole di Colpalombo (dal 1431 al 1443), Sabarchi ser Francisci di Rieti (1432 -33).
Nell’aprile del 1417 ospitò Carlo Malatesta (morto nel 1429) che era stato liberato dietro versamento di una taglia da Braccio Fortebraccio.
04 Apr 2008
Spadalonga. Il vero cognome di questa famiglia era Spada.
All’inizio del 1200 essi abitavano in Gubbio presso la "Platea Mercatali" cioè la piazza del mercato, nel luogo oggi occupato dalla Chiesa di S. Francesco.
04 Apr 2008
Testo da: Da deputazione di storia patria per l’Umbria,
immagini: da CHIESA S.GIROLAMO DELLA CARITA’ – ROMA
24 Mar 2008
Da LA LEGISLAZIONE SUNTUARIA , SECOLI XIII-XVI, UMBRIA
24 Mar 2008
Leonida II Malatesta di Montecodruzzo-Roncofreddo, figlio di Carlo Felice e nipote di Giacomo, nato nel 1598, sposa la nobildonna Dianira Coppoli. Il Consiglio di Roncofreddo regala alla coppia un bacile d’argento con gli stemmi dei Malatesta e dei Coppoli (valore 112 scudi), che viene offerto in occasione di una visita dei nuovi signori a Roncofreddo.
24 Mar 2008
24 Mar 2008
L’attuale aspetto della villa è opera di Giovanni Battista Martinetti, su commissione di Jacopo Zambeccari, morto nel 1795. Allo stesso architetto si deve la realizzazione del piccolo giardino all’italiana che svolgeva la funzione di raccordo tra la villa e il resto del parco: la sua terrazza principale è infatti raggiungibile attraverso le vetrate della sala della Meridiana, posta tra il primo e il secondo piano .La proprietà restò agli Zambeccari fino al 1811. Nel 1820, la villa fu acquistata dalla marchesa Beaufort, moglie del principe romano Clemente Spada Veralli, che portò a compimento la sistemazione della villa e del giardino, annettendo la porzione di parco visibile da Via Saragozza. La villa fu poi acquistata dal tenore Antonio Poggi e nel 1849 divenne sede del quartier generale Austriaco. Nella seconda metà del XIX secolo, fu per un breve periodo abitazione di un principe turco; dal 1920 fino al termine della seconda guerra mondiale fu di proprietà della famiglia Pisa, che apportò vari ammodernamenti, aprendo anche l’ingresso su via Saragozza.
La villa è circondata da un vasto parco e comprende un piccolo, delizioso giardino all’italiana. Villa e parco furono acquistati dal comune di Bologna negli anni ‘60 e aperti al pubblico nel decennio successivo. All’interno di Villa Spada si trova il Museo Storico Didattico della Tappezzeria, che rappresenta un’istituzione unica in Italia e fra le più importanti e belle d’Europa. Il patrimonio del Museo è costituito da circa seimila esemplari di stoffe. Alcuni pezzi sono particolarmente preziosi, come il broccatello che ricopriva le icone cristiane nella Moschea di Santa Sofia a Istanbul e i cinquanta stendardi delle corporazioni bolognesi.
24 Mar 2008
24 Mar 2008
The Spada family claimed descent from Alerano Artesino, who around the year 967 followed a military career in Gubbio, whence the surname. An inscription in the Spada Chapel in the church of San Girolamo della Carita commemorates three Spada brothers, who saved St. Francis of Assisi from thieves and gave him hospitality in their house in Gubbio in 1206. Another inscription commemorates Blessed Guido Spada OFM, who died in Bologna in 1306. In 1353, Cecco Spada (a direct ancestor of the Spadas of Rome) was forced by the Guelf party to move to the Ghibelline town of Forlimpopoli. The family later moved to Bologna when Forlimpopoli was destroyed by Cardinal Albornoz, who re-conquered the Papal States in 1353-1366 in preparation for the return of the Pope from Avignon.