22 Gen 2012

due lettere di Massimo D’Azeglio ad Alessandro Spada

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Scritti postumi, a cura di M. Ricci Di Massimo Tapparelli d’Azeglio

AL CONTE ALESSANDRO SPADA a Torino.

Caro collega ed amico,
Ho ricevuto il libretto colla bellissima e carissima fotografia vostra, della quale di cuore vi ringrazio. La collocherò fra quelle dei miei veri amici, fra le persone che mi mostrarono rammarico del danno e dell’ umiliazione patita dal mio paese, invece di farne allegria, come i più. Questa collezione passerà a mia figlia; e rimarrà come un fidecommisso di gratitudine, finchè rimanga una goccia del mio sangue in questo mondo. E’ nel mio carattere di sentire vivamente le offese, ma ancor più vivamente i tratti affettuosi e cortesi.
Vi prego di salutarmi Ferretti; al quale non ho scritto mandandogli il libro, perchè avrebbe voluto rispondermi, ed era una fatica per lui. Del resto egli sa di terza mano le mie nuove, e sa abbastanza da sè quanto gli voglia bene, e quanto mi sia cara la sua inalterabile amicizia, della quale ho avute tante prove. E il matrimonio (civile) anderà? In Toscana grande opposizione. Quanto a me sono convinto dell’ importanza di dare ai (non sempre facili) doveri della famiglia, l’ appoggio del sentimento religioso. Soltanto voglio che ciò si faccia spontaneamente, e non per forza. E che nessuno sia posto nel bivio o di rinunziare ai suoi interessi o di commettere un atto di finzione e d’ipocrisia, prestandosi ad una cerimonia alla quale non crede. Sarebbe all’ incirca come a Roma, dove chi non prende la Pasqua perde l’impiego. A mio senso, la libertà favorisce la vera religione. Il suo contrario favorisce la più brutta delle sue maschere, l’ipocrisia. Ma questa questione, come molte altre, serve di bandiera ai partiti, ed allora addio logica ed addio giustizia. Vogliatemi bene.

Pisa, 27 marzo 1865.
Vostro di cuore
Massimo D’Azeglio.

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20 Gen 2012

dell’abate Gaspare Spada auditore della Nunziatura di Napoli

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Da Racconto istorico de terremoti sentiti in Roma … Di Luca Antonio Chracas

E venuta la solennità del Santissimo Natale (1703), Sua Santità. vestito colla Falda, coll’Amitto, col Camice, e Cingolo, e colla Stola, prima di andare in Cappella fece nella stanza de paramenti la funzione di benedire lo Stocco, e il Berrettone, che dalla detta Stanza fino alla Cappella fu portato da Monsig. d’ Oria, ultimo Chierico di Camera avanti la Croce, ed ivi due Mazzieri lo tennero tutto il tempo dell’ Officio, e della Messa sull’Altare nel Corno dell’Epistola.; Dopo N. S. presa la Cappa grande di Velluto Cremesi guarnita con pelle d’Armellino, e col Cappuccio in testa fermato sopra le spalle con due Spilli d’Oro, si portò a piedi alla Cappella, dove sedette nel Trono senza l’assistenza de Sig. Cardinali Diaconi , stando solamente nel consueto suo luogo il Sig. Canonico Cassina Maestro delle Cirimonie; Cantaronsi le Lezioni in mezo della Cappella da Signori Cardinali Diaconi, e l’ultima si cantò da Sua Santità medesima senza partirsi dal Trono, assístendovi allora due Sig. Cardinali Diaconi, e a piedi del Soglio due Votáti della Segnatura in guisa d’ Accoliti co’ Candellieri . Domandò Sua Santità la benedizione , chinando la testa verso la Croce ., e dicendo Jabe Domine Benedicere , e niuno rispose , ma solamente dopo un poco di pausa il Coro disse, Amen. Terminatosi il Mattutino, depose N. S. la Cappa, e preso il Manto , assistè alla Messa conforme il solito , che fu cantata dal Sig. Cardinale Colloredo primo Penitenziero, in luogo del Sig. Cardinale di S. Cesario , al quale come Camarlingo di S. Chiesa sarebbesi appartenuto il cantarla , se fosse stato dell’Ordine de’ Preti , e non del Diaconale , com’ egli è , e questa terminata , S. Santità tornò nella Stanza de paramenti, ove deposti gli abiti Pontificali, si ritiró nelle sue stanze , e fattosi giorno , celebró nella sua Cappella privatamente le due Messe, e dipoi portossi nella Basilica di S.Pietro colla solita Sede gestatoria, col Triregno, e colli abiti Pontificali bianchi, avendo a’ lati i due gran ventagli, precedendo avanti la Croce tutti i Triregni, e le Mitre preziose, e ivi tenne Cappella Papale , in cui egli medesimo cantó solennemente la terza Messa , nella quale dopo detto nelle lingue Latina , e Greca l ‘ Evangelio, di propria bocca recitó un’ eloquentissima Omelia , durante la qual Messa furono parimente tenuti il predetto Stocco., e berrettone da due Mazzieri nel Corno dell’Epistola, e ne due seguenti giorni tenne secondo il solito Cappella nel Palazzo Vaticano, e in quella della mattina della Festività di S. Gio: Evangelista, il Sig. Abate Gasparo Spada Nobile di Terni al presente Auditore della Nunziatura di Napoli fece un’ Orazione latina , che fu universalmente da tutti sopra misura lodata, ch’è la seguente.
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18 Gen 2012

consiliorum con 349 argomenti del cardinale Giovanni Battista Spada

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gbspada
consiliorum gbspada
consiliorum1 gbspada

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14 Gen 2012

Gregorio e Rodolfo Spada Priori a Faenza nel 1675

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da Historie di Faenza di Giulio Cesare Tonduzzi
priori faenza1
priori faenza2

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09 Gen 2012

dello scomparso palazzo Giustini Spada, là ove ora esiste la galleria Alberto Sordi

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Da roma.andreapollett.com

La galleria Alberto Sordi occupa un grande edificio del 1922 che chiude un lato di piazza Colonna, al cui centro si erge la colonna dell’imperatore Marco Aurelio.
Al posto di questo edificio un tempo sorgeva Palazzo Giustini-Spada, una delle numerose residenze firmate dal famoso architetto Giacomo Della Porta, edificato sul finire del ’500; la sua facciata sobria si vede in alcune antiche raffigurazioni del famoso monumento romano, come quella mostrata qui in basso.
giustini spada
Dopo essere appartenuto a diverse famiglie nobili, all’inizio del XIX secolo l’edificio passò in mano Boncompagni-Ludovisi, venendo così rinominato palazzo del principe di Piombino.
Alla fine dell’800 il Comune di Roma espropriò l’edificio e qualche anno dopo lo demolì. L’area fu inizialmente usata per tenervi delle feste durante il Carnevale Romano; poi vi sorse un padiglione per mostre temporanee.
A ciò fece seguito la costruzione dell’attuale edificio, il cui progetto fu firmato dall’architetto Dario Carbone, durata dal 1914 al 1922. Secondo una delle prime destinazioni d’uso, avrebbe dovuto ospitare la stazione ferroviaria centrale di Roma, ma l’idea venne poi abbandonata.

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05 Gen 2012

d’una pianta fossile intitolata smilax spadaeana in onore di Alessandro Spada Lavini

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Da Studii sulla flora fossile e geologia stratigrafica del Senigalliese Di Abramo Bartolommeo Massalongo, e Giuseppe Scarabelli Gommi Flaminj, 1858
lavini smilax
smilax spadaeanasmilax spadaeana;
smilax pumilasmilax pumila

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05 Gen 2012

Alessandro Spada Lavini sulla identità del marmo maiolica e della calcarea rossa ammonitifera

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Da Atti della settima adunanza degli scienziati italiani, Adunanza del 3 ottobre 1845.

Il Segretario Conte Spada Laviny, legge una Memoria per dimostrare l’identità del marmo maiolica e della calcarea rossa ammonitifera ch’è frequente negli Appennini colla calcarea che appartiene ai terreni giurassici superiori, riconosciuta dal Barone de Buch in una zona che traversa l’Europa meridionale dalla Crimea ai Pirenei ; argomento che fu oggetto di discussioni nel sesto Congresso degli Scienziati in Milano. Dietro le ricerche fatte dall’Autore in compagnia del prof. Orsini, le due precedenti rocce, oltre al manifestarsi con gli stessi caratteri mineralogici del giurassico superiore delle Alpi, sono al pari di questo caratterizzato dall’ Ammonites tatricus e dall’ Apticus lamellosus. Esse alternano sempre e passano l’una nell’altra per insensibili gradazioni, talvolta si mantengono all’altezza di 2 a 300 piedi, altre volte costituiscono intere montagne, e contengono non solo gì’indicati fossili, ma molte altre specie di Ammoniti, siccome mostrano i saggi di undici specie presentati alla Sezione. I luoghi più cospicui nei quali il Conte Spada ed il prof. Orsini han rinvenuto il marmo maiolica e la calcarea rossa ammonitifera sono gli Appennini che formano il limite occidentale delle Marche dai monti della Rossa sino all’estremità della catena di Monte Corno ; nel Monte Conaro o Monte di Ancona sopra i Monti della Sena ; tra Pietosara e Fossato ; a Nocera ; a Somma ; a Narni ; a mezzodì dei monti della Maiella; sopra i monti dell’Aquila; sulla catena del Cicolano; e sul Velino. Anche sopra il monte degli Ernici è sembrato vedere al Conte Spada il terreno giurassico, ove, se veramente esiste, è quasi per intero ricoperto dalle rocce del gruppo cretaceo.

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03 Gen 2012

dedica del ‘Giardino degli epiteti’ al Card. Bernardino Spada, da parte di Giovanni Battista Spada

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da Giardino de gli epiteti, traslati, et aggiunti poetici italiani del P. maestro F. Gio. Battista Spada di Fiorenzuola piacentino dell’Ordine de’ predicatori.
giardino epiteti spada

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02 Gen 2012

Giacomo Filippo Spada organista

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da Storia della musica sacra nella gia’ cappella ducale di San Marco in Venezia … Di Francesco Caffi

SPADA GIACOMO FILIPPO , PRETE. Organista dell’ organo primo. Allievo del maestro Volpe, e probabilmente per opera di lui, entrò il prete Giacomo Filippo Spada nella Cappella di S. Marco qual cantore di basso nel 6 settembre 1675, con paga d’annui duc. 100. Ottimo contrappuntista ch’egli era, potè nel 16 gennajo 1678 (a stil veneto 1677) succedere al suo stesso maestro nell’organo secondo, con paga di duc. 200; invan movendosi a competenza il sonatore dell’ organetto P. Nicola Gallia, e Marc’Antonio Ziani nipote dell’ antico organista Pierandrea, uomini ambidue d’ assai merito. Nel 6 agosto 1690, passò egli dal secondo al prim’ organo, cosa però che nessun aumento di stipendio importava. Uscì di vita nel 1704. Gli fa molt’onore uno scolare che pur divenne organista, il prete Alvise Tavelli, di cui dirò in progresso. Nulla pel teatro egli scrisse, nè mi riuscì di vedere alcuna sua composizione da Chiesa.

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02 Gen 2012

Francesco Spada autore del testo nell’opera di Puccini ‘Lucio Giunio Bruto’

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francesco spada puccini
PUCCINI Giacomo sr. / CANUTI Giovanni Antonio / MONTUOLI Giuseppe / PIEROTTI Domenico. LUCIO GIUNIO BRUTO PRIMO CONSOLO DI ROMA. Componimento per musica nella celebre funzione delle Tasche della Serenissima Repubblica di Lucca l’anno 1735. In Lucca, per Domenico Ciuffetti, 1735.
Cm.19,5×14,7. Pg.52. Coperta muta coeva. Stemma della repubblica lucchese inciso al frontespizio. Capilettera e cartigli ornamentali.
Autori dei testi letterari sono Francesco Spada per la prima giornata, Pietro di Fedrico Di Poggio per la seconda e Padre Fabio Marchini della Madre di Dio per la terza giornata.

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31 Dic 2011

TANTI AUGURI DI BUON 2012

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buon anno

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30 Dic 2011

della tenuta di Villa Spada a Fidene (Roma)

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fidene villa spada

Da Analisi storico-topografico-antiquaria della carta deì dintorni di Roma di A. Nibby, 1837

SERPENTARA. Due tenute di questo nome sono nell’Agro Romano, ambedue fuori di porta Salaria fra il quarto e quinto miglio da Roma, e fra loro contigue : la prima, ed è quella più verso Roma, va unita a quella di Boccone e Bocconcino, ed insieme costituiscono un’area di rubbia 303 circa pertinenti al monastero: e quella di Boccone confina colla pedica s. Andrea, Redicicoli, Cesarina, Boccone d’Aste, e Valle Melaina: quella di Bocconcino è limitrofa con Redicicoli, Bocconcino-Muti, e Capitiniano : e finalmente Serpentara confina col Tevere, coll’altra tenuta di Serpentara, con Redicicoli, pedica s. Andrea, e Torrìcella.
L’altra tenuta di Serpentara , dicesi ancora Villa Spada, ed appartiene ai Spada, confina coll’antecedente con Redicicoli, Sette Bagni, Castel Giubileo, e col Tevere: estendendosi per circa rubbia 101.
Nell’archivio di s. Silvestro in Capite si conserva una bolla scritta sopra pergamena , che fu riprodotta dal Marini nella sua opera de’ Papiri Diplomatici, la quale appartiene all’anno 955. In essa Agapito II. confermando i beni di quel monastero nomina fra le altre terre un casale per intiero qui vocatur Gallorum, seu Balneolum, et Paccianum posto di là dal ponte Salario circa un miglio, e confinante da un lato col casale di Ruggiero di Pietro Stante, dall’altro con un muro antico, e colla terra che fu un tempo di Mazzone figlio del Saccellario, e dal quarto lato colla Cripta quae vocatur Serpentaria. e con un altra terra deserta del monastero di s. Vito. Quindi si conosce quanto antico sia il nome di Serpentara, e donde derivi, cioè da una grotta ancora esistente, che è un’antica latomia , e che trovasi entro i limiti della tenuta di Serpentara-Spada, latomia che ci ricorda le cave della pietra fidenate, che è un tufa litoide di color lionato , che vengono nominate da Vitruvio. Quindi dalla distanza indicata nel documento testè riferito, e dalla esistenza di questa grotta entro il tenimento di villa Spada , o della seconda Serpentara, parmi poter decidere, che la terra indicata col nome di Gallorum o Balneolum, e Paccianum sia la tenuta di Serpentara di Torre de’ Specchi, o la più vicina al ponte Salario, e l’altra di Cripta Serpentaria sia la seconda. E della denominazione di Balneolum, ossia Bagnetto, io credo che la origine derivasse dai ruderi di un picciolo bagno, sul quale è costrutto il casale lungo la via salaria , dove si riconosce ancora un picciolo crittoportico de’tempi settimiani: come di Paccianum evidente è la origine da un fondo della gente Paccia. Forse questi due tenimenti un tempo furono riuniti, ed il nome della Cripta Serpentaria si communicò ancora a quello antecedentemente detto Balneolum ; forse fu conseguenza tal communanza di nome della denominazione volgare della contrada. Comunque sia andata la cosa è certo che questo nome data fin dal secolo X. della era volgare, e che a quella epoca il tenimento, oggi appartenente a Torre de’ Specchi, era del monastero di s. Silvestro in Capite.
L’altro non è noto a chi allora spettasse; ma da un documento riportato dal Bicci nella Notizia della Famiglia Boccapaduli apprendiamo, che l’anno 1449 apparteneva per metà almeno ai Rofini, e che ne’capitoli matrimoniali conchiusi in quell’anno ai 12 di dicembre fra Tranquillo Boccnpaduli e Domitilla Rofini , il tutore di questa, che era un tal Lorenzo Collario , ipotecò per la dote di fiorini 1200 la intiera metà del casale denominato la Serpentara, e di quello chiamato Grotta Rotonda, confinante col precedente, ed ambedue posti fuori di porta Salaria, e confinanti col territorio di Castel Giubilèo, colla terra di Lorenzo Muti, e col casale del quondam Nuccio di Rieti. Ne’ tempi susseguenti fu de’Panfili, e quindi de’Spada e perciò ebbe il nome ancora di Villa Spada. Villa Spada comprende in parte il sito dell’antica Fidene, della quale fu parlato a suo luogo: v. FIDENE. Da un altro canto vecchia opinione è che entro la tenuta della Serpentara fosse il suburbano di Faonte, nel quale Nerone si diè la morte, ma un esame ulteriore e più accurato de’luoghi, mi determina a stabilire questa località storica alle Vigne Nuove, dove rimangono ancora i ruderi di quel suburbano.

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28 Dic 2011

di Meleagro Zampeschi fratello di Brunoro I

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stemma armuzzi zampeschi
Da condottieridiventura.it

MELEAGRO DA FORLI’ (Meleagro Zampeschi) Di Forlimpopoli. Figlio naturale di Antonello, fratello di Brunoro e di Ettore. + 1513 (ottobre)

Ott. 1491. Alla uccisione del fratello Ettore, si impadronisce con l’altro fratello Brunoro del castello di San Mauro Pascoli: è subito affrontato da Giovan Francesco da Bagno e da Matteo della Crovara, inviati dal papa Innocenzo VIII a recuperare la località. Assediato, chiede invano soccorsi a veneziani, sforzeschi e fiorentini; due suoi capitani, il Bolognese ed il Paoletto tentano una sortita. Il secondo è catturato ed il governatore pontificio di Cesena, Giulio Cesare Cantelmi, minaccia di farlo impiccare nel caso in cui Meleagro non si arrenda. Il condottiero cede a patti e si reca a Forlì. Il castello, spianato, è consegnato al cardinale Raffaello Riario.
Giu. 1496. Viene assediato in Aversa.
Ago. 1496. E’ costretto ad arrendersi agli avversari ad Atella.
Dic. 1496. Passato al soldo della Serenissima, viene inviato alla guardia di Ravenna con 25 lance e 10 balestrieri a cavallo.
Maggio 1498. Con Giacomazzo da Venezia va incontro al cardinale Grimani in visita alla città.
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26 Dic 2011

delle vicende di Laura Zampeschi, sorella di Brunoro II

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laura zampeschi

Un “parto supposto” in casa Parisani: Laura Zampeschi e suo “figlio” Felice
di Lothar Sickel

Il 30 marzo 1588 nella chiesa romana di S. Lorenzo in Lucina venne battezzato con il nome di Felice un neonato di pochi giorni. Tale appellativo era in realtà soprattutto adoperato per le donne, ma negli anni intorno al 1588 molti genitori chiamarono i propri figli con il nome del pontefice allora regnante Sisto v, al secolo Felice Peretti, assai popolare tra i cittadini romani. Il battezzando Felice aveva dunque il nome in comune con quello di molti altri bambini, ma ciò che lo distingueva era la discendenza da una nobile stirpe. O almeno questo era quello che credevano le persone convenute al fonte battesimale. La funzione venne celebrata dal milanese Jacopo Oldrado, nominato nel dicembre 1587 canonico di San Pietro da papa Peretti; padrini furono il cardinale Giovanni Evangelista Pallotta e Porzia Mattei, anch’essi alti esponenti dell’ambiente cortigiano romano. Pallotta, elevato alla porpora cardinalizia nel dicembre 1587, era datario di Sisto V, mentre Porzia Mattei era moglie del banchiere del pontefice, Giovanni Agostino Pinelli. La presenza di personalità tanto eminenti indica che quel battesimo rappresentava un evento importante, e non mancavano in effetti le ragioni per una celebrazione tanto sfarzosa.
Dal registro battesimale Felice risulta figlio del gentiluomo Alessandro Parisani di Tolentino, dimorante all’epoca a Roma quale inviato della sua città e in stretti rapporti con la corte di Sisto V. Ciò spiega l’illustre cerchia dei padrini. Lo stesso Alessandro Parisani, pur non essendo un personaggio di altissimo rango, era pur sempre il diretto discendente e soprattutto l’erede universale del cardinale Ascanio Parisani, morto nell’aprile 1549 che, nel corso della sua lunga carriera come maggiordomo di Clemente VII e tesoriere generale di Paolo III, aveva saputo accumulare un considerevole patrimonio comprendente numerosi possedimenti a Roma e a Tolentino. Nel marzo del 1588 questi beni avevano subito un certo depauperamento, ma rappresentavano pur sempre un patrimonio considerevole che sarebbe in seguito toccato al neonato Felice. Nonostante l’età avanzata – all’epoca aveva circa cinquant’anni –, Alessandro Parisani non aveva, fino ad allora, avuto figli. La nascita di Felice significava quindi per lui una grande e ormai quasi inaspettata fortuna: il rampollo, destinato a proseguire la dinastia familiare, avrebbe scongiurato il pericolo che un diverso ramo del casato entrasse in possesso dell’eredità del cardinale Parisani.
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26 Dic 2011

Brunoro II Zampeschi

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brunoro II zampeschi

Chiesa San Rufillo , Forlimpopoli

Da Athena
Brunoro II. Posa su zoccolo liscio, ai lati le imposte aggettanti dei pilastri ornate da stemmi. Al centro una lapide con epigrafe; capitelli corinzi arricchiti da testine di angeli e girali classici. Nel mezzo è lo sfondato dello arcosolio in cui è l’urna a suppedaneo chiuso, svasato in basso, con zampe leonine e ornati di girali e putti, cani e uccelli, fregi a panoplia, coperchio a scaglie. Sull’urna la statua a cavallo di Brunoro. Trabeazione con fregio di maschera femminile al centro, festoni e nastri ai lati. Lunetta con sottarco a rosette e festoni lungo il bordo; nel fondoil Cristo a mezza figura sul sepolcro ed emblemi della Passione. Due lesene laterali sormontanti i pilastri, sostenute da volute con fregi figurati a panoplie.

Da geometriefluide.com
Ultimo discendente maschio della famiglia Zampeschi, Brunoro II ebbe una vita breve (morì nel 1578 a 38 anni) e intensa, trascorsa solitamente lontano da Forlimpopoli. Nonostante la piccola statura e la corporatura gracile, fu un abile condottiero e capitano di ventura, combattè in diverse guerre, divenne governatore di Crema, della Dalmazia, e dell’isola di Candia, al servizio della repubblica di Venezia. Giovanissimo, sposò la principessa Battistina, della famiglia Savelli di Roma. Appassionato di letteratura, scrisse un trattato amoroso e acuni sonetti.
Il Monumento funerario di Brunoro II è collocato a destra della porta d’ingresso e ricalca la composizione del Monumento a Brunoro I.
L’opera, attribuita al maestro Formaino da Ravenna, ispirata probabilmente alla precedente della stessa famiglia, presenta la stessa composizione con arco trionfale impostato su pilastri e sarcofago, con ornamentazione a grottesche e stemmi.
Ma anzichè la figura giacente, come nel vicino Monumento a Brunoro I, Formaino ha preferto inserire un altorilievo con Brunoro II a cavallo. Il signore di Forlimpopoli viene quindi presentato come un condottiero, nel momento del suo massimo splendore, quando in armatura sul cavallo passava in rassegna i suoi soldati prima della battaglia.
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26 Dic 2011

Brunoro I Zampeschi, discendente dagli Spada

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brunoro I zampeschi

Chiesa San Rufillo , Forlimpopoli

Da Athena
Brunoro I. Zoccolo liscio con basamento avente ai lati le imposte aggettanti dei pilastri ornate da stemmi; al centro grande cartella con epigrafe. Le fronti dei pilastri sono ornate a rilievo con grottesche e animali. Arcosolio contenente una urna a zampe leonine e su di essa il corpo del guerriero. Sottarco ornato da festoni; nella lunetta, la Madonna col Bambino. Trabeazione intermedia lateralmente liscia, al centro con testine.

Da geometriefluide.com
Brunoro I fu un valoroso cavaliere al servizio di papa Giulio II a partire dal 1504.
Come condottiero combattè anche a fianco di Lorenzo dei Medici nel 1515, e attraverso questi passò al servizio del papa Leone X. Da lui ottenne diversi feudi in Romagna, tra cui Santarcangelo.
Dopo la sua morte, avvenuta nel 1525, il figlio Antonello Zampeschi volle seppellirlo nella chiesa di San Ruffillo a Forlimpopoli. A tale scopo commissionò a Jacopo Bianchi da Dulcigno questo monumento funerario.
L’opera riprende lo schema tradizionale fiorentino quattrocentesco dei monumenti funerari. E’ composto da un arco cieco a tutto sesto con pilastri e basamento. All’interno della nicchia, distesa su un sarcofago che riprende quelli romani, vi è la figura di Brunoro I Zampeschi.
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24 Dic 2011

delle opere cantate da Teresa Spada soprano

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Da amadeusonline.net

11 Agosto 1810, Sabato
prime rappresentazioni nel Teatro Riccardi di Bergamo di “La fiera”, dramma giocoso per musica in 2 atti di Stefano Pavesi, dirige Giuseppe Antonio Capuzzi (1° violino), maestro del coro Costantino Roscio, scenografia di Alessandro Sanquirico, Giovanni Petroni e Giuseppe Lorenzoni {soprani Girolama Dardanelli (Merolinda) e Teresa Spada (Violante), mezzosoprano Caterina Borelli (Zeffirina), tenori Cesare Mazza (Rosmondo) e Giuseppe Barbieri (Gianfrisio), bassi Paolo Rosich (Mengone) e Filippo Spada (Cecchino)} e di “Orazii e Curiazii”, ballo di Giacomo Serafini (da Domenico Cimarosa), soggetto e coreografia del compositore, dirige Giuseppe Lombardi (1° violino) {ballerine Anna Diani (Sabina) e Geltrude Baldanza (Orazia), ballerini Gaetano Diani (Curiazio), Giacomo Serafini (Publio Orazio), Pompeo Pezzoli (Marco Orazio) e Francesco Baldanza (Licinio)}

26 Dicembre 1810, Mercoledì
premières nel Théâtre Impérial (ex-Regio) di Torino di “Angelica e Medoro ossia L’Orlando”, melodramma serio (dramma per musica) in 2 atti di Giuseppe Nicolini, libretto di Gaetano Sertor, dirige Luigi Molino (1° violino) {soprani Carolina Massei (Angelica) e Teresa Spada (Licori), sopranisti Giovanni Battista Velluti (Medoro) e Carlo Merusi (Dreno), tenore Nicola Tacchinardi (Orlando), basso Giovanni Battista Binaghi (Osmonte)} e di “Carolina e Valdemar ovvero Il pittore per amore”, balletto e “Vezellia ovvero L’amante occulto”, ballo eroico-tragico-pantomimo in 5 atti di Andrea Giannini, su soggetti, direzione e coreografie del compositore {ballerina Luigia Demorra (Vezellia), ballerini Pietro Bondoni (Arnoldo), Andrea Giannini (Gresildo), Ferdinando Gioja (Fremondo) e Carlino Paccò (Montalbo)}, scenografie di Fabrizio Sevesi e Luigi Vacca
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22 Dic 2011

tre sonetti di Leonello Spada

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sonetti leonello spada

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17 Dic 2011

degli 8 Angeli musicanti dipinti da Leonello Spada nella Basilica della Beata Vergine della Ghiara (RE)

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angelo3 spada ghiara
angelo2 spada ghiara
angelo1 spada ghiara
angelo4 spada ghiara

1 commento

17 Dic 2011

Ugo Giuseppe Pepoli marito di Laura Spada

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da Notizie degli scrittori Bolognesi, Volume 6 Di Giovanni Fantuzzi

Accademico Gelato , che portò il nome di Trattenuto, mortogli in sua Fanciullezza il Conte Ricciardo, il quale settuagenario lo generò, rimase in tutela di Barbara Piatesi, sua Madre, Dama di esimia prudenza. Affìdò essa il Figliuolo ne’ primi suoi anni a Lodovico Boncompagni da Verdun, che lo ammaestrò nella Gramatica, e nelle Lettere umane . Passò quindi alla Logica, ed assaggiò la Matematica, ma più che d’ altro piacquesi di divenire Notomista, apparandone la Teorica non meno che la Pratica, sotto Costanzo Scotti, e Giambattista Capponi. Fu in oltre Discepolo della Scuola della Consorteria, anzi tra essi è il più Anziano; e quinci non volle esser digiuno di sagre Lettere , quanto gli parve esser dicevole e necessario a così caritatevole impiego. A questi ornamenti scientifici accoppiò il Conte Ugo Gioseffo somma perizia di qualunque esercizio cavalleresco, e nobilmente emulando il Conte Filippo Candido Pepoli, del quale a suo luogo parlammo , ebbe con esso lui nella Cavallerizza, nella Scherma , e in ogni sorte di armeggi gli stessi Maestri. Abbiamo in istampa L’ amore vendicato , Torneo a piedi, rappresentato, e combattuto dagli Accademici Infiammati nel Teatro della loro Accademia l’ anno 1653. In questo Torneo sostenne il Pepoli una delle prime parti , e laude amplissima ne riportò . Non minor plauso egli ebbe nel 1655;. nelle Feste, Giostre , ed altre dimostrazioni , colle quali i Bolognesi onorarono per un triduo la permanenza tra noi della celebre Cristina, Regina di Svezia. E per tacere d’ altre simili occasioni frequentissime, che secondo il suo genio, e secondo il genio del Secolo, il misero in pubblico tutti gli anni, diremo sol questo, che il Giuoco d’ arme a cavallo, tenutosi da’ nostri Cavalieri su la pubblica Piazza nel Carnovale del 1671:. invenzione fu del Pepoli di tutto punto . Questa passione cavalleresca. , che spenta può dirsi oggidì, animò la penna del Conte Ugo Gioseffo a porre in carta un Trattato del Cavalcare, e del Maneggio dell’ armi a cavallo , e questo era scritto nel 1672. come abbiamo nelle Memorie de’ Gelati , ma non sappiamo , che mai fosse dato alle stampe .
Sposa del nostro Conte fu la Marchesa Laura Spada , Nipote del Cardinale Bernardino, che tre Figliuoli Maschi gli partorì, cioè il Conte Ricciardo Maria , il Conte Marcantonio, e il Conte Jacopo Maria. Erano tutti e tre adulti nel 1672. e il primo viveva in Corte del Cardinale Flavio Ghigi , il terzo era Paggio del Granduca di Toscana, e il secondo proseguiva i suoi Studi sotto gli occhi de’ Genitori.
Morì il Conte Ugo Gioseffo d’anni 52, a’ 17 di Agosto 1685, sotto la Parrocchia di Sant’Agata, e nella Chiesa di San Domenico ebbe il suo cadavere la sepoltura.

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15 Dic 2011

Agide Pirazzini (figlio di Francesca Spada) e Raimondo Spada garibaldini combattenti nella battaglia di Monte Rotondo

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Da Mentana: Cenni storici sulla campagna del 1867 per l’indipendenza d’Italia

AGIDE PIRAZZINI DI COTIGNOLA. L’andato anno 1867, infaustissimo, che vide, ancora una volta, il sacrosanto diritto del Popolo d’Italia, calpestato infamemente (conniventi, o meglio, d’accordo i suoi Governanti) da un Papa, e da un Desposta straniero; codesto anno, che mirò tanto numero di forti perire sulle alture di Monte Rotondo e di Mentana; nell’ultimo suo giorno pure, fu testimonio allo spegnersi in Roma della vita di un giovane magnanimo, di Agide Pirazzini, ferito a Monte Rotondo.
Nacque nel 1841 di civile famiglia, in Cotignola, Antonio Pirazzini fu suo padre, la madre, Francesca Spada. Il padre dal 31 in poi, fu sempre capo dei liberali del paese. La madre, donna di nobili sentimenti, instillò col latte nel cuore de’ suoi due figli, Agide e Battista, l’amore d’Italia: e nessuno dei due mancò all’appello sacro della patria ne’ giorni del conflitto. Il nostro Agide, nel 1866, era nel sesto reggimento dei Volontari in Tirolo. A guerra finita, ritornò a Cotignola, dolente di non aver potuto, che poco, operare per la libertà d’Italia: dolente di tanto sangue di valorosi, per colpa altrui, quasi inutilmente sparso: sdegnoso per Venezia nostra, con patti di vergogna acquistata!
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10 Dic 2011

della Sala Urbana nel Palazzo del Comune di Bologna, fatta costruire nel 1630 dal legato Card. Bernardino Spada

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Da PLAUSO LETTERARIO PER LA RESTAURAZIONE DELLA SALA URBANA ED INAUGURAZIONE DELL’AULA PIANA NEL PALAZZO APOSTOLICO DI BOLOGNA , 1852
sala urbana bologna
DELLA SALA URBANA ED AULA PIANA
Il Cardinale di S. R. G. Bernardino Spada, chiaro ed illustre, nome tuttora amato e riverito in Bologna pe’ monumenti che si hanno a prova di sua magnificenza ed elargizione, grato d’ animo per benefici ed onori, che aveva ricevuti dal Sommo Pontefice Urbano VIII, estimatore e proteggitore degli uomini dotti distinti ed eccelsi in varie scienze e nelle buone lettere, utili all’ esplicamento della civiltà, piacendosi di lasciare memorie ben degne dell’ altissimo favore in che era presso quel Pontefice pervenuto, tra 1′ altre opere d’ arte ordinate e fatte a decorare questa città, una delle sontuose e più ragguardevoli è senza dubbio la grande Sala appellata Urbana, dà Lui eretta nella parte superiore del palagio pubblico, già costrutto dagli Anziani ed ora spettante all’ Apostolica Legazione.
Quell’ Eminentissimo Porporato, quasi in sul finire del governativo bolognese ministero (1630), ordinò un si grandioso lavoro, e si valse per questo dei più esperti artisti che allora nella città nostra operavano. Non fanno menzione gli storici dell’ architetto disegnatore o fabbricatore la Sala Urbana: nondimeno pare dalle osservazioni reiterate sopra somiglianti lavori d’ arte, i quali si eseguirono in quegli anni d’ ordine dello stesso Cardinale Spada, debbasi la detta Sala attribuire all’ architetto Ercole Fichi da Imola, adoperato anche dal bolognese Reggimento in altri pubblici lavori.
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09 Dic 2011

dell’irriverente congedo del nunzio Card. Bernardino Spada dal Re di Francia Luigi XIII

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                              bernardino spada
Da Memorie recondite, Volume 6 Di Vittorio Siri

Il giorno de’ 23 d’Aprile (1627) il Cardinale Spada prese congedo dalla Corte, essendo subintrato in suo luogo di Nuntio Apostolico l’Arcivescovo di Patrasso di casa Bagni venuto dalla Nuntiatura di Fiandra , il quale hebbe la sua prima udienza dal Re il giorno de’ 15. d’Aprile. Hebbe Spada un paramento d’Arazzi di cinque mila scudi per regalo. Non prese licenza dal Duca d’Orleans, perche da esso non se gli volle concedere la precedenza nè anche nelle proprie stanze del Duca, come non dava ad alcuno de’ Cardinali Francesi. Anche il Rè non volle concedere sedia eguale al medesimo Spada nell’audienza, che quella volta se li diede in publico , ond’egli domandò d’havere detta audienza in piedi, che gli fu accordata, et alla quale comparve senza rocchetto, e col ferraiolo sopra la mozzetta ; e per conseguenza in habito contrario à quello che’l Rè haveva mostrato di pretendere. Il Rè per honorarlo quanto più si poteva haveva mandato à levarlo di casa con una Carrozza della M. S. il Duca di Guisa Principe Capo d’una gran casa, li quali Capi di case non si sogliono mandare se non per segno d’estremo favore , et onore. E per tanto nel comparire il Cardinale innanzi al Rè in quell’habito tutto turbossi la M. S. e fece minacciare di perdita dell’offitio l’Introduttore ordinario de gli Ambasciadori, quale si giustificò col l’affermare, che haveva accattato parola dal Cardinale di andarvi coll’habito dicevole, onde seco furono fatte non piccole passate; imperoche se bene fosse più d’un’anno , che portasse la Porpora Cardinalitia , haveva nondimeno procurato sempre di vedere il Rè in privato. Smanioso de’ diportamenti di Spada s’era inoltrato per avanti Bethunes ne’ suoi dispacci à Herbò segnati de’ 23 Febbraio, e che si fosse scapestrato à tanta licenza di sì poco rispetto in voler prescrivere l’hora, et il giorno dell’audienza del Rè in zimarra , e mantello solamente ; e di trovarsi in tal’equipaggio a una sì celebre attione come quella del matrimonio di Monsieur, l’havessero indotto nella credenza che tutto gli fosse permesso impunemente. Quelle cose fossero di lieve consideratione se cambiassero colle persone , ma la Corte di Roma non era mai satia d’auvantaggiare se stessa sopra i Principi , facendo legge per i successori di tutto ciò che loro si tollerava. Così un Legato futuro vorrebbe tirare in obligo le cortesie fattesi al Cardinale Barberini , e stimare dovuto alla sua carica il non rendere visite a Principi del sangue; attione trovata stranissima in detto Barberini di non havere restituita la visita al Conte di Soiffons ; di che i Grandi di Spagna seppero guarentirsi col non voler hazzardare le loro visite senza essere sicuri, che loro sarebbono restituite.

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08 Dic 2011

dell’acqua minerale di villa Spada in Brisighella

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Da Dizionario universale topografico storico fisico-chimico terapeutico Di Antonio Perone, 1870

BRISIGHELLA . comune mandamentale di 11191 abitanti, nel circondario di Faenza, in provincia di Ravenna. Di Brisighella è noto solamente, che la torre posta sopra i colli, i quali trovatisi a ridosso del comune, venne eretta nel 1290 dal famoso Mainardo Pagano da Susinana: e che la prossima rocca smantellata fu costrutta dai Veneziani presso all’anno 1500.
A poca distanza da questo comune, ed in comodo sito, esistono parecchie polle di acque minerali, scoperte nel 1819. Sei di queste sono meglio conosciute ; cioè due marziali, l’una del Colombarino, l’altra di Villa Spada: due solfuree, cioè una del Colombarino stesso, un’ altra de’ Gonfi: ed altre due Clorurate sodiche; cioè quella del Molino di Zana a destra, e l’altra del Molino di Zana a sinistra; di cui la prima salino-jodurala, l’altra salino-solforosa.
a) L’Acqua acidola marziale del rio Colombarino sorge , in iscarsa quantità, sopra larghi strati di arenaria, alla profondità di circa cinque piedi.
b) A pie del Bosco di Villa Spada in Brisighella scorre un rivo, detto pur di Villa Spada, o Rio Palazzo. Sulla destra sponda di quest’ultimo si trova altra sorgente di acqua minerale. Si denomina Acqua marziale di Villa Spada, o del Rio Palazzo.
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07 Dic 2011

Silvestro Spada saggio priore e camerlengo, inoltre podestà di Collescipoli

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da Archivio di Stato di Terni

Denominato anche:
Dominus Silvester Spatha
Messer Silvestro Spada
Ser Silvester Spada
ser Silvester Spada
SER SILVESTER SPADA
Ser Silvester Spatha
Ser Silvester Spata
Ser Silvester ser Victorii
Ser Silvestro
Ser Silvestro Spada
ser Silvestro Spada

Titolo:Ser
Nome:Silvester
Tit. 1° Patronimico:ser
1° Patronimico:Vittorii
Tit. 2° Patronimico:ser
2° Patronimico:(Mattei)
3° Patronimico:(Corradi Urigutii)
Cognome:Spada
Qualifica: podestà di Collescipoli (fine ago.1529), molto anziano nel 1552 (cfr. c276v)

Incarichi del Personaggio
Bonus Vir – dal 1510-12-01 al 1511-05-31
Camerlengo – dal 1515-02-01 al 1515-07-31
Priore – dal 1515-06-01 al 1515-06-30
Bonus Vir – dal 1517-07-01 al 1517-12-25
Priore – dal 1523-03-01 al 1523-03-31
Camerlengo – dal 1523-04-01 al 1524-03-31
Priore – dal 1534-01-01 al 1534-01-31
Bonus Vir – dal 1540-05-01 al 1540-10-31
Bonus Vir – dal 1545-01-10 al 1545-06-30
Bonus Vir – dal 1551-10-01 al 1552-03-31

Questi ebbe due figli : Michelangelo e Giovanni Girolamo. Michelangelo (1521- 1584) fu coppiere di Giulio III che lo ebbe tanto caro da concedere nel 1551 a lui, al suo fratello e alle loro discendenze, di apporre come pezza onorifica nel capo del loro stemma quella della propria famiglia Dal Monte, come infatti tutt’ora portano gli Spada.

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05 Dic 2011

Adolfo Spada capo dei Carbonari a Pesaro

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Da Tribunale supremo della sagra consulta

Intanto dai Comitati di Romagna veniva partecipato al Comitato di Ancona, a mezzo di quello di Pesaro , (alla di cui testa trovavasi il Conte Adolfo Spada, e già si era nell ‘ epoca 1854 ) un’ invito per supplire alle spese forzose di un’individuo Romagnolo , che la Carbonerìa si decideva spedire a Torino, onde tener serio discorso con un Rappresentante di Giuseppe Mazzini , e questo non avendolo ivi trovato , proseguì il suo viaggio fino a Londra. Ha saputo il Fisco che con tal mezzo si volesse conoscere dal Mazzini quali fossero le sue intensioni , relativamente alle mosse del Partito Piemontese , e che se ne avesse risposta, che se il Piemonte in buona fede avesse data l’ iniziativa di una rivoluzione assolutamente italiana, anch’egli l’ avrebbe lodato; lo stesso Rivelante ìmpunitario fol 3061 ter. a 3063.
§.38. In questa stessa epoca del Giugno 1854 venne pure favorita la fuga del Frate Domenicano Giuseppe Frigeri. Trovavasi questo loco carceris nel Convento di Montelpare allorchè, per enormi delitti di sangue e per ispirito di parte qual Maestro della Setta Carbonica in Corinaldo all’ epoca dell’ Anarchia 1848-49, veniva dal Tribunale Supremo della S. Consulta condannato alla galera perpetua, scemandogli di un grado la pena a forma di legge. Venutone a cognizione evase, coadjuvato da un Laico, e trovò tosto rifugio presso il consettario Cesare Latini di Mogliano, che lo tenne occultato per molti giorni, fino a che con la complicità di concetto Procaccini di Pausola, e di Giacomo Acqua di Jesi studente allora in Macerata, ed al presente condotto in Pesaro, con ordine scritto del Comitato Centrale di Ancona potè evadere all’estero, trasportato di corrispondenza in corrispondenza per trafila settaria da Cesare Baldini Vetturino; ora defonto, che lo condusse a quella di Senigallia, allora presso Pietro Lenci ed Aronne Zaban; ed il Lenci lo fece proseguire fino all’altra di Pesaro presso il Conte Adolfo Spada, il quale fecelo progredire direttamente per S. Marino; e si sa che posteriormente si rifugiasse in Inghilterra, rimane ciò esposto è giustificato da un Rivelante impunitario f. 426 a 434 t., da altro Rivelante f. 618 t. in fin. a 621 , e da altro Rivelante impunitario ancora f. 3095 t. a 3099, inoltre da un foglio istruttorio pervenuto dalla Delegazione di Macerata f. 1702, ed infine da un Certificato della Cancelleria del Tribunale Supremo della S. Consulta f. 3907 a t.

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03 Dic 2011

Alberico Spada segretario generale per gli affari interni nel governatorato delle Province dell’Emilia di Luigi Carlo Farini, 1859

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Da Wikipedia.
Nel giugno 1859, con la conquista sabauda delle quattro Legazioni pontificie (Ferrara, Bologna, Ravenna e Forlì), la sua carriera politica ebbe una svolta. Farini si trovò al posto giusto al momento giusto: divenne Governatore delle Romagne. Pochi mesi dopo, nei Ducati emiliani ebbe fine il dominio nobiliare. Dopo la partenza in esilio del Duca Francesco V, fu nominato regio commissario di Modena. L’incarico doveva essere provvisorio, ma Farini riuscì a convincere il governo piemontese a rimanere. Il 9 novembre assunse la carica di dittatore delle «Provincie provvisorie» (entità composta dall’unione di ex Ducati ed ex Legazioni). Sotto il suo comando avvenne l’abolizione dei feudi, dei fedecommessi e della censura preventiva sulla stampa. Il 1º gennaio 1860 Farini divenne Governatore delle «Regie Provincie dell’Emilia». Come capo dell’esecutivo gestì i Plebisciti d’annessione al Regno di Sardegna (11-12 marzo 1860).

Da La vita politica di contemporanei illustri, di Gaspare Finali
Luigi Carlo Farini era a capo di tre Governi : con tre separati ministeri, e con sede a Bologna, a Modena ed a Parma ; i quali costituiti per la necessità del passato non rispondevano a quella del presente nè dell’avvenire. II vigore della mente e dell’animo ha limiti, ed egli non potea che con grande sforzo bastare nel triplice compito. Innanzi al voto delle Assemblee per la luogotenenza del principe di Carignano il Governo di Torino tergiversava: nè la delegazione dei poteri a Carlo Boncompagni ebbe notevole efficacia, sebbene immacolata fama ed opere egregie lo rendessero accettevole. Raccogliere quei tre Governi in uno fu ardito concetto, giacchè diversi erano i codici, le leggi, gl’istituti ; e ambizioni ed interessi si opponevano ad un mutamento radicale che sarebbe poi stato soltanto provvisorio.
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26 Nov 2011

Alberico Spada rappresentante del popolo durante la Repubblica Romana

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spada alberico

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26 Nov 2011

Giannino Spada sui terzieri di Lucca

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Da Archivio storico italiano, Volume 10, Di Deputazione toscana di storia patria

1370, 6 febbrajo. Deliberazione degli Anziani e degli altri cittadini, a ciò deputati, con la quale è ordinata la divisione della città in terzieri. ( Ibidem, Idem, pag. 114 ).

Prefati domini Antiani in sufficienti numero congregati volentes exequtionem super denominatione civitatis lucane fiende et in melius sortiende, utentesque autoritate sibi data et attributa a consilio quinquaginta die secundo Februarii, solemniter celebrato Christi nomine invocato et beate Marie Virginis gloriose et omnium Sanctorum et Sanctarum curie super celestis ad ordinandam denominationem et assortitionem ipsius civitatis, omni modo jure et forma quibus mellius potuerunt facto partito et optento secreto scruptinio elegerunt et nominaverunt infrascriptos cives lucanos quorum nomina sunt hec videlicet :

Ser Andreas Belomi
Zaninus Spata
Nicolaus Agnorelli
Bernardus aurifex
Nicolaus Guynisij
Dominus Matheus Gigli
Nicolaus Deversi
D. lohannes de Opizis
Franciscus Bussolini
Iacobus Ronghi
Petrus Brilla
Benedictus Magistri Naccij
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23 Nov 2011

Dario Spada saggio e priore

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da Archivio di Stato di Terni

Darius Spada
ser Dario
ser Dario Spada
ser Dario Spata
Ser Dario Spada
Ser DARIUS Spadae
ser DARIUS Spada
Ser Darius Spada
Ser Darius Spata
ser Darius Spata
Titolo:Ser
Nome:Darius
Cognome:Spada

Incarichi del Personaggio
Bonus Vir – dal 1523-01-21 al 1523-08-24
Priore – dal 1528-11-01 al 1528-11-30
Bonus Vir – dal 1528-12-06 al 1529-08-07
Bonus Vir – dal 1532-02-03 al 1532-10-12
Priore – dal 1534-05-01 al 1534-05-31
Bonus Vir – dal 1540-11-01 al 1541-04-30
Bonus Vir – dal 1542-02-01 al 1542-07-31
Bonus Vir – dal 1544-04-01 al 1544-09-30
Bonus Vir – dal 1547-10-01 al 1548-03-31
Priore – dal 1551-12-03 al 1552-01-31
Priore – dal 1557-05-01 al 1557-06-30
Bonus Vir – dal 1559-05-01 al 1559-10-31
Pacifico – dal 1565-01-01 al 1565-06-30

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20 Nov 2011

del parco Spada Lavini a Filottrano (AN)

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Da sirpac.cultura.marche.it

-intero bene – preesistenze – secolo XII – XVII – Nei secoli XII-XIV la proprietà passa all’ordine Cistercense, che qui forse ebbe un convento e probabilmente fortificò la `curtem`. Segue l’infeudamento da parte dei Rinuccini di Osimo, che incastellano l’insediamento, e il passaggio in proprietà ai Lavini nel secolo XVII, che la trasformano in villa.
-intero bene – impianto – secolo XVIII – XIX – Nel XVIII secolo, per successione ereditaria, la tenuta passa in proprietà al conte Giovan Girolamo Spada Lavini. Il primo dei suoi tre figli, Alessandro (1798-1876), celebre agronomo del tempo, diede sviluppo all’orto botanico di Montepolesco, conferendo al parco l’assetto attuale.
-intero bene – ampliamento – secolo XIX – XIX – Nel 1818 la contessa Giulia de’ Medici, maritata al conte Giovan Girolamo Spada Lavini, pianta i tre viali alberati: del giardino, della fonte (attuale viale d’ingresso alla villa) e davanti al palazzo.
-intero bene – ampliamento e sistemazione – secolo XX – XX – Nel 1924 il conte Alessandro Spada Lavini (1871-1944) ingrandisce il giardino e il parco, ripianta i viali alberati. Intraprende nella tenuta grandi lavori di bonifica, fa costruire numerose case coloniche e realizza importanti restauri

parco spada lavini filottrano

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18 Nov 2011

d’una cappellanìa (lascito destinato al culto) di Maria Pulcheria Rocci moglie di Clemente Spada

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Marchio Antonius Rocci instituto haerede Urbano Rocci sic disposuit erectionem Capellaniae perpetuae, cum assignatione medietatis dotis Locorum. Montium, ut Missae celebrare utur in Capella Familiae Rocci Ecclesiae Montis Serrati. Deinde Urbanus praedictus moriens instituit haeredem Mariam Pulcheriam Rocci Spada , deditque dotis Capellaniae praedictae aliam medietatem, ac tribuit facultatem celebrandi dictam Missam quotidianam quolibet loco tam Romae quam extra. Maria eadem hinc quaesivit, an sit in ejus arbitrio, ut Missae celebrentur in qualibet Ecclesia, etiam privata, et ex. tra Urbem ? S. C. respondit , nequaquam quoad Missas ordinatas a Marchione Antonio pro rata parte locorum decem Montium relictorum: Romana Celeb. Miss. 28. Sept. 1709.

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13 Nov 2011

di Urbano Spada quando l’esercito austriaco attraversò lo Stato Pontificio per andare alla conquista di Napoli

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Si avverano le parole dette da Eugenio di Savoia dopo la vittoria ottenuta a Torino. La Francia abbandona gli alleati italiani e firma con l’Austria l’armistizio di Milano (13 III), con il quale l’Italia è dichiarata territorio neutrale.
Le guarnigioni franco-ispaniche sgomberano le fortezze (12.000 uomini), compreso il castello di Milano (20 III) e la rocca di Sabbioneta (25 III 1707). La Francia invia le truppe rese disponibili dalle guarnigioni e dallo scambio di prigionieri in Spagna e nei Paesi Bassi. Tre reggimenti spagnoli tuttavia rifiutano di tornare in Spagna e passano al servizio dell’Austria (Gibraltar, i provincial di Sevilla e di Segovia).
Il generale conte di Daun con 5.000 fanti e 3.000 cavalieri passa per lo Stato Pontificio, occupa Napoli (7 VII 1707) ed ottiene la resa di Gaeta (30 IX). Alla Spagna rimane solo la Sicilia, difesa dal viceré Los Balbeses. Gli austriaci impongono contribuzioni annuali al Granducato di Toscana, Genova, Parma e Lucca per il mantenimento delle truppe.

In Memorie diverse, Libro V., pag. 83 e segg. « Todeschi »,
Ms. nell’ Arch. com. di Senigaglia, si Legge: “ A 3 giugno vennero altri 50 cavalli. A 7 detto altri 500 cavalli. A 28 Luglio alle ore 9 altri 800 cavalli e 600 fanti che si accamparono al prato della Maddalena, e gli ufficiali in casa di particolari in città.
A primo agosto altri 180 soldati con molte casse di armature per la cavallaria, e partirono la sera istessa. A 29 detto altri soldati di reclute in numero di 180 con pochi cavalli, e partirono il lunedì a notte “. — Il marchese Urbano Spada con lettera da Fano 27 luglio avvertì i Priori di Jesi “ come che il distaccamento alemanno sarà in Jesi la mattina delli trenta corrente, e prenderà la strada di Sinigaglia, Morro e San Marcello, la quale si compiacerà ella farla accomodare nella miglior forma possibile; le portioni sì di bocca che di cavalli restano prefisse nel numero che con altra mia mi detti la sorte di significarle. Di più mi occorre dirgli che vi vorranno da settanta birozzi di fieno e centocinquanta per il trasporto de bagagli, la biada resta assegnata di libre sei per portione, once diciotto di carne e trenta di pane, e l’ infantaria per non haver tende è obligata loggiare o in qualche convento o case, ma fuori di città “. Questa nota serva a sempre meglio conoscere quanto l’ imperatore usava e abusava delle nostre buone province.
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12 Nov 2011

della Villa Spada a Treia (MC)

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villa spada treia

Da digilander.libero.it/andrea72s

Essendo l’edificio abbastanza recente non è stato difficile risalire alla data della sua costruzione che viene indicata nel 1820, si legge infatti “1820. Il Sig. Luigi Angelini eresse una nuova fabbrica con ottimo prospetto a maggior comodo di sua abitazione” e ancora “A Treia per il Nobile Sig. Angelini fece una Casa di Campagna molto decorata”.
La storia di Villa La Quiete inizia però nel 1810 quando il Sig. Luigi Angelini acquista il terreno dove allora sorgeva il convento dei Cappuccini che fu soppresso con editto Napoleonico.
Come si legge nel rogito del notaio Cruciani del 24 marzo 1812 il Sig. Angelini oltre al convento acquistò anche l’orto e la selva adiacente.
Negli atti del notaio Cruciani è stata rinvenuta anche la pianta del convento e la planimetria del terreno sul quale sorgeva il convento.
Acquistato il terreno, che finì di pagare nel 1814, il Sig. Angelini diede incarico all’Architetto romano Giuseppe Valadier (1762-1839) di redigere il progetto per una casa di campagna: “Nell’anno 1815 in Treia per il Sig. Luigi Angelini si fece un progetto per un Casino di Campagna..” . Per questo lavoro il Valadier dovette impegnare tutto il suo ingegno: “…procurar devesi, con la possibile economia del sito, impegnarvi tutta la destrezza, tanto per comodo quanto per la stabilità e il carattere della Fabbrica perché non sia nell’esterno né troppo povera e non indichi abbastanza essere quella la casa del padrone, né troppo sontuosa e magnifica propria della città…. Il partito che sembra più conveniente è quello che abbia un aspetto gaio con logge per godere l’amenità del sito…” , dovette infatti adattare il suo progetto al preesistente convento dei Cappuccini . L’impegno del Valadier si estese poi alla sistemazione del parco attinente la villa.
Il completamento del progetto non coincise con l’inizio della costruzione dell’edificio, questa infatti viene indicata all’incirca negli anni 1820. Nonostante questa posticipazione il progetto venne realizzato seguendo le indicazioni del Valadier, anche se in qualche documento, senza fondamenti storici certi, viene indicato l’intervento di altri progettisti soprattutto per ciò che riguarda il parco e gli edifici ad esso annessi.
Villa La Quiete, oltre ad essere considerata uno dei capolavori artistici del Valadier per l’arditezza nell’unire armoniosamente varie correnti architettoniche, ha avuto notevole importanza anche nel campo della sperimentazione agricola, di qui l’interessamento da parte dell’Accademia Georgica. Al suo interno, infatti, vi erano delle serre per lo studio di culture sperimentali.
Questo edificio ha avuto, nella sua seppur breve storia, numerosi proprietari. Dal gonfaloniere Angelini passò ai conti Spada, è proprio da loro che deriva il nome di Villa Spada con il quale è più nota, poi ai principi Bonaparte di Canino, poi all’ingegnere Angelo Ferranti, da questi, nel 1914, anno di notifica del vincolo ai sensi della legge N° 364 del 1909, a Luigi Butteri e ancora ai Cola poi ai Vannutelli ed in fine a tale don Mastrocola. All’interno di questi innumerevoli passaggi di proprietà la villa venne utilizzata, durante il secondo conflitto mondiale, anche come comando polacco delle truppe di appoggio alle operazioni di liberazione.
Inoltre dal 1960 al 1980 villa La Quiete venne utilizzata dal personale eclesiastico come asilo fino ad arrivare ai giorni nostri quando, dopo alterne vicende dovute all’informale messa in vendita e all’acquisto da parte di alcuni imprenditori di Appignano, il Comune di Treia, facendo valere il diritto di prelazione introdotto con decreto legislativo nel 1999, decide di acquistare l’intero complesso per una cifra che si aggira intorno ai due miliardi e mezzo.
All’interno della vicenda che ha portato la villa a diventare proprietà del comune vi è anche, nel 1997, la notifica, da parte della Soprintendenza per i Beni Ambientali ed Architettonici, di un nuovo vincolo ai sensi della legge N° 1089 del 1939 .

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05 Nov 2011

dell’opinione del Card. Mazzarino (primo ministro di Francia) sul Card. Bernardino Spada (nunzio pontificio)

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    cardinale bernardino spada

Da Lettres du Cardinal Mazarin pendant son ministere: Sept. 1653-Juin 1655

A M. De Lionne , Parigi, 22 marzo 1655
Riconosco, ogni giorno, più il valore, la destrezza, la prudenza ed il vigore e fortezza d’animo del cardinale Spada, di modo che mi s’accresce sempre maggiormente la stima verso di S. Em.za ed il desiderio di vivere in una vera amicitia seco, e di poter havere qualche occasione di servirla, come io prego V.S. à volergliene dare nuove attestationi e sicurezze in mio nome. Io, per me, son persuaso che S. Em.za cammini di buon piede verso il Cardinale Sacchetti, e non posso indurmi à credere ch’egli volesse ingannare un ministro del Re. L’avviso dato à V.S. dal Benedetti in contrario mi pare troppo sottile e soffistico , e finalmente, come ella dice, i concetti di S. Em.za sono conformi a i nostri disegni.
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02 Nov 2011

calice del Card. Fabrizio Spada

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calice card fabrizio spada
Calice con piede a sezione mistilinea definito da contorno ad andamento concavo e convesso, il fusto ha nodo piriforme, il sottocoppa ha margine libero. La decorazione alterna testine angeliche a placchette dorate con simboli della passione. Sull’orlo del piede ha lo stemma del cardinale Fabrizio Spada: scudo sannitico campo partito: alle tre spade d’argento, ai tre gigli d’oro. Sull’orlo del piede anche lo stemma dell’argentiere TA..

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29 Ott 2011

Frà Lelio Spada, Procuratore Generale dell’Ordine Francescano

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Da Bibliosofia e memorie letterarie di scrittori Francescani conventuali Di Gioanni Franchini

Ma non ci suona all’orecchio, l’Eco tanto glorioso al nome del P. M. Lelio Spada, acclamato dalli anco viventi per huomo di sfera, e di tanto fondo, quanto lo mostrarono i suoi degni operati? Egli fu, che per le Reggenze di Rimini, Siena, Milano, Napoli, & Assisi, facendo nobile corso, su le pedate si sentì seguitato dà sì buona fama, che subito lo impiegarono in governi, prima per più anni in Faenza, poi in Rimini à sollievo di quella casa, che da Lelio hebbe i primi respiri d’aría megliore per vantaggiarsí, e finalmente governando il Convento di Roma li anni 1659 ,1660 , e 1661 , per gran fortuna di quel Convento, in cui agonizando lo stato economico, era ridotto alli ultimi parocismi, non trovando più li Creditori dove li far flebotomía , mentre senza polso, non vi era come cavarcene, onde pericolandosi di qualche sconcio grande, se tardava il rimedio, dal P. Generale Fabretti, li si diede Medico risoluto, che datasi all’ intorno un occhiata, e chiuse subito le fogne, che aperte, essiccavano l’humido radicale , tanto fè, tanto disse, tanto vi si adoprò, che lo sollevò non solo, ma lo lasciò vegeto, e vigoroso con tal incremento di forze, che poi messosí in vantaggio, vi sí è mantenuto con sempre nuovi aumenti. Et i Padri di Roma furono sempre tanto memori dell’ obligatione à questa beneficenza, che quando egli mori in Faenza, con solenne funerale in Roma, ne contestarono cortesemente le obligate memorie, come di più che Padre del loro Convento; e se bene nel terz’anno, egli era fatto Guardiano di Bologna, e di Roma il P. M. Innocenzo Giannotio Bolognese, ad ogni modo il Papa, sentendo li buoni operati in Roma, e che per quel Convento non sí può confermare per terz’anno , volle seguitasse á benefícar quella casa, onde dispensandolo, sí fè cambio, e l’altro restó al governo di Bologna . In questo terz’anno, che fu, come dissí, il 1661 , fu Lelio decorato con il Provincialato d’Inghilterra, e partendo di Roma il P. Masnago per andar á presíedere al suo Capitolo di Milano , Lelio fu istituito Vice-Procuratore dcll’ Ordine ; anzi perche il Masnaghi, quando era per tornare, morì in Milano, Lelio fu fatto Procuratore dell ‘ Ordine , e restó poi anco tale in tutto il triennio seguente, portando la carica con tale suo decoro, che al finirla hebbe 1 ‘indulto Pontificio ( veduto da me ) per l’habilità al Generalato . Tornò a Faenza l’anno 1665, dove molto caro al Vescovo Cardinale Rossetti, & in molta stima della Città , visse gl’ultimi tredicianni di sua vita mortale, passando all’altra il dì 4. Febraio 1678 in età d’anni 68, con devoti, & intieri sentimenti fino all’ultimo respiro, sempre parlando, invocando la divina misericordia, & ordinando egli stesso il trovarsí in questo, e quell’ altro libro, orationi, & eccitationi devote da leggerli à quel gran passo . Fu huomo di vigilanza indefessa ne’ governi, onde tutto per tutto, e tutto à tutti, in tutti i luoghi si trovava, tutto vedeva , & antivedeva. Tenace della disciplina regolare, ma liberale d’atti d’osservanza, in cui era egli il primo. Fu l’ Attila delli abusi, e fu il Faraone persecutore de’ vitij . Hebbe cuor di fuoco, petto di bronzo, testa di marmo, per cozzare con le durezze. Li giovò e più giovò al Convento di Roma: Con l’impavida sua costanza spaventò, e ruppe un potente debitore, che per anni mancando, era stato il principal tracollo del povero Convento; Ma quando vidde il gran Lelio, che assistito per giustitia, e non commosso da certe parlate, era in pronto per farli spiccar Cavalli dalla Carrozza, si lasció tirare a dovere.

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26 Ott 2011

della squadra comandata dal sergente Spada, al tempo della Repubblica Romana, 1848

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squadra sergente spada

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21 Ott 2011

del dramma Annibale in Bitinia dedicato a Margherita Spada Lambertini

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Annibale in Bitinia , Dramma per Musica consacrato al merito sempre grande di Sua Eccellenza la Sig. Principessa D. Margherita Lambertini nata Spada. In Lucca, 1746. in 8. L’erudito Autore ha mostrato di non valere meno nella Poesia, che nell’Oratoria, essendo questi il Padre D. Francesco Ringhieri, Olivetano bolognese
margherita spada

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19 Ott 2011

Eugenia Spada Mattei ed il feudo di Rocca Sinibalda

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feudo mattei rocca sinibalda
roccasinibalda
Da Metropolis
Nel 1600 Giuliano Cesarini vendette Rocca Sinibalda e Belmonte ai fratelli Ciriaco e Asdrubale Mattei. Il 5 luglio del 1615 Paolo V l’eresse a marchesato. Nel 1676, con un chirografo, Clemente X autorizzò la duchessa Eugenia Spada Mattei, vedova di Girolamo, il fratello cardinale Fabrizio Spada, tutori di Alessandro Mattei, a vendere i tre feudi ereditati dal padre, ovvero il marchesato di Rocca Sinibalda, Belmonte e la baronia di Antuni. Un chirografo di papa Innocenzo XI nello stesso anno confermò la vendita fatta al duca Ippolito Lante della Rovere per 82.500 scudi. Con chirografo del 19 settembre del 1685 Innocenzo XI eresse a ducato Rocca Sinibalda in favore dello stesso Ippolito Lante della Rovere.

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17 Ott 2011

Antonio Spada censore dei libri al servizio dell’Imperatore di Russia

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Spada , Antonio, Censore de’ libri in servizio di S. M. l’ Imperatore delle Russie, Accademico Onorario di S. Luca , di Padova , delle Belle Arti , e Belle Lettere di Firenze , delle Scienze di Pisa , di Belle Arti di Lucca

Da Travels in Russia: and a residence at St. Petersburg and Odessa, Di Edward Morton
Balls And Masquerade At The GovernorGeneral’s.
                       contessa Vorontzof
Jan. 19th, 1829-—At about nine o’clock I descended into the grand saloon, where I found the company nearly all assembled, and the band had commenced playing. Almost immediately after two masks entered, the one habited as a Russian coachman, the other as a Swiss peasant; the former I recognised at once, by the voice, as a secretary of the Count, and the other I afterwards ascertained to be one of his aides-decamp. Next came bustling into the saloon a tailor, seated upon his shopboard, with all his implements about him. This character was well sustained by a young English gentleman (an employé in the Russian service), and excited a good deal of amusement. The tailor was succeeded by an aged French marquis, an exquisite of the old school, ably supported by Captain Blaremberg of the Engineers. The company now, as well as the masks, commenced dancing quadrilles; when, after a short time, they were interrupted by a huge sugar-loaf gliding in among them.
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14 Ott 2011

di un pavimento in maiolica nella Cappella della Villa Spada di Brisighella

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spada faenza1
Da Dedalo, anno X, vol. I, 1930

UN NUOVO CAPITOLO NELLA STORIA DELLA MAIOLICA ITALIANA.

Negli irrequieti ozi che l’amena villa Spada, ora Ginanni, a dieci chilometri da Faenza e a ‘quattro tratte d’arco da Brisighella’ mi ha offerti l’estate scorsa, ho avuto la gioia di trovare un vago cimelio dell’antica maiolica italiana.
E la fortuna mi ha così assistito, che sul luogo stesso la prof. Tina Marchetti, artista diligentissima, me ne ha favorito la riproduzione a colori e in nero con pronta cortesia.
Si tratta di un pavimento maiolicato che ora decora il piano della sacra mensa nel sacello privato della Villa : certamente collocato in quel luogo tardivamente, per conservarlo almeno in parte, come dimostra l’opera muraria frettolosa, e purtroppo non completo. Delle dimensioni di cm. 115X50, esso è formato di trentadue piastrelle quadrate ( non comprese quelle mancanti) aventi il lato ciascuna di cm. 11,50, di terracotta smaltata e dipinta a cellule autonome, non comprendendo nel numero un tratto del contorno disposto alla meglio nella sola parte che aderisce al muro di fondo, e formato di mattoncelli rettangolari larghi cm. 5, ma di varia dimensione nel senso della lunghezza: che è una nuova prova dell’avvenuta remozione del pavimento dal luogo originario e della sua sistemazione sommaria dove lo trovai.
villa spada faenza
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10 Ott 2011

editto del Card. Fabrizio Spada Generale Inquisitore sopra gli argini del fiume Conca

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EDITTO FABRITIO Vescovo di Palestrina Card. SPADA uno de Generali Inquisitori

Considerando noi la gravezza delle spese fatte, alle quali soggiace, e d’è soggiaciuta la Sacra Congregatione del S. Officio per la costruzione, e Manutenzione degli Argini, e Fiume di Conca, & altri fossi al medemo influenti, è che si trovano nella detta Tenuta spettante al S. Offitio, senza le quali operazioni di spurgo, & arginature, & c. non restano preservate quelle fertili Campagne dalle inondazioni dell’acque. Et essendo venuto à nostra notizia li danni, è gravi pregiudicij, che alcuni senza riguardo, e per proprio loro interesse, e commodo fanno, & apportano alli Alvei del fiume, e fossi, che stanno in detta Tenuta di Conca.
Perciò inerendo noi al sentimento della Sacra Congregatione del S. Officio, nella quale questa materia è stata più volte discussa, e risoluta, e volendo con il dovuto rimedio togliere via un disordine così pregiuditiale. Per tanto ordiniamo espressamente à tutti, e singole persone di qualsivoglia stato, grado, e conditione, ancorché avessero bisogno di special menzione & c. A tenore ancora d’altri Bandi, & Editti altre volte publicati, & effettuati. Che non ardischino andare in detta Tenuta à qualsivoglia sorte di Caccia, né scaricar archibugio contro qualsisia sorte d’Animali, Volatili, acquaticci, ò quadrupedi, ne pescare con reti, & altri in strumenti, ò piantar passoni, legni, graticciate, né qualsivoglia sorte di robbe nell’Alvei del Fiume, e fossi di detta Tenuta di Conca spettante al S. Officio, né dar pasta al Pesce, né erba mora & c. sotto pena di scudi venticinque da pagarsi da ciascheduna persona per ciascheduna volta, e di tre tratti di corda da darseli in publico.
In oltre, che nessuno di qualsivoglia stato grado, e condizione, come sopra, non pascoli né faccia pascolare, né lasciar andar animali sopra le ripe, & argini tanto del Fiume, che di qualsisia altro fosso, e discursorio posto dentro la detta Tenuta; anzi si vuole, e commanda, che pel transito di qualsisia bestia, ò animal quadrupedo carico, ò scarico, ò per carreggiar legna, o altro, si debba star lontano da detti discursori, e suoi argini d’ambe le parti, almeno palmi otto, e per attraversare, e passare debbano onninamente passare sopra li ponti, che per tale effetto si sono fatti con riguardevole spesa, ne possono abbeverare detti bestiami se non nelli luochi accomodati, e destinati per tal uso sotto pena di scudi dieci per ogni capo di bestia quadrupeda di qualsisia specie ed altre pene ad arbitrio.
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08 Ott 2011

epigrafe in onore di Michele Spada fondatore dell’Accademia dei Remoti in Faenza

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Da Il Teatro di Faenza dal 1788 al 1888, di G. Pasolini-Zanelli

Ebbe Faenza altra Accademia illustre, quella dei Remoti, che ebbe principio il 25 Novembre 1673
                                  logo remoti
michele spada1
michele spada2

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07 Ott 2011

disegni del Palazzo Spada di Roma

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Da Palazzi di Roma de più celebri architetti disegnati da Pietro Ferrerio
palazzo capodiferro spada
pianta palazzo spada roma

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05 Ott 2011

180 anni del Consiglio di Stato nel Palazzo Spada di Roma

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palazzo spada 180 anni consiglio di stato

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01 Ott 2011

alcuni disegni di Lionello Spada

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*Il venditore ambulante
il venditore ambulante
                                                              *La cena di Emmaus
                                                   la cena di emmaus
      *Frate in preghiera
frate in preghiera

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29 Set 2011

Adolfo Spada cittadino benemerito di Fano

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adolfo spada cittadino fano

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26 Set 2011

Bonifacio Spada feld-maresciallo al servizio dell’Austria

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Da Lettere edite ed inedite del cavaliere Dionigi Strocchi

Fu bensì Bonifacio, figliuolo di Luigia de’ conti Rangoni e del marchese Muzio Spada – Bonaccorsi. Postosi a’servigi dell’Austria, per diversi gradi della milizia egli giunse ad aver titolo di feld – maresciallo, e si acquistò fama di accorto e prode capitano, massimamente nelle guerre che furono tra Maria Teresa e Federico II. re di Prussia, a cui meritamente fu dato nome di grande. Il faentino don Antonio Laghi a lui dedicò le Canzonette di Lodovico Savioli ridotte in altrettante elegie latine. Faenza, Archi, 1764, in 8.°, e fra gli altri titoli gli diè quello di generale di cavalleria. Nato in Bologna nel 1678, ivi morì del 1765

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24 Set 2011

Costantino Spada, podestà di Leonessa, saggio, priore, cancelliere

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da Archivio di Stato di Terni

Dominus Costantinus Spada podestà di Leonessa; consul Collegii Iudicum et Notariorum; vicecancelliere da agosto a dicembre 1526
Personaggio detto anche:COSTANTINI SPADE CANCELLARII ELECTI PER COMUNE
Dominus Costantinus Spada
Dominus Costantinus De Spada
messer Costantino Spada
Titolo:Dominus
Nome:Costantinus
Cognome:Spada
Qualifica:podestà di Leonessa; consul Collegii Iudicum et Notariorum; vicecancelliere da agosto a dicembre 1526
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22 Set 2011

disegni dello zodiaco di Carl Scheppig (1835) per la Villa Spada di Roma

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                              carl scheppig
disegni Scheppig villa spada roma

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19 Set 2011

disegni di Valerio Spada

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valerio spada allattamentovalerio spada figure in piedi

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17 Set 2011

del padre Cesare Spada

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                    padre cesare spada
Cesare Spada di Lucca (1602-1662), prete della congreg. di s. Filippo Neri, scrisse la storia del concilio di Trento. Fu prefetto dell’Oratorio e scrisse la : ‘Instruttione per chi haverà la cura d’assistere al giardino, quando si dà mangiare a quelli che vanno alle sette chiese di Roma il giovedi grasso’.

Da percorsifrancigena.eu
Da Instruttione per il Padre, che deve assistere alla Cura del Giardino; la quale il P. Prefetto dell’Oratorio deve esso leggere molti giorni avanti, e poi darla al Padre, che doverà assistere al Giardino, almeno una settimana prima, acciò che se ne possa bene impossessare, del Padre Cesare Spada (1644) [Opuscolo manoscritto conservato presso l’Archivio dei Padri Filippini a Roma;
Tra le disposizioni per “il buon mantenimento e progresso di questo pio esercizio, e per ovviare a tutti li inconvenienti disturbi e scandali che si possono intervenire”, Spada spiega esattamente come sistemare il cibo sul prato della Villa Mattei:
Mentre si empiono i fiaschi, si potranno mettere [sul prato] le mela e l’ova, dopo l’ova mettere il pane, sopra il pane il salame e sopra il salame la provatura, ò formaggio. Quando è messo il pane si potranno cominciare a mettere i bicchieri. […] Ad ogni fiasco si poranno trè posate, cioè un pane per ciascheduno, un ovo, due mela, due fette di salame e mezza provatura. […] Adacquare il vino più o meno … secondo che il sole è scoperto o coperto, e nel fare l’assaggio per adacquarlo avvertite che quelli che l’assaggiano non hanno camminato al sole ed è la mattina per il fresco, se bene all’hor pare troppo adacquato l’esperienza mostra che à quelli che hanno camminato alle Chiese pare sempre troppo gagliardo, e non si saziano di metterci acqua […] è ben vero che sempre sarà meglio che il vino sia poco che troppo adacquato per non far mormorare la gente. [… I serventi sono invitati a] tenere i poveri e contadini da parte […] acciocché non entrino e si mescolino con sacerdoti, religiosi e altre cappenere e gente di rispetto, ma, entrati questi, porre poi tutti li poveri assieme o in fine del prato o nei viali.

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11 Set 2011

disegni della facciata e del profilo del Palazzo Spada

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Lequeu, Jean Jacques (1757-1825?). Dessinateur
facciata pallace spada
profilo palazzo spada

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11 Set 2011

opere nel Palazzo Spada di Roma

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opere palazzo spada roma
1) Madonna con Bambino di Pietro Bernini,
2) Verkl. Nachbildung des Adonis-Reliefs
3) Bellerophon den Pegasus tränkend
4) Sitzstatue, angeblich Aristippos(?)

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09 Set 2011

quando il nunzio in Francia Bernardino Spada si oppose all’accordo di Luigi XIII con gli Ugonotti

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bernardino spada del reni
Da Annali del sacerdozio e dell’ imperio, intorno all’ intero secolo … Di Marco Battaglini

Anno 1622. Opposizione del Nunzio Spada alla concordia con gl’Ugonotti.

In Francia la prudenza del Re Luigi accingendosi di superare con la forza la ribelle contumacia de’ propri Vassalli Ugonotti fece caricare con impeto militare il Signore di Subizze, che occupava le Isole della Roccella, e forzatolo ad abbandonarle, nel sito più opportuno delle medesime, per freno, e molestia continua di quella Piazza, nido de’ Felloni, fece riggere il Forte chiamato Luigi, proseguendo ancora con felicità il corso dell’Armi Regie a ricuperar le Piazze delle Provincie Narbonese, ed Aquitania, possedute dagli Ugonotti medesimi, con più ardire che forze a mantenerle. Corrispondeva a tali d’arti d’ostilità, che sostenea quella fazzione, l’arte di mirabil concerto; mentre per togliere il vigore alle membra richiamavansi i Capi alla devozionde debita del Sovrano, allertato dalle speranze del grado di Maresciallo il Signore della Forze, quel della Dighiere assunto alla sublime dignità di Contestabile del Regno, e detestato che hebbe il Calvinismo haveva giurata ubbidienza al Re, come il Signore di Sciatiglione per dispareri col Duca di Roano già erasi parimenti separato dalla Turba de’ faziosi. In tale propizia disposizione il nuovo Ministro di Stato Signore Pisciò, meditava di procedere allo stabilimento di una formale Concordia con gl’Ugonotti, ad effetto d’involar quell’impegno al Re, acciocchè potesse applicar con quiete a riordinar le confusioni della Monarchia, e contribuir con più vigore a reprimere i vantaggi che colmi di molestissima gelosia li recavano i progressi dell’Armi Spagnuole nella Valle Tellina, e nella Rezia.
Ma conceputasi per vergognosa tal idea dal Nunzio Apostolico Bernardino Spada su le generali instruzioni della propria Carica, si rivoltò ad impiegar lo sforzo dell’eloquenza, di che in una maestosa presenza era mirabilmente fornito, e trovava acconcia occasione di favellare al Re non ancor risoluto si diè a rappresentarli: Dovere riuscire di una inaspettata sorpresa a tutta la Chiesa Cattolica, ed a tutti i Potentati del Mondo, la conclusione della Pace co’ suoi ribelli Ugonotti, quando la prosperità dell’interesse, l’alta estimazione che haveasi della Reale fortezza, e l’altissima espettazione dell’universo di vederlo distruttore dell’Idra Ereticale, con tante eroiche virtù dell’età sua florida, persuadevano tutt’altro, che un precipizio sì vergognoso, più proprio alla debolezza de’ Re passati, che alla vasta potenza del presente, che superava per chiaror di Pietà, di Prudenza, e di Senno tutti i passati, presenti, e forse futuri.
Non poter mai riuscire possibile, che la Monarchia Reale, non che l’Ecclesiastica, possano diriggersi ne’ loro ordini insidiate dallo spirito doppiamente ribelle dell’Eresia, l’audacia di cui riceve sempre fomento maggiore da’ partiti piacevoli, quando essa è sì eccessiva, che non può ridursi a dovere senza l’uso de’ più aspri. Havere nell’età decorse sostenute la Francia numerose guerre esterne, ed in tutte, o vinta, o vittoriosa non haver mai risentite quelle desolazioni, che le han cagionate le interne, per la insolente violenza degl’Ugonotti.

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08 Set 2011

lettera di Gioachino Belli a Francesco Spada sopra un’eclissi

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Da Capitolium

Una parentesi. Lettera di Gioachino a Francesco Spada:
“Ripatransone, 7 settembre 1820. Caro Spada, oggi dunque abbiamo la gran crisi benigna del Sole, per la quale egli tornerà sano dopo una malattia di languore che minacciavalo di estinzione insensibile. Tu però non sai cosa c’è di rimarchevole in questa eclissi: non la grande oscurazione, non l’anello, o le altri simili minchionerie. Il gran caso è quello che ti dirò io, cioè che il bel di essa accadrà nel medesimo momento nel quale io venni alla luce nell’anno 1791, vale a dire ventinove anni fa. Qui sopra si potrebbero dire molte galanterie ed anche molte vaghissime impertinenze. All’ora ch’io scrivo, cioè alle nove antimeridiane il tempo si è preparato con foltissime nuvole per renderci più piacevole il fenomeno, che non vedremo se durà così”.

Migliorando le condizioni di famiglia, Antonio, figlio di Lorenzo e Caterina Crocetti romana, è avviato alla carriera di computista; sposa Bibiana Bussani e nel 1762 ha un figlio, Gaudenzio. Il quale, anche lui computista, sposa Luigia Mazio romana, e vanno a stare a un passo da Sant’Andrea della Valle, all’Isola della Valle. Qui, il 7 settembre 1791, a diciannove ore e mezzo (tre quarti dopo mezzogiorno), nasce Gioachino Belli.

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06 Set 2011

Bernardino Sigismondo e Fabrizio Spada, Abati del Monastero di Altilia in Calabria

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monastero Altilia
Diocese de Santa Severina—L’abbaye d’Altilia avait été conferme par Urbani VIII au Cardinal Bernardino Spada, qui le résigna à la fin de sa vie en favoeur de son neveu Sigismondo Spada, cousin germain d’Orazio, le quel la résigna à son tour, avant 1672, à son neveu à la mode de Bretagne Fabrizio.

di Andrea PESAVENTO
(pubblicato su La Provincia KR nr. 03-49/2008)

La posizione dell’abbazia rispetto al nuovo casale è così descritta in una relazione della metà del Seicento: “Il Monast(er)o di S.ta M.a di Calabro Mariae seu d’Altilia dell’Ord(i)ne Cisterciense Diocesi di S.ta Severina sta situato sop(r)a un Casale seu villagio habitato da vassalli, li q(ua)li stanno sottoposti al p(redi)tto Monast(er)o, seu Abb(atia), la q(ua)le di p(rese)nte sta comendata all’Em.mo Sig.r Cardinale Spada distante dall’habitatione di d(ett)o Casale per un tiro di pietra inc(irc)a”.
…..
Segno tangibile di questo variare della popolazione è l’annotazione che troviamo nella “Platea” compilata al tempo del cardinale Spada, la quale ci informa che esistevano nel casale un uso ed una consuetudine “che quando un vassallo non habiti in detto casale dove non habbia vignia ma casa sola, la medesima ritorni all’istesso Abbate”. Il compilatore proseguiva facendo presente che in tal modo i monaci si erano impossessati di molte case, che sarebbero spettate invece al commendatario.
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03 Set 2011

epigrafe di Maria Spada Veralli, 1902

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epigrafe Maria Spada Veralli
Maria Spada-Veralli
* Emilia-Romagna, Bologna 25.01.1853 + 11.02.1902
Genitori
Padre: Vincenzo Spada-Veralli, principe di Castelviscardo * 16.08.1821
Madre: Lucrezia Fieschi Ravaschieri * 05.02.1822
Matrimonio1872: Giovanni Grabinski, principe Potenziani, principe di San Mauro
Figli
Beatrice Spada-Veralli-Potenziani * 10.07.1873 ,Vincenzo Fieschi Ravaschieri, duca di Roccapiemonte
Angelica Spada-Veralli-Potenziani * 07.10.1874 , Ferdinando del Drago, marchese di Rioffredo
Ludovico Spada-Veralli-Potenziani, principe di Castelviscardo * 19.09.1880 ,
Maria Maddalena, contessa Papadopoli Aldobrandini
Sita Halenke
maria spda veralli 1890

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29 Ago 2011

Beatrice Spada-Veralli-Potenziani

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beatrice spada veralli potenziani

* Emilia-Romagna, Bologna *10.07.1873 + 16.10.1959
Padre: Giovanni Grabinski, principe Potenziani, principe di San Mauro
Madre: Maria Spada-Veralli * 25.01.1853
Matrimonio (2.12.1899): Vincenzo Fieschi Ravaschieri, duca di Roccapiemonte * 16.08.1870 + 31.7.1929
Figli: Ornella Fieschi Ravaschieri * 14.06.1908 + 3.4.2004 , Carl, Prinz von Schönburg-Waldenburg *1902-1992

Villa Ravaschieri a Roccapiemonte (SA)
Un vero gioiello d’arte e di architettura è la gentilizia Cappella dell’Addolorata o di San Vincenzo, costruita nel 1720, su disegno dell’architetto Ferdinando Sanfelice, presso la cinquecentesca Villa Ravaschieri. La fronte originaria è stata sostituita da una facciata gotica, mentre l’interno, a navata unica, presenta una pianta ottagonale. L’edificio, che un tempo conteneva cinque altari, ospita due sarcofagi con i resti mortali dell’ultimo duca di Roccapiemonte, Vincenzo Ravaschieri, e della sua consorte, Beatrice Potenziani.

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22 Ago 2011

della tenuta Villaspada a Brisighella

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tenuta villaspada
da ginannifantuzzi.it
Senza dubbio la più antica tenuta della vallata del Lamone essa risale alla seconda metà del’500 quando venne costituita da Paolo Spada Tesoriere della legazione di Romagna. Paolo Spada su precedenti strutture fortificate fece erigere una villa/palazzo all’ingresso di Brisighella da qui il nome di tenuta “Villaspada”.
Nella villa di Brisighella vide la luce nel 1594 il celebre Cardinale Bernardino Spada. Secondo un documento dell’archivio della Tenuta nel 1776 il Marchese Muzio Spada oltre la villa gentilizia possedeva nel contado di Brisighella 25 poderi e 2 molini.
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14 Ago 2011

Domenico Andrea Spada deputato e sottosegretario all’Agricoltura nel governo Nitti

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spada domenico andrea

da rilievo.stereofot.it
Si laureò in giurisprudenza, poi podestà di Ruvo, consigliere provinciale, deputato e sottosegretario all’agricoltura con il governo Nitti.
Figlio di Vincenzo e Teresa Vituli. La sua famiglia, immigrata da Spinazzola, si trasferì a Ruvo nei primi anni del 1800, dopo aver acquistato dal Orazio Rocca un palazzo. Studiò a Molfetta quindi a Montecassino e Roma dove si laureò in Giurisprudenza. Rientrò a Ruvo e si occupò della vita pubblica e politica. Liberale convinto, invitò tutti i candidati ad un proficuo impegno dimenticando le diverse ideologie partitiche e le origini al fin di garantire gli interessi della propria terra. Nella sua veste di sottosegretario di Stato, Domenico Andrea Spada fissò 5 punti per la soluzione della questione agraria: terra agli agricoltori, cooperative agrarie su terre demaniali, provvidenze, assicurazione per gli infortuni sul lavoro, istituzione di organismi a vari livelli. Con l’avvento del fascismo si cercò di avvicinare gli uomini più influenti dell’elettorato ruvese per candidarli. Uno di questi fu Domenico Andrea Spada. Invitato ad entrare nel famoso “Listone” preferì rinunciare ed abbandonare definitivamente la politica. Morì nel 1938.

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12 Ago 2011

delle tre suore domenicane sorelle del Cardinale Bernardino Spada

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Da Vita de Santi, Beati, Venerabili e servi di Dio della Città di Faenza… Di Romoaldo Maria Magnani

DELLA VENERABILE SUOR MARIA TERESA E DELLE SERVE DI DIO SUORE MARIA CHERUBINA E PAOLA FRANCESCA DI CASA SPADA , Domenicane gli anni 1636, 1639, 1643.

La casa Spada d’ antichissirna nobiltà da Gubbio trapiantata in Faenza e Val di Lamone fino dal secolo decimosecondo, è sempre stata in tutti i tempi feconda d’ uomini insigni per santità non meno che per porpore cardinalizie, mitre, insegne militari, ed altri pregi, ricca’ di feudi, signorie, governi , ed illustri parentele . Contasi l’aver ella somministrato al patriarca S. Francesco 1′ abito, col quale comparve la prima volta religioso nel 1206. in Gubbio in persona di Giacomello. Annovera tra’ suoi personaggi il B. Guido Francescano di quella santità strepitosa , come si é già scritto nella sua vita, alla quale rimettiamo i leggitori per maggior notizia di questa stirpe . Non minor gloria sua è l ‘aver date al mondo altre anime sante, che hanno lasciato dietro di sè raro esempio di vita illibata ed innocente, e si fecero specchio d’ogni virtù. Tre furono principalmente Suor Maria Teresa, Suor Maria Cherubina, e Suor Paola Francesca tutte fiorite nell’ordine Domenicano. E giacchè tutte e tre vissero nello stesso secolo, di tutte e tre unitamente faremo memoria particolare.
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09 Ago 2011

del testamento di Maria Vittoria Cesi Spada Acquasparta

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da Gazzetta Universale n. 84, martedì 17 ottobre 1780
Roma 11. Ottobre . La Sig. Duchessa Maria Vittoria Cesi Spada Acquasparta, fu sorpresa da un tocco di apoplesia, per il quale passò agli eterni riposi lunedì mattina nelle Oblate di S Francesco di Paola, ove da qualche tempo conviveva . Apertasi pertanto la di lei testamentaria disposìzione che già aveva fatta , si è trovato aver lasciata la paga a vita a tutti i fuoi familiari, con più il reparto di 2 mila scudi , il bruno , e quarantena . Al Monastero suddetto ha lasciati per una sol volta 3. mila scudi. Il suo finimento di smeraldi alla Sig. Marchesa Francesca Spada Muti sua Sorella : altro finimento di zaffiri alla Sig. Marchesa Chiara Bevilacqua ne’ Muti sua Nipote ; ed il terzo di rubini alla Sig. Contessa M. Anna Torres vedova del Conte Sforza Cesarini suo Nipote. Per una sol volta poi ha lasciati ai Sig. Marchese Innocenzio Muti suo Cognato scudi 100., come pure una simil somma al Sig. Cav. Muti, e ai tre Nipoti Marescotti : a Monsig. Bernardino Muti altro suo Nipote Nunzio in Portogallo un orologio grande ; alla Sig. Contessa M. Anna Spada ne’ Bentivogli scudi mille, e sc. 100. per ciascheduno ai due Pro-Nipoti Muti, e ai due Marescotti. Al Sig. Marchese Gio. Paolo Muti Primogenito scudi 4. mila ; al Sig. Conte Francesco Marescotti Primogenito dal defunto Conte Sforza scudi 6. mila ; al Signore Anibaldi Gentiluomo del Sig. Cardinale Marefoschi la sua repetizione d’oro; alla Figlia del medesimo 100. once d’ argento , oltre un infinito numero di Legati Pii, ed altri a diverse persone. Eredi poi Universali per una metà, nomina il Sig. Marchese Gio. Paolo Muti, e per 1′ altra il Sig. Conte Francesco Marescotti : 1′ entrata per altro spettante al Sig. Marchese Gio. Paolo suddetto , vuole che la goda sua vita natural durante la Sig. Maria Francesca Muti sua madre ; e finalmente instituisce suo Esecutor Testamentario l’Eminentiss. Cardinale Marefoschi, a cui lascia 500. once d’ argento.

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04 Ago 2011

due sonetti di Francesco Spada

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Da Il vero amico del popolo di Domenico Bruschelli

PER LA FAMOSA METEORA VEDUTA IN ROMA LA SERA DEL 17 NOVEMBRE 1848
Deus …. rubenti
Dexterà
Terruit urbem.

SONETTO
Io, senza tema; io, senza orror, ti miro,
O settentrional plaga fatale,
Perchè in te, virtù arcana, alta, immortale
Tinga in sangue, del cielo il bel zaffiro:

Io non ruppi a Dio guerra; e mio sospiro
Non fur le fellonie del Quirinale:
A venir tratto in cocchio trionfale
Dalla man di assassini io non aspiro!

Senza orror ti contemplo e senza tema,
Santa luce di Dio! fors’altri intanto
Non osa il guardo sollevarli o trema!…

Luce santa di Dio! sol tu puoi tanto:
Pria ch’ei giunga d’empiezza a prova estrema,
O lo atterrisci, o lo disciogli in pianto!
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28 Lug 2011

della Diva Spada

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                                  diva spada
Da Delle gentili donne di Faenza: studio del “ritratto” sulla ceramica faentina del Rinascimento, Di Carmen Ravanelli Guidotti

Coi bianchi si conclude la parabola delle “belle”, o meglio del “ritratto” sulla ceramica faentina del Rinascimento; ma il nostro itinerario non sarebbe completo se in questa antologia di immagini non facessimo posto all’ultima immagine delle “belle” faentine quella Diva Spada con cui Pietro M. Cavina conclude la sua Faventia (Antiquissima Regio Rediviva), stampata a Faenza nel 1670; lei, diva di bellezza poeticamente intesa, vi è evocata come in un simulacrum funebre, un medaglione in cui il busto, unito alla legenda DIVA SPADA, è cinto da una simbolica ghirlanda di spade intrecciate.

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25 Lug 2011

del Vescovo e Patriarca Filippo Carlo Spada, spoletino

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filippo carlo spada vescovo patriarca
Patriarca Filippo Carlo Mattia Spada (1670-1742),
23.09.1702: ordinato sacerdote
20.11.1702: Vescovo di Pesaro
19.12.1738: Arcivescovo di Teodosia
22.01.1742: Patriarca di Alessandria

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23 Lug 2011

Villa Spada a Roma

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                 villa spada roma
Da villediroma.com
La villa venne edificata per Vincenzo Nobili da Francesco M. Baratta, come attesta una lapide in facciata. Compare per la prima volta con l’indicazione del nome “villa Spada” nella pianta del Nolli (1748). La facciata è caratterizzata da una scala a tenaglia con due rampe di scale e una vasca centrale ornata con due statue semisdraiate, da cui si accede al terrazzo di accesso al piano nobile. In facciata si ammirano sopra il portale l’arma spada in travertino, un’iscrizione e due aquile in stucco. La costruzione si imposta su un grande salone centrale a tutt’altezza decorato originariamente da una ampia volta a padiglione con affreschi, purtroppo del tutto scomparsi e danneggiati dai cannoneggiamenti francesi. Attorno al salone si aprono invece le atre sale, di più modeste proporzioni ma con ancora alcune decorazioni ad affresco con temi iconografici chiaramente ispirati alla natura, quali, affrescati nelle volte Flora, Cerere e Bacco. Arredi più recenti sono stati poi collocati nella villa quali alcune singolari tele a tutta parete di fattura settecentesca ed una bellissima biblioteca lignea. Al piano inferiore degna di nota la piccola ma graziosa cappellina. Molto bel curati i giardini, con una piccola porzione all’italiana con piccola fontana entro parterre con alberi di mandarino e, nella parte tergale ad una quota più bassa, una fontana – ninfeo in rocce tufacee con cascatelle d’acqua.
Durante la difesa della Repubblica Romana la villa divenne infattidopo quella Corsini e poi Savorelli, il quartier generale di Garibaldi che si ritirava sempre più con le sue truppe verso Roma. Luciano Manara vi fu ricoverato dopo essere stato ferito per poi spirare all’ospedale della Trinità dei Pellegrini. Oggi la palazzina della villa ospita sede dell’Ambasciata d’Irlanda presso la Santa Sede.

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21 Lug 2011

Gerardo Spada membro di una Società per l’estrazione del ferro in Sicilia

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Da Oro, Miniere, Storia. Miscellanea di giacimentologia e storia mineraria italiana Di Giuseppe Pipino

1570. La società composta da Gerardo Spada, Martino de Nobile, Antonio Lomellino e Alessandro Sanmaximino ottiene la concessione di cercare e lavorare le miniere di ferro del regno di Sicilia e fabbricare ferro, acciaio e palle d’artiglieria (BAVIERA ALBANESE, 1974).
1571, 22 Novembre. Il nobile genovese Giovanni Battista Grimaldi abitante a Milano, che agisce per conto del nobile genovese Antonio Lomellino e dei nobili lucchesi Gerardo Spada e Martino de Nobili, ingaggia un mastro bergamasco per la Sicilia: il mastro, Cristino Ruffinoni di Bordogna, dovrà servire per tre anni, assieme ad un suo sottomastro, al “…forno del ferro agro” nelle vicinanze di Messina (ASBg, notaio Giovanni Andrea Aregazoli, n. 1884. Riportato da CUCINI TIZZONI e TIZZONI, 1993

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17 Lug 2011

Annamaria Orsetti Spada, madre del Card. Orazio Filippo Spada

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annamaria orsetti spada

Genealogia card. Orazio Filippo Spada:

Stefano Spada oo Lorenza Saggina
                       !
                Gherardo Spada
                          !
              Stefano Spada oo Francesca Pinitesi
                                     !
                        Giovan Spada oo ……Francioni
                                             !
                                Gherardo Spada
                                             !
                                 Orazio Spada oo …. Cenami
                                                      !
                                     Bartolomeo Spada oo Anna Bernardini
                                                                 !
                                                    Francesco Spada oo Annamaria Orsetti
                                                                              !
                                                              Card. Orazio Filippo Spada

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17 Lug 2011

poesia dedicata a Leonida Spada Gonfaloniere in Bologna

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Da Poesie e prose Di Lorenzo Fusconi
Per il Signor Marchese LEONIDA SPADA , eletto la prima volta Gonfaloniere in Bologna dopo il passaggio della sua illustre Famiglia da Faenza a stabilirsi in detta Città.

Io non so donde sia, che tutti quanti
Noi, che siamo Poeti veramente ,
Cantiam sempre di cose stravaganti
Da far di botto ispiritar la gente.
Di larve e vision, d’ombre e d’incanti
Sempre abbiam notte e dì piena la mente;
E son le nostre usate fantasie
Minotauri, Ipogriffi, Idre ed Arpie .

Per noi l’erbe e le fonti inanimate,
Sono di senso e di ragion capaci;
E le belve, ad altrui mute, insensate,
Fansi a nostro piacer vive e loquaci.
Io intesi un olmo nella scorsa estate,
Che alla vite dicea: Quanto mi piaci!
E ho visto mille volte all’aria bruna
Danzar le pioppe , e salutar la Luna .
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13 Lug 2011

quando l’esploratore italiano G.C. Beltrami chiamò un lago in onore dell’amica Giulia Medici Spada (ora Julia Lake, Minnesota, USA)

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julia lake minnesota

                     beltrami

Da Treccani.it

BELTRAMI, Giacomo Costantino di R. Rainero

……………………………………

Giunto a Fort St. Anthony (oggi forte Snelling), il B. attese di unirsi alla spedizione del magg. Long, che il 7 luglio si mosse verso il nord. A Pembina però il Long si fermò, essendo il territorio più a settentrione praticamente ignoto; il B. proseguì (3 agosto) con l’assistenza di due indiani, che più tardi lo lasciarono solo.
Raggiunto il Red Lake, l’esploratore ne visitò i dintorni, ritenendo la zona del tutto sconosciuta all’uomo bianco (in realtà nel 1797 il lago era stato visitato dall’astronomo inglese D. Thompson); seguì il fiume che il lago riceve da mezzogiorno, lo chiamò Rivière Sanglante (gli Indiani Sioux invece lo chiamavano Meniscia Watpà) e incontrò numerosi laghi. Ne attraversò alcuni, giunse ad un’altura denominata Height of Land, che costituisce un importante spartiacque tra il bacino del Red River e quello del Mississippi, ossia tra le acque che si dirigono alla baia di Hudson e quelle che scendono al golfo del Messico. Su di essa il B. scoprì un lago, che chiamò Giulia in onore della Medici-Spada, le acque del quale, filtrando dalla riva settentrionale, formano le sorgenti del Red River e verso il sud le sorgenti settentrionali del Mississippi. Non pago della scoperta, discese lungo il fiume e raggiunse a sud il Turtle Lake. Lungo l’emissario incontrò via via altri laghetti che denominò Geronima (in onore della contessa Compagnoni), Monteleone (in onore del duca Diego Pignatelli di Monteleone, già ambasciatore di Murat alla corte napoleonica e da lui conosciuto a Firenze), Torrigiani (in onore del marchese Pietro Torrigiani di Firenze), Antonelli (in onore di un altro amico fiorentino). Ritornato a Fort St. Anthony, il 13 dic. 1823 raggiunse New Orleans, ove preparò e pubblicò (1824) la relazione del suo viaggio, sempre sotto forma di lettere alla Compagnoni, col titolo: La découverte des sources du Mississippi et de la Rivière Sanglante.

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06 Lug 2011

del Palazzo Spada di Faenza, ora Istituto Ballardini per l’Arte

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                        palazzo spada faenza
Da ceramicschool.it
L’Istituto Ballardini si sta avvicinando piano piano al secolo di vita.
Fu infatti nel 1916 che ebbero inizio le prime attività, in orario serale e in collaborazione con la prestigiosa Manifattura che era stata dei fratelli Minardi.
Nel 1919 la scuola diviene ufficialmente Regia Scuola di Ceramica di Faenza, occupando i locali messi a disposizione dal Comune in Palazzo Strozzi, dove ancora risiede.
Ideatore e promotore della volontà di costruire questa realtà fu Gaetano Ballardini che , appena otto anni prima, aveva fondato quello che oggi è il Museo Internazionale delle Ceramiche.
Scopo principale della scuola era quello di innalzare il livello di qualità delle aziende produttrici faentine, creando maestranze preparate culturalmente e professionalmente.
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06 Lug 2011

alcune importanti donne della famiglia Spada

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Da Osservatorio su storia e scritture delle donne a Roma e nel Lazio
a cura di Maria Gemma Paviolo

Cecilia Nunez
(?-7/9/1754)Figlia del Marchese Prospero Nunez. Sposa in prime nozze, nel 1732, il Marchese Francesco Maria Spada, dal quale avrà 2 figlie:
Maria Vittoria, che diverrà monaca nel Monastero delle Orsoline,
Marianna, che sposerà il Conte Gerolamo Bentivoglio.
Rimasta vedova, sposerà nel 1751 Cristoforo Cenci.
Muore a Roma il 7/9/1754 nel Palazzo Spada al S. Spirito ed è sepolta nella Chiesa di S. Bonaventura detta “La Polveriera”.
Chiederà che le figlie, orfane ed ancora minorenni, siano sottoposte alla tutela del cognato Clemente Spada-Veralli.
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01 Lug 2011

del Cardinale Alessandro Spada

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     alessandro spada cardinalestemma card alessandro spada

Da Manuale storico-statistico-topografico della arcidiocesi Bolognese Di Serafino Amorini, Giuseppe Bosi

Spada Vcralli Alessandro. — Dell’ illustre famiglia ascritta alla nobiltà bolognese e dalla quale sortirono i cardinali Bernardino e Fabrizio, nacque Alessandro in Roma li 4 aprile 1787 dal principe d. Giuseppe e da d. Giacinta Ruspoli de’ principi di Cerveteri. Venne educato alla religione nel collegio di Parma e nel Nazareno in Roma , indi indossato l’ abito ecclesiastico fu ascritto ai prelati e da Pio VII nominato protonotario apostolico ed anche 1.° assessore di governo, carica ch’ei però rifiutò. Nel 27 giugno 1817 il papa lo dichiarò uditore di rota, primicerio e superiore di molte chiese e sodalizi. Fu vicario delle basiliche di s. Maria in Trastevere e di s. Maria Maggiore e Gregorio XVI nel concistoro 23 giugno 1834 lo creò e riservò in petto cardinale diacono, pubblicandolo nell’ altro delli 6 aprile 1835 col titolo di s. Maria in Cosmedin. In pari tempo lo annoverò alle congregazioni della visita apostolica, del concilio, dei riti, della fabbrica di s. Pietro, di consulta, del buon governo, della lauretana e delle acque, e gli attribuì le protettorie delle arciconfraternite della ss. Trinità e convalescenti , del gonfalone, del ss. Sacramento in Trastevere, del collegio de’ gioiellieri, della società Mariana Filippina d’ Urbino, della congregazione di s. Ivo, de’ disciplinanti dell’ Isola maggiore di Perugia, dei comuni di Montiano e d’Arlena. Nel 1840 fu spedito Legato apostolico a Forlì e ritornato tre anni dopo a Roma, preso da lunga e penosa malattia ivi morì li 16 dicembre 1843, lasciando tutto il proprio patrimonio a favore di cause pie e di pubblica beneficenza. Venne sepolto nella sua cappella gentilizia nella chiesa di s. Maria di Vallicella.

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29 Giu 2011

iscrizione di Angela Spada nella chiesa di S. Maria in Aracoeli in Roma

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angela spada vestri

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27 Giu 2011

iscrizione e ritratto Amadore e Mengo Spada, S. Girolamo della Carità-Roma

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              amadore e mengo spada iscrizione
                                          amadore e mengo spada

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27 Giu 2011

della Cattedrale di Tolentino (San Catervo) progettata da Filippo Spada

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               san catervo tolentino architetto spada
Da turismo.marche.it
TOLENTINO – San Catervo. Una antica tradizione dipinge San Catervo come il Santo al quale si attribuisce la propagazione del cristianesimo nell’area di Tolentino. Alla moglie di questi, Settimia Severina, si deve la realizzazione del sarcofago in cui il Santo fu sepolto, oggi ancora visibile, e di una cappella funeraria (Phanteum cum tricoro). In alcune pergamene dei secoli XI-XII l’abbazia viene menzionata per la prima volta come “cella” dedicata a Santa Maria e dipendente dalla abbazia di S. Salvatore Maggiore di Rieti. Nel XIII secolo la chiesa si presentava molto deteriorata e perciò fu ricostruita inglobando la cappella funeraria di San Catervo nella nuova costruzione, che all’interno presentava tre navate. Oggi restano perciò solo poche testimonianze del passato: il sarcofago; una lunetta del IX secolo rappresentante Gesù tra gli Arcangeli Michele e Gabriele ed i Santi Pietro e Paolo; un ambiente dell’antica cappella funeraria detto “carcere di San Catervo” con tracce di affreschi d’epoca romana e del secolo XIV. Nel XIX secolo la chiesa, eletta a cattedrale di Tolentino, fu completamente riedificata nelle forme neoclassiche odierne dall’architetto Filippo Spada, il quale cambiò anche l’orientamento della stessa, mantenendo sul fianco laterale il portale in pietra del XIII secolo

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27 Giu 2011

Giovanni Spada, in S. Girolamo della Carità – Roma

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                                iscrizione giovanni spada
statua giovanni spada

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26 Giu 2011

della famiglia di Clemente Spada

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                          clemente spada
Da Miroir des notabilités nobiliaires de Belgique, des Pays-Bas et du …, Volume 2 Di Félix-Victor Goethals

Marie-Emmanuelle-Josephe comtesse De Beaufort-Spontin et du Saint-Empire, née à Issy près de Paris, le 17 juin 1786, décédée à Bologne le 24 avril 1824, épousa, par traité de mariage, conclu à Vienne le 20 février 1807, Clément, prince de Spada-Veralli, prince Romain et de Castel-Viscardo, chambellan de LL. MM. II. el R. A. chevalier de l’ordre de Saint-Jean de Jérusalem, grand’eroix de l’ordre de Grégoire-le-Grand, fils de Joseph, prince de Spada-Veralli, et de Hyacinthe, princesse de Ruspoli.
De ce mariage sont nés:
A. Mariette de Spada-Veralli, née à Bologne le 21 décembre 1811, morte le 19 août 1841, épousa, le 13 février 1831, Jérôme, marquis de Sacheti, chevalier, grand’eroix de l’ordre de Pie IX et de François I de Naples.
B. Thérèse de Spada Veralli, née à Bologne le 15 octobre 1815;
C. Vincent, prince de Spada-Veralli, prince de Castel-Viscardo, né a Bologne le 16 août 1821, mort à Naples le 20 novembre 1855, épousa, le 7 octubrc 1846, Lucrèce Fieschi-Ravachieri, fille d’Antoine Fieschi-Ravachieri, duc de Roccapiemonte, comte de Lavagna, et de Marie-Antoinette Cattaneo, princesse de Sannicandro.

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26 Giu 2011

della Chiesa parrocchiale di Castel Viscardo eretta da Orazio Spada

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                             chiesa castel viscardo
La Chiesa Parocchiale intitolata a Maria SS. Annunziata, fu eretta nel 1682 da Orazio Spada, su progetto dell’architetto Giuseppe Brusatti Arcucci. Presenta una facciata in cotto e in pietra in stile tardo barocco romano; il campanile termina con una cupola rotonda, ricoperta da cotto a squame, opera di Domenico Fortunelli di Castel Viscardo (il “Mastro”) eseguita intorno agli anni venti. L’interno, a navata unica, e ricco di marmi pregiati, di tele di ottima fattura: la pala dell’altare maggiore, che raffigura l’Annunciazione, è di Nicolò Tornioli (1598 – 1651). Lungo la navata si possono ammirare quattro cappelle, arricchite da dipinti di Carlo Maratta (1683-84) del tedesco Wernle pittore al servizio degli Spada, e del Bernabei di Perugia. Vicino all’abside, in una cappellina, è conservato un preziosissimo crocifisso in avorio monoblocco, di autore ignoto, dono del Re Sole Luigi XIV di Francia al cardinale Fabrizio Spada Veralli delegato pontificio a Parigi. Nella chiesa è inoltre conservata una bandiera turca strappata nel 1674 dal cavaliere di Malta Fra’ Alviano Spada Veralli, al servizio della Repubblica Veneta, ai nemici in una azione navale presso una baia dell’Asia Minore. Tale prezioso ed unico cimelio non è però in mostra, per il suo precario stato di conservazione.

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25 Giu 2011

Maria Giulia e Maria Virginia Spada Presidenti dell’Ordine delle Oblate

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Da Vita di S. Francesca Romana, fondatrice delle signore Oblate di Maria … Di Ludovico Ponzileoni

Delle Presidenti di Torre de’ Specchi dell’ Ordine delle Oblate in Roma
Ai 9. Luglio 1708. per la morte della Lancellotti fu eletta Presidente Maria Giulia Spada, la quale ebbe la consolazione di vedere introdotta la consuetudine dai Sommi Pontefici Clemente XI, Innocenzo XIII e Benedetto XIII di venire annualmente nel giorno della S. Madre alla visita di Torre de’ Specchi, nelle quali visite ottenne da Innocenzo XIII varie indulgenze per i giorni della festa della S. Croce, dei Santi Martiri Mercurio ed Emiliano, e di S. Francesco Saverio; e finalmente poco prima di morire cioè nell’anno 1727 vide onorata la casa di Torre de’ Specchi di una grazia specialissima , e fu che il Sommo Pontefice con solenne pompa vestì dell’abito di Oblata con le proprie mani Maria Caterina Ottieri figlia del Marchese Francesco Maria Ottieri Cavallerizzo di sua Santità. Pochi giorni dopo questa solenne funzione mancò di vita la Spada e cedette il luogo a Virginia Costanza Verospi.
Finalmente dopo un lungo e glorioso governo di trentasette anni cessò di vivere la presidente Amadei cedendo il posto a Maria Virginia Spada, la quale eletta il dì ventotto maggio 1777 dopo due soli anni di governo pagò il tributo alla natura, e le succedette Maria Costanza Soderini il dì 13 settembre 1779.

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20 Giu 2011

ritratti e iscrizioni dei capostipiti Spada nella chiesa di S. Girolamo della Carità in Roma

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                                       amadore e alerano spada fratelli
                 iscrizioni amadore alerano
                                        amadore II spada

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20 Giu 2011

Lavinio Spada in ricordo di Onofrio Davy

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                                onofrio davy
ricordo onofrio davy

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20 Giu 2011

iscrizione funeraria di Stefano e Vincenzo Spada nella chiesa di S. Maria del Popolo a Roma

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iscrizione stefano spada

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20 Giu 2011

matrimoni Spada a Lucca

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Da Société Genevoise de Généalogie

Chiara BARTOLOMEI (Approx. 1807 – ) Luigi SPADA
Anna BERNARDINI (Approx. 1608 – ) Bartolomeo SPADA
Margherita BURLAMACCHI (Approx. 1780 – ) Francesco SPADA
X CENAMI (Approx. 1581 – ) Orazio SPADA
Caterina CONTRONI (Approx. 1715 – ) Stefano SPADA
X FRANCIONI (Approx. 1518 – ) Giovan Battista SPADA
Caterina FRANCIOTTI (Approx. 1472 – ) Tommaso SPADA
Angela GUINIGI (Approx. 1545 – ) Giovanni SPADA
Caterina MANSI (Approx. 1599 – ) Giovanni SPADA
Chiara MINUTOLI (Approx. 1572 – ) Stefano SPADA
Anna ORSETTI (Approx. 1658 – ) Francesco SPADA
Francesca PINITESI (Approx. 1491 – ) Stefano SPADA
Clementina ROSPIGLIOSI (Approx. 1820 – ) Césare SPADA
Lorenza SAGGINA (Approx. 1437 – ) Stefano SPADA
Angela SPADA (Approx. 1530 – ) Agostino SAMINIATI
Angela SPADA (Approx. 1673 – ) Bartolomeo BOCCELLA
Anna SPADA (Approx. 1720 – ) Ippolito de NOBILI
Caterina SPADA (Approx. 1483 – ) Martino BUONVISI
Caterina SPADA (Approx. 1794 – ) Nicolao de NOBILI
Césare SPADA (Approx. 1825 – ) Clementina ROSPIGLIOSI
Clementina SPADA (Approx. 1752 – ) Gherardo COMPAGNI
Elisabetta SPADA (Approx. 1533 – ) Gaspare CARINCIONI
Francesca SPADA (Approx. 1838 – ) Adolfo CENAMI
Francesco SPADA (1633 – 1698) poi frate Anna ORSETTI
Francesco SPADA (Approx. 1778 – ) Margherita BURLAMACCHI
Fulvia SPADA (Approx. 1708 – ) Filippo BOTTINI

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20 Giu 2011

di Benedetto Buonvisi figlio di Caterina Spada

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da Treccani.it , di M. Luzzati
BUONVISI, Benedetto. – Primogenito di Martino di Benedetto e di Caterina di Stefano Spada, nacque a Lucca nel settembre del 1520 e morì nel gennaio del 1587.
Dodicenne al momento della repressione del moto degli Straccioni e diciottenne alla morte del padre, quando ereditò, nel 1550, il compito di guida politica della famiglia, aveva appena toccato i trent’anni ed era stato già ammesso al Consiglio della Repubblica. In seguito bruciò rapidamente le tappe: fu degli Anziani nel 1554 e gonfaloniere nel 1558, e poi ancora degli Anziani nel 1561, 1567, 1571, 1579 e 1585 e gonfaloniere nel 1564, 1570, 1574 e 1582; tenendo conto dell’elezione a gonfaloniere del novembre-dicembre 1588, quando era già morto, il B. fu estratto gonfaloniere tante volte, quante anziano: poiché per ogni bimestre si avevano 9 anziani per gonfaloniere, si ha già da questi dati un’indicazione eloquente del rilievo politico del Buonvisi.
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19 Giu 2011

Arazzo e tronetto del cardinale Orazio Filippo Spada nel museo di Palazzo Mansi a Lucca

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da Contegufo, forum I nostri Avi
              tronetto orazio filippo spada

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18 Giu 2011

iscrizioni funerarie di Natalia Komar Spada nella Chiesa di S. Maria sopra Minerva a Roma, Cappella dei SS. Raimondo e Paolo

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                                        monumento natalia komar spada
natalia komar spada lapide

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18 Giu 2011

iscrizioni riguardanti Guido Spada nel Palazzo de’ Conservatori a Roma

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           guido spada conservatore2
guido spada conservatore

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15 Giu 2011

il cardinale Fabrizio Spada Segretario di Stato al tempo di Papa Innocenzo XII e del Re di Polonia Giovanni III Sobieski

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                 cardinale Fabrizio Spada

Da Corrispondenza tra Giovanni III Sobieski, re di Polonia con Carlo Barberini protettore del regno (1681-1696), di Gaetano Platania

Al cardinale Michele Radziejowski [1645-1705], primate del regno, che aveva lamentato la poca attenzione riservata dall’erario pontificio alle necessità del regno, Barberini rispondeva a stretto giro di posta che aveva fatto presente sia direttamente a Innocenzo XII, pontefice regnante, sia al cardinale Fabrizio Spada [1643-1717], nella sua qualità di Segretario di Stato, il malumore della corte di Varsavia. Intervento del tutto inutile. L’erario pontificio non era nella condizione di poter accogliere le richieste polacche perché il poco denaro a disposizione era stato utilizzato a “far spese straordinarie per cautelare i confini dello Stato Ecclesiastico dai timori della peste vicina e l’essere travagliata l’Italia dall’apparenza di un universale incendio, oltre alla deficienza delle rendite e delle decime soppresse per la miseria degli Ecclesiastici”. Al primate che tanto si era lamentato, Barberini rispondeva con una lunga lettera datata 25 agosto 1691 nella quale poneva l’accento proprio sulla grave crisi che aveva investito l’erario pontificio non mancando, nel contempo, d’informare il suo interlocutore di essersi fatto “sentire” e di aver esposto i bisogni e le urgenti necessità che attanagliavano il regno:
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14 Giu 2011

lettera di Alessandro Fabri a Francesco Maria Spada

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Da Lettere Familiari D’Alcuni Bolognesi del nostro secolo, Volume 2

Al Sig. Marchese Francesco Maria degli Angioli Spada a Spoleto,
lo non ommetterò diligenza per trovar il soggetto di che V. S. Illustrissìma mi richiede, da valersene per segretario insieme e per cappellano, avendo presenti all’animo tutte quelle qualità ch’ella di gusto in vero esquisitissimo disidera et esige in esso. Ma queste stesse qualità desiderate e volute da lei faranno tornar perventura vane tutte le mie diligente : perciocchè oltre al trovarsi di rado unito in alcuno, colui che le ha, è cercato col lumicino per ogni buco e levatone a gran derrata . Nè costui, s’ e’ venisse fatto di pur trovarlo, s’indurrebbe sì di leggieri a venire a stanziar in Spoleto, comechè l’avere stanza presso cavalier sì gentile quant’ella è, e che si offre di trattarlo generosamente, dovesse fargliela piacere più che altra del mondo.
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11 Giu 2011

Palazzo Rosari-Spada a Spoleto, ora Museo del Tessile e del Costume

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                  palazzo rosari spada spoleto
Da finesettimana.it
Ha riaperto al pubblico dal 2008 il Museo del Tessile e del Costume della città di Spoleto. Al Piano Nobile di Palazzo Rosari-Spada, ex sede della Pinacoteca Comunale, è esposta parte della collezione del museo. Il patrimonio tessile spoletino che è esposto nella Pinacoteca Comunale, originariamente costituito da soli 300 pezzi fino al 1988, è prodotto dall’insieme di più raccolte pervenute nell’ultimo trentennio con atti di acquisto e di donazione che hanno arricchito notevolmente la sezione dei Tessuti Antichi. Alla raccolta tessile della Pinacoteca Comunale di Spoleto, costituita da preziosi paramenti sacri, abiti dei Priori della locale città, completi di copricapo, cravatte e catene d’oro, da livree e gilet dei valletti comunali, da tappezzerie da parete, da bandiere storiche, da una serie di cinque arazzi provenienti dall’eredità della Regina Cristina di Svezia e successivamente acquistata dai Marchesi Collicola, e da un tappeto persiano seicentesco, si è aggiunto il cospicuo Fondo Bianca e Virgilio Portoghesi.
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11 Giu 2011

delle poesie giovanili di Lavinio Spada

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Da Nuovo giornale de’ letterati, Volumi 1-3 , 1822
Rime d’un Pastore d’Elvia Recina. Firenze dalla Tipografia di Luigi Pezzati, 1821.
Stanze del medesimo per le Nozze di Roberto Vivarelli e di Nera Tolomei, Senesi. Pisa presso Niccolò Caparro, cai caratteri di Didot; 1822.

Due Libretti sono questi di piccolissima mole, i quali riunendo all’estrinseco pregio della più squisita eleganza tipografica il merito intrinseco di una graziosa e gentil poesia, dir si possono due bei cestellini di vaghissimi e odorosissimi fiori. Formano essi le poetiche primizie d’un’egregio Giovinetto ( il Conte Lavinio Spada Maceratense) che ha voluto nascondersi sotto le umili divise d’un Pastore d’Elvia Recina. Alunno egli di questo celebre Ateneo ha saputo colla più divota assiduità frequentar i Santuari di Sofia e di Temide, senza farsi ribelle al culto delle Muse e d’Apollo, a cui fino dall’ età più tenera erasi dedicato . Queste sue rime sono tutte sopra argomenti erotici. Se la lira del buon Vecchio di Teo non sapea risuonar che d’amore, qual meraviglia che trovisi della tempra medesima quella d’un Giovane di diciott’anui? Allora quando a questa età la passione amorosa s’impadronisce potentemente del cuore umano, il dispone in particolar modo ai sentimenti melanconici ; ond’ è che nella più parte dei Componimenti che annunziamo regna un certo tuono dì tenera melanconia, da cui non può a meno di sentirsi soavemente penetrata e commossa ogni anima non ignara mali. Prova ne sia il seguente Sonetto che tra varie altre composizioni riportiamo anco per saggio del non ordinario valor poetico del nostro giovane Pastore d’Elvia Recina.

Langue il mio spirto, e la caduca spoglia
Alla pol e primiera ormai ritorna,
Geme l’afflitto core, in cui soggiorna
Amaro pentimento, eterna doglia.
Simile è il mio pensiero a lieve foglia
Che agita il vento quando il verno torna ;
Mi pinge orrido il bene, e il mal mi adorna
Soverchiata dal fral la cieca voglia.
Qual rapido baleno il tempo fugge,
E sordamente nel suo cheto volo
Ogni cosa mortal sovverte e strugge.
Muore la speme, non ha posa il duolo;
Fino il pensier sbigottito rifugge ….
Misero! mi riman l’avello solo.
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08 Giu 2011

Orazio Filippo Spada cardinale

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                orazio filippo spada cardinale
Da Memorie Storiche De’ Cardinali Della Santa Romana Chiesa, Volume 8 Di Lorenzo Cardella

Orazio Filippo Spada nato in Lucca d’illustre lignaggio, nella puerile età di sette anni fu condotto a Roma, e posto sotto la cura, e disciplina del Cardinale Giambattista Spada suo prozio, per la cui valida interposizione ottenne un posto tra i camerieri segreti d’ Innocenzio XI., coll’ incarico di recare la berretta cardinalizia al Cardinale Buonvisi fuo concittadino, già Nunzio in Vienna, dove si trattenne oltre ad un anno , godendo della più intima confidenza del novello Porporato. Restituitosi a Roma, e fatto canonìco di S. Maria Maggiore, dovette, come non di raro suol accadere, aspettare lungamente favorevole occasione di essere impiegato, e di dar saggio de’ suoi talenti , e ‘di quella molta destrezza, che possedeva , per trattare con buon esito i più ardui affari, e infrattanto ebbe tutto l’agio di viepiù profondarsi nello studio delle scienze legali, finchè nel Pontificato d’Innocenzo XII. fu spedito Internunzio a Bruxelles, dove la sua mediazione molto giovò per mantenere, e propagare le Missioni in quelle parti , per mezzo delle quali gran numero di anime si ridusse al seno della Chiesa, e a via di salute.
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08 Giu 2011

Lalla Spada, anno 1940-41, 5^ Ginnasio, liceo Torricelli-Faenza

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lalla spada

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05 Giu 2011

di Paolo Antonio Spada, per gli Arcadi Stellindo Corebio

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Da Notizie istoriche degli Arcadi morti

PAOLANTONIO SPADA. Il Conte Paolantonio Spada nacque in Faenza l’anno di nostra salute 1669. il giorno terzo di Gennaio, di Ridolfo de’ Marchefi di Montevescovo, e Sangiovanni in Squarzarolo, e di Claudia Margherita Malatesti anticamente Signori di Cesena, e Rimino, ed allora Marchesi di Roncofreddo, Montiano, e loro annessi, i quali feudi al presente gode insieme co’ primi la Casa Spada di Faenza, che è la medesima, che le Case Spada de’ Marchesi di Castelviscardo, e Niceno in Roma, de’ Marchesi del Sacro Romano Imperio in Spoleti, e de’ Marchesi di Tossignano, Fontana, e suoi annessi in Bologna. Fu allevato da fanciullo nella Casa paterna con quella magnificenza, e disciplina, che si competeva al di lui stato, sinché giunto all’anno undecimo dell’ età sua, lo fecero passare in Roma nel Seminario Romano, ove dando opera alle lettere umane, ed alle arti cavalleresche mostrò più volte con sua non piccola lode in pubblico, ed in privato quale fosse il suo perspicace intendimento . Nel 1686. entrato nel diciassettesimo anno uscì del Seminario, e intraprese gli studj di Legge, e di Filososia appresso il Cavaliere Conte Niccòla Spada suo Zio paterno dimorante in Roma, Signore di rare qualità , che godeva il Baliato della Religione di Santo Stefano in tutta la Romagna Ecclesiastica , carica perpetua nella Casa Spada di Faenza.
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05 Giu 2011

degli stemmi primitivi degli Spada e famiglie discendenti

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                    stemma spadalongaStemma Spadalonga
1.° — Una spada con l’elsa in alto e la punta in basso da sinistra a destra con due stelle d’oro in campo azzurro — (stemma primitivo.)
2.° — Simile, meno .che la spada è verticale — (stemma degli Spadalonga).
3.° — Una spada con tre stelle in campo azzurro — (st. degli Azoni).
4.° … Due spade colla punta in alto tra due stelle d’oro in campo azzurro — (st. dei Del Re).
5.°—. D’azzurro a due spade d’argento con l’impugnatura d’oro poste in croce di S. Andrea, e stella a otto punte d’oro nel punto del capo.— (Armuzzi e Zampeschi)

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02 Giu 2011

delle vite di Giacomo Spada, e dei suoi figli Orazio e Paolo

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da Vite de’ Santi beati Venerabili e Servi di Dio della Diocesi di Faenza, di Romoaldo Maria Magnani

DEL SERVO DI DIO GIACOMO SPADA
Brisighellese l’anno 1566. e dè due suoi figliuoli ORAZIO E PAOLO.

L ‘uomo giusto è sempre riguardato da Dio in modo particolare per pigliarne le difese nelle sue avversità, e per beneficarlo, benedirlo, ed arricchirlo anche de’ beni di questa Terra, che gli servono di maggiore stimolo, e comodo ad incamminarsi al Cielo. E vieppiù il Signore stende la mano di sue benedizioni verso de giusti, quando questi si segnalano in qualche eroica virtù e fatto a gloria sua, a cagione di cui riempie la loro generazione di prosperità , e ricchezze. Molti si potrebbono addurre a comprovazione di ciò i testi scritturali: molti gli esempi di cotal sorta di uomini, che hanno fondate le felicità terrene, e grandezza della loro casa sulla base delle virtù e timore di Dio. Ma tralasciando da parte il racconto de’ stranieri, verremo a scoprire essere ciò avvenuto in una Casa de’ nostri paesi la Spada per le virtù singolari de’ suoi nobjlissimi ascendenti fino dacché furono nell’ undecimo secolo in Gubbio, onde ha l’origine, e principalmente di Giacomo, Orazio, e Paolo, uomini vieppiù ammirabili perché secolari, chiari in virtù, specchi di cristiana pietà , zelanti delle massime che concernono la gloria del Signore, il quale seppe sì ben premiar le loro operazioni, rendendoli felici viventi , e più felice la loro posterità. Già abbastanza abbiamo ragionato dell’origine di questa illustre casa da Gubbio nella vita d’un suo antenato B. Guido, e de’ successi di essa a favore del patriarca S. Francesco abbracciato, e vestito del primo primo abito, col quale comparve religioso, da Giacomello Spada, uno degli ascendenti della casa Faentina, a cui è molto tenuto l’ordine Francescano, e fin d’allora non si é punto scemato 1’ ingrandimento di sua nobile prosapia, benché fuori di patria , come nel luogo citato potrà il tutto chiaramente e diffusamente vedere il leggitore.
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02 Giu 2011

Camillo e Luigi Spada insegnanti nel Collegio Campana di Osimo

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Da Annuario della Istruzione pubblica del Regno d’Italia pel 1868-69
Osimo — Collegio-convitto Campana: — Rettore, Bartoli sac. prof. Ignazio.

— Vice-rettore, Giardinieri sac. Cesare. — Direttore spirituale, Recanatesi sac. Paolo. — Economo, Spada sac. Camillo. — Prefetti, Cavalletti Pio. — Albanesi Albano. — Sabbatini sac. Augusto. — Benigni sac. Antonio. — Attore sac. Emidio. — Bartoli sac. Allerano. — Ghirardelli Corrado. —Sodini sac. Giuseppe. — Vice-prefetti, Martini Francesco. — Grappa Mattia. — Scorpati Antonio. — Simonetti Giuseppe. — Maestro elementare, Attore Emidio, predetto. — Lingua francese, Vacca Stefano. — Lingua inglese, Recanatesi sac. Francesco. — Disegno, Spada Luigi. — Musica, Betti Giuseppe. —Quercetti Domenico. — Nardi Luigi. — Bailo, Vacca Stefano, predetto.

Scuole liceali:— Professori: — Letteratura greca, Recanatesi sac. Francesco, predetto. — Letteratura latim e italiana, Montanari Giuseppe Ignazio. — Filosofia, Carocci abb. Costanzo. — Matematica, Magnalbô sac. Giuseppe. — Fisica e chimica, Mazzoleni conte Francesco. — Storia naturale, Amodei dott. Amodei. — Storia e geografla, Giardinieri sac. Cesare, predetto. Scuole ginnasiali: — Professori: — Classe 5a, Spada sac. Camillo. — Id. 4a , Gaggiotti sac. Michele. — Id. 3a, Regolanti sac. Filippo. — Id. 2a, Sabbatini sac. Augusto. — Id. 1a, Cecchi sac. Valerio.

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29 Mag 2011

della eredità di Natalia Komar moglie di Lavinio de’ Medici Spada

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natalia komar spada
Da Giornale del Foro

Spada C. De Beauvau ed Altri.

La Signorina Natalia de Komar originaria Russa sposò a Roma nel 1848 il conte Lavinio Spada romano. Essa morì a Roma nel 1860, dopo aver fatto un testamento, col quale lasciava in legato al suo marito tutt’ i suoi beni, fra i quali era un credito di 150,000 rubli contro il suo fratello, il conte Miécislao de Komar. Il conte Lavinio Spada morì anch’egli nel 1864, lasciando erede il conte Alessandro Spada suo fratello, senatore del Regno d’Italia. La principessa de Beauvau, sorella della contessa Spada promosse allora un giudizio contro il detto conte Alessandro, perchè le fosse assegnato il credito di 150,000 rubli, proveniente dalla successione della sua sorella, e che essa pretendeva non essere stato lasciato da quest’ultima al conte Lavinio Spada, se non che a titolo di fedecommesso. Il conte Alessandro Spada, eccepì la competenza del tribunale di Roma, sostenendo che la successione si era aperta a Quieto, provincia di Macerata, regno d’Italia , dove sosteneva che i coniugi Lavinio Spada avevano domicilio; e in contraposto all’azione introdotta dalla Sig. de Beauvau avanti i tribunali romani, domandò giudizialmente avanti al tribunale di Macerata che gli fosse attribuito il credito reclamato dalla Sig. de Beauvau. Le due istanze ebbero decisioni contradittorie: poichè con sentenza del 9 Gennaro 1867 il tribunale civile di Roma accolse l’istanza della de Beauvau, mentre la Corte regia di Ancona con decisione del 16 gennaro 1869 accolse invece la domanda del conte Alessandro Spada.
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23 Mag 2011

del Cardinale Cesare Spada del romanzo di Alessandro Dumas: il Conte di Montecristo

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Solo un personaggio di fantasia di Alessandro Dumas padre quel cardinale Cesare Spada fatto avvelenare da Papa Alessandro VI insieme al nipote Guido Spada. Nessun riferimeto con la realtà, infatti non è mai esistito un Cesare Spada Cardinale. Dumas ha comunque amato il cognome Spada: un altro personaggio Spada esiste in un’altra commedia titolata “l’Alchimista”.

FARIA: Je vous ai dit ces empoisonnements étranges à l’aide desquels ils héritaient des cardinaux qui mouraient autour d’eux… Eh bien, un jour, ils résolurent d’hériter du cardinal Spada, l’un des plus riches cardinaux de Rome. Ils lui envoyèrent un messager pour l’inviter à diner dans leur vigne. Il en était de ces invitations comme de celles que Néron envoyait par un prétorien : il n’y avait pas moyen de s’y soustraire… Le cardinal répondit qu’il acceptait, et demanda seulement la permission de passer dans une chambre à côté pour y prendre son bréviaire. Dix minutes après, il sortit, son bréviaire sous le bras. A trois heures de l’après-midi, il mourait entre les bras du médecin du pape, sans avoir eu le temps de dire à son valet de chambre autre chose que ces mots: “Remettez ce bréviaire à mon neveu…” Quand le valet de chambre rentra avec son bréviaire, il trouva le neveu expirant. Les Borgia avaient fait les choses en grand. Cependant, contre l’attente du pape, on eut beau chercher dans les palais, dans les caves, dans les vignes du cardinal Spada, on ne trouva, sauf quelques milliers d’écus, sauf quelques bijoux d’un prix médiocre, aucune trace de cette immense fortune que tout le monde connaissait au défunt. Comme le cardinal n’avait d’autre héritier que son neveu, tout fut vendu à l’encan… le bréviaire comme le reste. J’étais grand collectionneur de livres, vous le savez, mon cher Edmond ;: j’appris que ce bréviaire historique, qui, depuis trois cents ans, voyageait de bibliothèque en bibliothèque, était à vendre, et je l’achetai…

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14 Mag 2011

Giovanni Battista Spada avvocato concistoriale, zio del Cardinale Giovanni Battista Spada

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                     giovanni battista spada avvocato
  monumento gbspada        iscrizione gbspada avvocato

Da Della storia letteraria del Ducato Lucchese: libri sette, Volume 2 Di Cesare Lucchesini

Maggior campo e più luminoso scelse, e quindi maggior grido ottenne Giovan Batista Spada , cui chiamerò seniore per distinguerlo dal suo nepote che fu Cardinale , ed ebbe lo stesso nome . Nacque il 1555. da Gherardo d’ un’ altro Giovan Batista Spada , e da Angiola di Bernardino Cenami . Nelle scuole della patria apprese gli elementi delle lettere e delle scienze , e qui ottenuta la laurea in ragion civile e canonica recossi a Roma su i ventisette anni . Là il Cardinale Giovan Batista Castrucci , che aveva con lui comune la patria, lo scelse a suo auditore; e poi i Papi il fecero avvocato concistoriale, coadiutore dell’avvocato de’ poveri, ed avvocato del Fisco . Fu caro all’ottavo Clemente: il quale , allorché insignoritosi di Ferrara entrò in questa città , volle seco lo Spada ne’ giorni difficili del nuovo reggimento. Alle cure poi di questi officj diversi unì quelle del Foro, finché per l’indole de’ medesimi gli fu permesso: e quando per essere avvocato del Fisco non gli si concedeva d’entrare apertamente fra lo strepito delle battaglie giudiciarie, non mancò del tutto al desiderio de’clienti , giacché anche allora spesso giovaronsi de’suoi consiglj, e delle sue meditazioni. Molto scrisse in si fatte occasioni, e se (o fosse trascuranza, o soverchia modestia) non volle raccogliere e pubblicare le cose sue, le raccolse e le pubblicò dopo la sua morte il nepote Cardinale. Ora dirò solamente , che l’amore della scienza legale non lo prese tanto, che spegnesse nell’ animo suo quello dell’ altre scienze. Al quale amore vuolsi attribuire 1′ avere egli per tre volte sostenuto con lode il grado di rettore dello studio romano, e 1′ avere accolti fra le domestiche pareti alcuni chiari spiriti , formando così l’accademia degli Acerbi, di che ho parlato, quando delle accademie ho tenuto discorso . In questa guisa fra 1′ esercizio de’ pubblici impieghi, la difesa de’ clienti , e il coltivamento delle lettere passò egli la vita , la quale compì ai due d’ aprile del 1623. e il dì seguente fu sepolto in Roma nella chiesa di S. Maria del Popolo.

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14 Mag 2011

epigrafe Girolamo Spada

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epigrafe girolamo spada
1821 MACERATA epigrafe per il conte GIROLAMO SPADA
20 dicembre 1821 MACERATA
ISCRIZIONE FUNERARIA PER GIROLAMO ALESSANDRO SPADA
Bozza manoscritta dell’iscrizione funeraria in latino dedicata al nobile maceratese Girolamo Alessandro Spada, Conte Lavinio.
L’epigrafe cita le sue virtù e in particolare lo definisce ‘agricoltore’, per la passione che il conte coltivò per l’agricoltura (fu membro dei Georgofili):
“…agricoltore maceratese le cui opere sull’agricoltura sono esimie…”.
La sepoltura, per volontà degli eredi, è accanto alla defunta moglie, Giulia Spada de’ Medici.

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12 Mag 2011

poesia di Gioachino Belli dedicata all’amico Francesco Spada

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A Messer Francesco Spada
Nel giorno del suo nome, 4 Ottobre 1855

lo sommi sempre assai maravigliato
Come il destin mi vi facesse amico
Invece che fratel fostemi nato.
Voi, credo, non nasceste al tempo antico,
Nè, parmi, nascerete nel futuro,
E di questo il presente benedico.
Noi non venimmo al mondo per sicuro
L’uno in Cefalonia, l’altro in Caldea,
Ma quasi, dir possiamo, a muro a muro.
Forse dunque del suo ci rimettea
Madre Natura a trarci d’un sol ventre
Poi che ci trasse d’una sola idea?
Darci due madri e insieni due padri, mentre
Ci diè un egual cervello e un cuore eguale!
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11 Mag 2011

Palazzo Zagnoni-Spada a Bologna

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                          palazzo zagnoni spada bologna
Da certosa.cineca.it
Il palazzo, situato ai numeri 25-27 di via Castiglione, nacque in seguito alla fusione di distinte proprietà immobiliari e fu in origine la residenza di un ramo della famiglia senatoria Ariosti, che si insediò nella strada nel 1414 e vi abitò per quasi tre secoli. La prima ristrutturazione dell’edificio ebbe luogo nel 1540, quando Ettore Ariosti intraprese lavori di sistemazione e abbellimento dell’interno tralasciando completamente la fronte, caratterizzata da un portico a pilastri di legno; la dimora conservò un aspetto esteriore piuttosto modesto fino alla metà del ‘700.
I primi anni del XVIII secolo videro il trasferimento degli ultimi discendenti del casato nella residenza di via San Felice e l’acquisto dell’immobile nel 1706 da parte di Giuseppe Maria Zagnoni, la cui famiglia occupava da molti anni lo stabile adiacente; seguirono le annessioni di casa Cavazza e casa Poeti, che permisero agli Zagnoni di disporre di un ampio complesso edilizio che fu necessario sottoporre ad interventi di restauro tesi ad equilibrare la composita miscela di stili che caratterizzava i singoli edifici. Nel 1756 il marchese Antonio, figlio di Giuseppe Maria, ottenne dal Senato l’autorizzazione per sostituire i pilastri di legno con un portico di colonne di pietra; i lavori proseguirono sino al 1764 su iniziativa di Giuseppe, figlio di Antonio, che incaricò l’architetto Francesco Tadolini, uno fra i maggiori esponenti del neoclassicismo bolognese, di progettare la nuova fronte e di risolvere i problemi derivanti dall’eterogeneità dei prospetti (ciononostante casa Cavazza e casa Poeti mantennero la loro fisionomia originaria).
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07 Mag 2011

lettera di Teresa Pepoli Spada sulla morte dell’ Algarotti

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da Opere Di Francesco Algarotti (conte)

Lettera di S.E. la signora marchesa Teresa Pepoli Spada al Padre Don Paolo Frisi a Milano. Bologna 5. Giugno 1764.

Giacché il degnissimo padre Frisi si mostra bramoso di saper pure qualche cosa di più toccante la fine del povero conte Algarotti, gliene darò quel ragguaglio, che tengo io stessa. In ciò fare, l’assicuro, provo piacere , mentre oltre il servirla mi sento disposta a parlarne ed a scriverne con somma soddisfazione. Lasciato adunque quel tempo , nel quale il sig. conte si riprometteva di guarire, cosi che non era da considerarsi la intrepidezza di lui, le dirò, che, cominciandosi la gonfiezza a manifestare alle braccia, conobbe egli vicina ed inevitabile la morte . Domandò dunque al medico quale pronostico esso facesse del male: al che rispostogli, che niuna buona nuova gli poteva dare, esso replicò: Quanto tempo mi resterà da vivere? Pochi giorni, disse il medico: il malato senza punto sgomentarsi ripigliò: e questa mia morte sarà ella placida e quieta, oppure angosciosa? Gli fu risposto, che per quanto potevasi giudicare avrebbe dovuto essere tranquilla e quietissima.
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02 Mag 2011

di Angela Cenami Spada poetessa

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Da Memorie e documenti per servire all’istoria del principato lucchese, Volume 9

Ultima fra le poetesse lucchesi di questo secolo sarà Angela Spada de’ Cenami (moglie di Gherardo Spada), di cui non debbo tacere , quantunque niun frutto del suo ingegno ci sia rimasto. Ma del valore nello scrivere in prosa e in verso ci fa bastevole testimonianza Lorenzo Paterno, il quale a lei intitolando le Nuove fiamme di Lodovico Paterno impresse il 1566. le dice, che appariva fra le altre donne un vero esempio di virtù , e che era ornata di tanti e così bei doni dell’ animo quanti in gentildonna desiderare si possono . E aggiunge che , in lingua toscana leggiadramente e con incredibile facilità in prosa e in verso spiegava i divini suoi concetti , e faceva conoscere quanto fosse dotta et esercitata, essendo ormai sparsa per tutto la chiarezza della sua fama immortale . Forse è dessa, che fu madre di Giovambatìsta Spada chiaro Giureconsulto.

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26 Apr 2011

Vincenzo Spada sindaco di Ruvo di Puglia sul diritto di compascuo

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Da Cenno storico sull’antichissima città di Ruvo nella Peucezia Di Giovanni Jatta

Ed in vero ai termini dell’ articolo 570 delle LL. CC. il diritto di compascuo altro non è che una servitù reciproca di pascolo stabilita tra i proprietarj di due , o più fondi. Non si trattava però nella specie di una servitù di tal fatta stabilita tra un fondo e l’altro ; ma bensì di una servitù attiva di pascolo che competeva generalmente su tutti i fondi seminatorj del demanio dopo tagliate le messi a qualunque cittadino di Ruvo , benchè non proprietario di fondi nel Demanio suddetto. Come dunque qualificarsi per compascuo un dritto di tal fatta ?
Questo concetto giusto ed adeguato da me formato della cosa mi rendeva rincrescevole la remora che col precitato giudizio veniva ad apporsi ad una operazione che le premesse circostanze imperiosamente esigevano. Il Sindaco di allora D. Vincenzo Spada che ben conosceva ciò che io ne pensava , mi diè un veemente assalto , e mi fece determinare a troncare cotesto nodo Gordiano col presentare al Sig. Intendente della Provincia nella qualità di Commissario del Re per la divisione e chiusura de’ demanj la dimanda per l’ affrancazione de’ terreni di mia proprietà siti nel Demanio ai termini del precitato articolo XLVIII della Legge de’ 3 Dicembre 1808.
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15 Apr 2011

card. Fabrizio Spada Segretario di Stato

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             fabrizio spada del ceccarini
FABRIZIO SPADA Romano figlio di Orazio, e di Maria Veralli erede de’ Marchesati di Castel-Viscardo, e Viceno, e fratello del Cavaliere Fra Alviano Gran Prior di Venezia dell’Ordine Gerosolimitano, e di Eugenia maritata in Girolamo Mattei Duca di Giove, per mezzo di varj onori nelle Classi Prelatizie ottenuti, giunse al conseguimento di quello, cui unicamente aspirava. Cominciarono questi dal Referendariato di Segnatura, e lo seguirono il Protonotariato de’ Partecipanti, nel Collegio de’ quali venne aggregato li 29. Giugno 1664. e la Nunziatura alla Corona di Francia, col carattere di Arcivescovo di Patrasso. Mentre risedeva in Parigi, accettissimo a Luigi XIV. non meno che a Clemente X. molto appagato del suo ministero, riportò la Dignità Cardinalizia li 22. Maggio 1675. col tìtolo di Prete di S. Grisogono. Per l’alta stima, ch’ebbe de’ suoi talenti Innocenzo XII. lo scelse alla carica di Segretario di Stato , in cui diedesi a divedere con i prudenti provvedimenti, che con somma facilità ritrovava negli affari più disastrosi, per un’impareggiabil Ministro . Sendo alla fine Prefetto della Segnatura di Giustizia, e Vescovo Prenestino li 13. Giugno 1717. finì di vivere, e il di lui cadavere fu deposto in S. Maria in Vallicella nella tomba de’ suoi Maggiori.

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15 Apr 2011

le Quattro Stagioni di Guido Reni, dipinto donato da Orazio Spada a Papa Clemente X

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                     4 stagioni guido reni
Da Museo di Capodimonte Di Nicola Spinosa, Mariella Utili, Touring club italiano

Le quattro stagioni di Guido Reni
Olio su lino cm 175×230
Dipinta a Bologna intorno al 1617/20 per un ricamatore, questa allegoria, caratterizzata da una raffinata cromia e dall’elegante intreccio di corpi, panneggi e sguardi legati in un muto dialogo, fu riacquistata da Reni nel 1638 per 350 scudi e rivenduta per il doppio al Cardinale Spada. Donata nel 1672 da Orazio Spada al novello papa Clemete X Altieri, nel 1802 fu comprata da Domenico Venuti per le raccolte borboniche. Nuovamente trasferita nel 1926 per arredare la Camera dei Deputati, è rientrata a Capodimonte nel 1999.

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10 Apr 2011

altare della Chiesa di S. Maria dell’Angelo in Faenza, fatto costruire dalla famiglia Spada

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altare s. maria angelo faenza
Da La chiesa di S. Maria dell’Angelo a Faenza, Di Stefania Campomori, Stefano Gambi, Antonio Gasparri, Paola Vacchi
Articolo presente in: Architetture della Compagnia ignaziana nei centri antichi italiani a cura di Giuseppe Rocchi

Di particolare rilevanza è la cappella maggiore, di patronato della famiglia Spada. La sua decorazione con il prezioso altare in marmo fu intrapresa con criteri diversi dal resto della Chiesa per il suo carattere di cappella gentilizia. Venne fatta erigere dai figli del brisighellese Paolo Spada che, secondo quanto lasciò scritto nel testamento dell’8 aprile 1631 aveva destinato duemila scudi per la costruzione dell’altare. Paolo Spada, tesoriere papale e capostipite della famiglia che divenne a Roma una delle più illustri casate del tempo, aveva incaricato il primogenito Giacomo Filippo della realizzazione della cappella funeraria di famiglia. Pochi anni dopo anche Giacomo Filippo morì e l’esecuzione del testamento passò in mano ai due figli minori, il cardinale Bernardino e il padre barnabita Virgilio che come mecenati erano sempre stati molto attivi. Virgilio poi, da questa pratica, aveva tratto una certa familiarità con l’architettura, tanto che gli erano stati affidati dalla corte papale numerosi incarichi.
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09 Apr 2011

di Michelangelo Spada e di un terreno in enfiteusi, di Nicola e Tommaso Spada che acquistano un altro terreno a Spinazzola di Bari

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spada spinazzola1
spadaspinazzola2

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03 Apr 2011

dell’alfabeto istoriato di Valerio Spada

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alfabeto valerio spada a-m
alfabeto valerio spada n-z

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03 Apr 2011

opera di Romagnesi in onore di Napoleone II, copiata da un rilievo romano nel Palazzo Spada di Roma

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romagnesi rilievo spada palazzo
Minerva Protecting the Young King of Rome, 1811 ; Joseph-Antoine Romagnési (French, ca. 1782–1852)
Plaster, painted to resemble yellowish stone; green marbleized wood (frame only)
45 1/2 x 29 in. (115.6 x 73.7 cm), Rogers Fund, 1927 (27.191.2)

This is the original plaster for a relief intended to celebrate the birth of Napoleon I’s son, Napoleon II, or François-Charles-Joseph, in 1811, who was endowed by his father with the title King of Rome in symbolic confirmation of the imperial dynasty. The work was exhibited at the Salon of 1812. Its formal aspects were possibly inspired by Roman reliefs in the Palazzo Spada, Rome. A smaller plaster relief depicting the King of Rome with the she-wolf who suckled Romulus and Remus also exists. Due to the Bourbon Restoration of 1814, the marble version was never completed; the marble block was instead used for Romagnési’s variant composition of 1817, Minerva Protecting France.

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02 Apr 2011

del frate predicatore Giovanbattista Spada che ricusò due Vescovati

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Da Galleria De’ Somme Pontefici, Patriarchi, Arcivescovi, E Vescovi dell’Ordine de’ Predicatori, Volume 2 Di Giovanni Michele Cavalieri

Il P. Maestro Fr. Giovanbattista Spada Orsini, Nobile Lucchese ricusò nel 1686. il Vescovato di Gravina nella Puglia, perocche vacando quella Chiesa per la morte della degníssíma memoria, di Monsignor Cennini (che fu insieme Vescovo di Gravina di gran parti , ed inquisitore Generale di tutto il Regno di Napoli di gran prudenza) il nostro Cardinal Fr. Vincenzo Maria Orsini (che ebbe lo Spada per qualche tempo suo Lettore in Napoli e gli diede il propio cognome) e la Duchessa sua Madre, per lo singolare affetto, che perciò gli portava , lo chiedevano per Vescovo di quella loro cospicua Città ; ma il desiderio di non abbandonare i suoi Chiostri, gli fece rigettare le esibizioni. E di più ha rifiutato un altro buon Vescovado in Ispagna, al quale lo voleva promovere il P. Maestro Mattiglia , odierno Confessoro del Re, per la stima , che ha sempre fatto del di lui merito , e della profondità della di lui dottrina, dacchè lo conobbe , quando era Studente in Salamanca . E’ stato Lettor Maggiore , e quattro volte Priore nel suo Convento di S. Caterina a Formello di Napoli: Priore del Convento degl’Angiogioli di Ferrara, e del Convento di Forlì: Reggente in Bologna, e Provinciale della sua Provincia di Lombardia , istituito dal Regnante Sommo Pontefice Innocenzio XII. per opera del detto nostro Cardinale Orsini nel 1692. E nel suo Convento specialmenre vi sono di luí molte degne memorie.

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01 Apr 2011

stemmi Spada – Ghisilardi dipinti su maioliche faentine

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                                      ceramica faenza stemmi spada ghisilardi
Da lavecchiafaenza.it
Stile compendiario. Stile che si sviluppò nelle botteghe faentine della seconda metà del ’500 come reazione all’eccessivo cromatismo del secolo precedente. Da allora in avanti si vedranno sempre più maioliche dipinte con colori languidi, con figure di putti e brevi tocchi di turchino quali uniche decorazioni sopra il candore vellutato dello smalto stannifero.
L’immagine raffigura due obelischi e un piatto traforati con stemmi congiunti delle famiglie Ghisilardi e Spada in stile compendiario. Faenza, 1636 circa. Accompagnava la credenza nuziale realizzata per le nozze tra i Ghisilardi, nobile famiglia bolognese, e gli Spada principi di Brisighella.

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27 Mar 2011

di Paolo Spada che lasciò ingenti somme di danaro per la costruzione della facciata e dell’altare maggiore della chiesa di S. Paolo Maggiore in Bologna

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paolo spada del domenichino                san paolo maggiore bologna
Da Cose notabili della Città di Bologna .. Di Gius. di Gio. Battista Guidicini
Paolo di Giacomo Spada morto d’ anni 90 li 15 aprile 1631 in Faenza, dispose di scudi 6000 in capitali di Monte, da erogarsi nella fabbrica di una cappella da farsi entro 10 anni dopo la sua morte, in una chiesa di Roma, a scelta del Padre Virgilio Spada di lui figlio. e prete dell’ Oratorio, il quale, in vista che la primogenitura Spada era stabilita in Bologna, implorò ed ottenne il decreto d’ eseguire in Bologna la volontà del testatore, e per una chiesa dedicata al Santo del suo nome, perciò li 13 ottobre 1634 convenne coi Bernabiti di Bologna di far la facciata e l’ altar maggiore di questa chiesa, per la qual facciata si obbligò lo Spada di spendere L. 15000. I Bernabiti nel 5 dicembre susseguente accordarono a Bonifazio Socchi, a Cristoforo Ghiezzi ed a Giacinto Corbi, L. 9000 fra materiale e fattura per dare compita la facciata, disegnata dal maestro Andrea Fichi, entro due anni, esclusi i lavori di macigno, che furono concordati per L. 7000 con Gio. Battista da Fiorenza e con Giovanni Antonio Albertoni. Il restante della somma testata, assieme a’ suoi lucri, fu assegnata per l’ altare della cappella maggiore, in proposito di che il Crespi dice che i fondamenti costarono molto, perchè piantati sull’ antico alveo dell’ Aposa.
                          altare san paolo maggiore bologna      donazione spada san paolo maggiore bo

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16 Mar 2011

L’ORGOGLIO DI ESSERE ITALIANI

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                                        tricolore1
                                         150 anni

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06 Mar 2011

Meridiana del Palazzo Spada di Roma

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da diamante.uniroma3.it foto di Pietro Musilli
meridiana palazzo spada roma 1
meridiana palazzo roma spada2

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27 Feb 2011

sonetto di Leonello Spada

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lionello spada

          SONETTO DI LEONELLO SPADA
          L’ Elevato Accademico Selvaggio.

       Da l’Empirea Magione, ove risplende
In Maestà suprema il sommo Giove;
Vaga di celebrare invitte prove
Schiera d’Alati Musici discende.
      E con veloci piume ogn’ uno attende
Per l’aringo de l’Aria a imprese nove;
Chi squarciando le Nubi il canto move;
Chi per canore trombe il fiato estende.
      E tutti lieti in un dolce intonando
Girano intorno a questa bassa Mole
Di voi, de gli Avi vostri i nomi alzando.
      Di lor cui splender fanno eguali al sole
Palme, Porpore, et Or; di voi cantando
Gli Amori, gl’ Imenei; la Regia Prole.

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27 Feb 2011

veduta di Firenze di Valerio Spada

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valerio spada veduta firenze
di Valerio Spada (1650) una rarissima e bellissima Veduta della città di Firenze Muricciolo del prato de’ padri di San Francesco al monte, chiesa sita poco sotto l’odierno Piazzale Michelangelo. In primo piano scene pastorali e di genere dietro le quali si staglia il panorama di Firenze, su cui campeggia la cupola del Brunelleschi. Si tratta di una delle prospettive più affascinanti della storia del racconto grafico di Firenze

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27 Feb 2011

Sonetto di Francesco Spada

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                                      francesco spada

                            da Duecento sonetti in dialetto romanesco
ab
ac

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26 Feb 2011

iscrizioni nella Cappella Spada nella Chiesa Nuova o di S. Maria in Vallicella di Roma

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stemma spada veralli
Stemma Spada Veralli

da Lettera di Francesco Cancellieri al Cardinale Antonio Pallotta sopra una copia all’encausto della scuola di Atene di Raffaello.

Giambattista Veralli avendo sposata Eugenia Rocci, partorì due sole figliuole Giulia , e Marìa. Questa congiuntasi in matrimonio nel 1636 con Orazio , nipote del cardinal Bernardino Spada , portò seco in dote tutta l’ eredità dei Veralli , eccedente la somma di 200 mila scudi .
Nella nobilissima cappella dedicata alla B. V. ed a’ SS. Carlo ed Ignazio, sotto 1′ organo, a cornu Epistolae dell’ altar maggiore della Chiesa Nuova, appartenente alla Famiglia Spada, sotto 1′ iscrizione del card. Bernardino Spada, alla sinistra si legge quest’ altra, decorata dello stemma Veralli , esprimente sopra fondo rosso un’ onda bianca di mare , sovrastata da una gran rosa candida senza stelo
a
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26 Feb 2011

lettera del Cardinale Fabrizio Spada al Governatore d’Albano

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Lettera scritta dal Signor Cardinale Spada Segretario di Stato al Governator d’Albano .

La Sagra Consulta dopo sentita la vostra informazione ha ordinato, che si restituisca subito il bove aratorio d’Antonio Agostini della Riccia , che dal Guardiano del danno dato fu condotto in codesta osteria , riservando alle parti di dedurre avanti la medesima le ragioni, che hanno per le spese; così farete voi, che siegua; e Dio vi guardi. Roma, 2. Ottobre 1698.
Vostro Amorevole — II Cardinal Spada

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26 Feb 2011

Lettera Di Giuseppe Spada Ai Suoi Concittadini

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da Storia della rivoluzione di Roma e della restaurazione del governo Pontificio, dal 1 Giugno 1846 al 15 Luglio 1849… Di Giuseppe Spada

LETTERA Di Giuseppe Spada Ai Suoi Concittadini, Nella Quale Spiega Lo Scopo Che Si Era Proposto Nel Fare La Sua Collezione Storico-politica, E Nello Scrivere Alcune Memorie Sugli Avvenimenti Occorsi In Roma Dal 1 Giugno 1846 al 15 Luglio 1849.

Gli avvenimenti, che dall’anno 1846 all’anno 1849 succederonsi, furono così imprevisti a Roma, e la loro rapidità nello svolgersi così sorprendente, che vennero a colpire siffattamente la mia immaginazione, nudrita fino allora da una atmosfera tutta pacifica e tranquilla, che m’indussero a fare le più serie riflessioni sopra un soggetto sì tristamente importante.
La facilità poi colla quale uomini dotati anche di talento e di esperienza si lasciavano circonvenire ed illudere specialmente nell’ anno 1847 dagl’ inganni orditi da una rivoluzione larvata, la cui portata fu di gran lunga maggiore di ciò che comunemente si crede, la propensione in quasi tutti a sragionare, a chiudere gli occhi ai pericoli, a sognare il ritorno della età dell’ oro, a credere ai ciarloni e agi’ impostori, a ritenere per cime d’uomini, individui destituiti non solo di principi, ma di posizione sociale, e viceversa il non prestare più ascolto alle persone assennate, non che l’acciecamento fatale che nelle alte, nelle medie, e nelle basse regioni della società prevaleva, offrivano un sì strano spettacolo, che, mentre commossero altamente l’animo mio, m’indussero a escogitare il modo, onde la rimembranza di tali avvenimenti non andasse perduta ad ammestramento dei presenti o dei posteri.
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25 Feb 2011

tre lettere di Fulvio Testi al Cardinale Bernardino Spada

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Da Opere scelte del conte D. Fulvio Testi: Lettere Di Fulvio Testi (conte)

193. Al Sig. Cardinale Spada

La benignità con la quale la Santità di N. S. si move a considerare gl’interessi della mia casa è frutto della protezione di V. Eminenza sperato piuttosto per la sua particolar cortesia, che preteso per alcun mio merito particolare. Il favore adunque che mi fa V. E. è spontaneo, ma le grazie che io gliene rendo sono obbligate: così volesse Dio che a benefìzio sì fatto io avessi occasione di corrispondere con altro che con parole. Supplico V. E. a porgermene l’ opportunità co’ snoi comandamenti, ed a continuarmi insieme l’ assistenza del suo cortese affetto, se non per altro almeno per dimostrare di non avere dapprima inconsideratamente impiegato il suo patrocinio. Intanto bacio all’ E. V. con tutto l’ animo le mani. 10. Dicembre 1644
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21 Feb 2011

il cardinale Bernardino Spada e la fortezza urbana di Castelfranco Emilia

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    bernardino spada cardinale
    progetto fortezza presentato bernardino spada
    forte urbano castelfranco emilia
    Da Annali della città di Bologna dalle sua origine al, 1796, Volume 7

    Anno di Cristo 1628. Null’altro diremo delle cose di quest’anno, se non che dal Legato Bernardino Spada fu dato principio alla costruzione della Fortezza Urbana, poco lungi dal confine modenese a Castel Franco, presso la strada postale che guida alle regioni di Lombardia. Nelle fondamenta di tale propugnacolo vennero poste medaglie d’argento e d’altri men nobili metalli , nelle quali da un lato era 1′ effigie di Papa Urbano VIII. e dall’altro il disegno della mole marziale che si andava erigendo. In alcune invece scorgevasi un san Petronio, col pastorale in una mano, e nell’ altra la città di Bologna , cui stava nel rovescio il motto Saecuritas publica. Tale fortezza venne fornita di quattro baluardi , che da diversi Santi prendevan nome; ed avevano centotrenta cannoni stabili, senza alcuni altri di uso straordinario, i quali furono colà recati da Bologna, da Ancona, e da Perugia.—
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20 Feb 2011

quando Francesca Maria Spada Veralli, figlia di Clemente e di Pulcheria Rocci, portò in eredità la villa di Frascati a Innocenzo Muti Bussi

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villa muti frascati
Da Sui colli albani e tusculani: lettere Di Oreste Raggi

Non già Bernardino Rocci, come pubblicò il Nibbi, fu il fondatore di essa ma le diede origine certo canonico Lodovico Cerasoli che del mille cinquecento settantanove acquistati alcuni terreni in questo colle, vocato allora dei serpenti, si formò questa villa che per la situazione del suolo in sulla china del monte ridusse a vari terrapieni. Monsignor Pompeo Arrigoni, d’illustre famiglia milanese, nelle leggi valentissimo, onde Filippo II lo ebbe per suo avvocato in Roma, e da uditore di rota fatto poi cardinale, fu quegli che la comprò e v’ innalzò questo grande palazzo degno più di città che di campagna. Furono suoi eredi monsignor Ciriaco Rocci e Diomede Varese ; il Rocci fu poi cardinale alla quale dignità giunse pure Bernardino suo nipote uno dei più dotti nella corte romana e che, tenuta la porpora cinque anni, morì di sessantadue nel mille seicento ottanta appunto in questa villa ch’ egli redò ma non fece. Ultima di famiglia Rocci fa Pulcheria che sposatasi non so in chi di casa Spada ebbe una figlia Francesca la quale, congiuntasi con Innocenzo Muti gli portò in dote gran parte della villa che oggimai dai Muti piglia nome, benché parte sia pure dei conti Amadei che la ereditarono da uno zio Girolomo Varese. Ora tornando in sul descrivertela de’ due viali presi quello a manca e uscitone mi vidi di fronte sorgere il palazzo. Nel andito di esso è un’ antica scultura rappresentante una danzatrice in atto di ballare. Giunto al primo piano, ampie stanze nelle quali non ti troveresti soffocato come avviene in quelle di oggidì, ti mostrano la passata magnificenza. Una di esse ha un bellissimo apparato cinese ma il pregio maggiore ebe abbiano tali stanze sono parecchie pitture nelle volte che lo stile , una antica tradizione e il saper certo che Domenichino è stato in queste vicinanze a lui attribuiscono. In una di quelle che appartengono ai Muti è figurato il sogno di Giacobbe, in altra il sacrificio d’Isacco. In quelle degli Amadei vedresti la Creazione dell’ uomo, Sara, Giuseppe e nella maggiore Mosè col suo popolo nel deserto le quali ultime pitture anche i maestri dell’ arte Stimano dello stesso Domenichino : una Susanna poi sulla volta di una piccola stanza piuttosto che di lui dicono della sua scuola. Prima di uscire del palazzo mi fu mostrato pure nello appartamento dei Muti il ritratto in marmo di quel Bernardino Rocci che quivi, come ti diceva, mori.

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20 Feb 2011

L’Oratorio dei Filippini a Roma : il risultato geniale dell’incontro tra Francesco Borromini e Virgilio Spada

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    padre virgilio spada P. Virgilio Spada
    oratorio filippini roma
    Da Borromini Di Stefano Borsi
    Prima ancora di costruire la chiesa per i trinitari Borromini entra in contatto con gli oratoriani, l’ordine fondato da Filippo Neri impegnato nell’edificazione del proprio convento, nell’organizzazione di un’isola nel composito tessuto cittadino, nel dilatare gli spazi di rispetto dinanzi alla chiesa di Santa Maria in Vallicella, la cui facciata è realizzata nel 1604-1606. Dal 1627 nella commissione che sovrintende alla nuova fabbrica è Virgilio Spada, un aristocratico emiliano colto e appassionato d’architettura: un incontro che risulterà decisivo, anche se lo stesso Spada, nel Dialogo del 1649 (una versione divulgativa dell’Opus di due anni prima) attribuisce al preposito Angelo Saluzzi il merito del primo contatto coll’architetto ticinese. In ogni caso nell’Opus (il cui testo è redatto dallo stesso Spada) si fa esplicito riferimento ai molti disegni censurati sempre dal P. Virgilio Spada. Architetto dell’ordine è Paolo Maruscelli, già stimatore degli oratoriani dal lontano 1622, nonché autore dei disegni della sagrestia (inaugurata nel 1634) e dell’altar maggiore (fine 1636). La vicenda assume nel corso del 1637 aspetti imprevedibili per Maruscelli: per il nuovo oratorio la commissione richiede progetti in tutta Italia. Grazie ai buoni uffici di Spada, viene prescelto il disegno borrominiano. A Maruscelli viene di conseguenza imposto un socio, ma non la prende bene: architetto della congregazione da tredici anni, resiste per un mese circa e poi si dimette. A metà 1637 Francesco è il nuovo architetto degli oratoriani, che probabilmente si aspettano un tecnico in grado di dare continuità a progetti concepiti da altri e già approvati da tempo: quanto di più distante dalla traboccante inventività del maestro di Bissone. E’ un equivoco di fondo che alla lunga produrrà i suoi effetti. L’Oratorio è il risultato geniale dell’incontro tra Borromini e Spada, la gemma preziosa dell’anello della Congregazione (Opus), La facciata, che nasconde con un brillante espediente prospettico il corpo trasversale dell’edificio (il tema della doppia fronte è ripreso dall’Escorial. Descritto nel 1626 da Cassiano dal Pozzo), intesse un dialogo particolare con quella dell’adiacente Chiesa nuova (come è anche detta Santa Maria in Vallicella) di cui dovrà essere intenzionalmente più piccola, meno ornata, e di materia inferiore.

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18 Feb 2011

di quando frà Alviano Spada restaurò la Chiesa dei templari a Tempio di Ormelle (TV)

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tempio ormelle
Da Guida all’Italia dei Templari: gli insediamenti templari in Italia Di Bianca Capone,Loredana Imperio,Enzo Valentini

Nel 1492 sappiamo che il cappellano di S. Maria del Tempio di Oderzo era un certo pre Drinasto. Questa tesi è avvalorata anche dal fatto che nel 1806, sulla porta maggiore della Chiesa vi era una iscrizione che diceva come in epoca passata la chiesa fosse dedicata alla Vergine Maria. Ora questa lapide non esiste più. Il testo era il seguente:”L’anno 1720, il venerabile Gran Priore frà Alviano Spada restaurò questo tempio, dedicato alla B. Vergine Maria, che stava per cadere in rovina per la sua antica vetustà; nel 1733 lo rinforzò, lo terminò e lo munì di catene di ferro, di porta a volta, di panche, di sedili, di nuovi e più grandi ‘nolis’ e di sacre suppellettili, e così com’è l’adornò interamente il venerabile balì e Gran Priore frà Francesco Maria dei conti di Boccaferro o Boccadiferro, che le preghiere elevate a Dio da tutti i suoi cavalieri conservino a lungo in buona salute”.

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15 Feb 2011

Massimo d’Azeglio ricorda il principe Luigi Spada

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Da I miei ricordi, Volume 2 Di Massimo Azeglio,Alessandrina Ricci d’ Azeglio

Conoscevo a Roma un giovane, guardia nobile, don Luigi de’ principi Spada, che per molte scapataggini s’era ritirato dal servizio. Era giovane d’onore, di cuore, di spiriti più che vivaci, non mancava di talento e di coltura. Ma un cervello, che Dio ne scampi quanti, avendo voglia di studiare, hanno prima di tutto bisogno di vivere tranquilli.
Una circostanza stava però in suo favore ; sua madre era morta pazza.
Egli si era lasciato impaniare dalle società segrete, e portava un certo pugnale segnato con un numero 3, che dava a supporre già collocati in buone mani il numero 1 ed il numero 2 — senza contare quelli che potevano venire in seguito. Non conosco le imprese degli altri numeri, ma metterei la mano nel fuoco che il numero 3 non fu mai quello d’un assassino. Non era un birbante don Luigi Spada, era un cervello spiritato.
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12 Feb 2011

organo Alderano Spada a Greccio, Rieti

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organo alderano spada greccio
Da organosandomenicorieti.it
ORGANO ALDERANO SPADA (SEC. XIX) – CHIESA DI S. MICHELE ARCANGELO (GRECCIO)
LOCALITÀ: Greccio,Rieti
AUTORE E DATA: Alderano Spada, 1800 circa
EDIFICIO: Chiesa di S. Michele Arcangelo
UBICAZIONE: in cantoria, sopra l’ingresso
CANTORIA: lignea
CASSA E PROSPETTO: cassa lignea addossata alla parete; prospetto rettilineo ad unica campata, decorato a mo’ di stucco. Cornicione rettilineo superiore alla cassa, con iscrizione superiore CANNE DI FACCIATA: 23, di stagno, distribuite in unica campata a cuspide con ali, con labbro superiore a mitria sormontata da punto a sbalzo, bocche formanti festone digradanti al centro e piu’ alte ai lati.
TASTIERA: a finestra di 50 tasti (Do1-Do5, con prima ottava corta); diatonici in bosso, e cromatici in legno duro tinto di nero; modiglioni laterali di noce, rettilinei; listello frontale di noce, con decorazioni tipiche degli Spada (identiche nella foggia all’Organo della Chiesa del Cimitero di Rieti, stesso Organaro)
PEDALIERA: scavezza, a leggio, di 9 tasti (Do1-Do2), costantemente unita alla tastiera tramite spaghi (da registrare).
REGISTRI: a destra della tastiera, disposti entro cornici lignee intagliate a mo’ di cartiglio, su 2 (a destra) e in unica colonna (a sinistra), a tiranti con pomelli lignei torniti; cartellini originali manoscritti ad inchiostro, tranne gli ultimi due di sinistra, novecenteschi a stampa (i cartellini manoscritti di sinistra, sebbene antichi, sono di mano e inchiostro diversi da quelli di destra, che sono inoltre accompagnati da consigli di registrazione: v. anche “Iscrizioni”):

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12 Feb 2011

Isolani Lupari Giacopo, figlio di Claudia Spada

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Figliuolo del Conte Alamanno, e della Marchesa Claudia Spada, successe al Padre nel Senatorato l’ anno 1733. Nel 1742 sposò la Contessa Margarita Bajardi, Parmigiana , Figliuola del Conte Artaserse, leggiadro Poeta. Sostenne tutte le Magistrature, che sono proprie delle Famiglie Patrizie, e fu Dottor di Legge, e Lettor pubblico nella nostra Università. Sostenne 1’ Ambascieria ordinaria de’ Bolognesi in Roma presso la Santa Sede , ed ivi terminò i suoi giorni la notte antecedente al primo di Gennajo dell’ anno 1767. Alla pubblica Lettura , ch’ egli benché assente godeva , fu cangiato il titolo legale in un titolo di Filosofia , e fu conferita ex officio a voti pieni al celebre nostro Signor Palcani , che allora oltrepassava appena gli anni diciotto.
Varj Lirici componimenti di Giacopo Isolani stanno sparsi per le raccolte del nostro secolo; ma il più pregevole si è il seguente , the dal Quadrio Storia e ragione della volgar Poesia vol. VII. p. 407. fu registrato nel Catalogo de’ Novellatori in verso Italiano . L’ amor virtuoso Poemetto dedicato ad un amico ozioso da Cbenesio I’. A. della Colonia Renia in Bologna a S. Tommaso d’ Acquino 1739.

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06 Feb 2011

di Lavinio de’ Medici Spada

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lavinio de medici spada 1827  busto ignazio sarti
da Treccani.it
Spada de’ Medici, Lavinio. – Letterato, uomo politico e mineralista (Macerata 1801 – Firenze 1863). Autore, in gioventù, di versi lodati da V. Monti e G. Perticari, frequentò a Roma l’Accademia ecclesiastica: uscitone prelato, senza aver preso però gli ordini sacri, intraprese la carriera di governo. Reggente della legazione di Ravenna durante l’assenza di A. Rivarola, quindi a Spoleto come delegato, fu infine a Roma dove divenne prefetto delle armi sotto Gregorio XVI, e tenne l’ufficio col titolo di presidente delle armi nel ministero costituito da Pio IX nel 1847. Ritiratosi a vita privata si dedicò a studî di botanica, ma è soprattutto noto per la collezione di minerali che egli riuscì a mettere insieme e che, acquistata (1851) dal governo pontificio per l’univ. di Roma, forma ancor oggi un nucleo importante di quel museo di mineralogia. Descrisse la meteorite di Monte Milone (Marche), caduta nel 1846.
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23 Gen 2011

di Giobatta Spada quando il diarista Giacinto Gigli diventò Dottore

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Da Giacinto Gigli ed i suoi diarii del secolo XVII, per Alessandro Ademollo

Addolorato di non aver potuto dare a suo padre la consolazione di vederlo dottore, Giacinto non volle lasciar correre più di un mese dalla morte di lui senza compiere la cerimonia tanto dal defunto desiderata. Fu dunque a ciò destinato il primo di dicembre 1616, nel qual giorno, racconta il Gigli, fu di bisogno che io deponessi lo scoroccio (abito di lutto) e comparissi con abito nobile e proporzionato; non volsi gran concorso di persone sì per ritrovarmi in tale stato, come perche veramente non fui mai vago di questi strepiti che con tale occasione circondavano per Roma i Dottori novelli ; però da alcuni miei amici in fora, et i parenti (che con honoratissimo corteggio mi seguitorno) e quelli che si ritrovomo nella Sapienza, non vi fu chi lo sapesse.
Andai nel cocchio di Monsignor Alessandro Mileti, mio zio, sedendogli a canto. Dipoi, conforme al solito, giurai et esplicai i punti datimi dal sig, Gio. Batta Spada Decano degli Auditori Concistoriali, contro li quali argumentò il sig. Lorenzo Feo et finalmente dal sig. Bernardino Bongiovanni fui ad esso grado di Dottore solennemente promosso, come per istrumento pubblico appare et per il privileggio concessomi per li atti di Mario Gasberni sotto il suddetto giorno e quando io mi adottorai havevo 22 anni et 8 giorni.

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08 Dic 2010

Gio. Battista Spada presidente della 2^ municipalità ai tempi della Repubblica Romana

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04 Dic 2010

Francesco Gaetano Spada marito di Margherita Burlamacchi

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Da vita di Francesco Burlamacchi di Francesco Domenico Guerrazzi

E noi frugando pei ricordi dei tempi troviamo come Roma si sbracciasse a soffocare in Lucca ogni anelito di libertà religiosa: così il Vescovo nel novembre del 1555 arresta, e processa sottoponendolo al tormento Rinaldino soldato di Guardia, e dopo averlo costretto ad abiurare in Duomo sopra un palco, vestito di giallo, con torchio di cera gialla in mano lo mandò legato a Roma al Santo Offizio; nel 1556 il Vescovo per comandamento di Roma cattura come sospetti di eresia, ed ostinati a non ritrattarsi Girolamo Santucci, Giovannipiero da Dezza, e Giovambattista Carletti, e gl’invia a Roma, donde furono relegati nelle proprie case. Del pari per ordine espresso di Roma nel medesimo anno il Vescovo fece citare pubblicamente dal pulpito in Duomo sotto pena della vita, e della confisca da applicarsi alla Camera apostolica per intimare loro che si costituissero nelle carceri del Santo Offizio a Roma, Nicolao e Girolamo Liena, Niccolao Balbani, Gaspero da Massaccuccoli, Cristoforo Trenta Guglielmo Balbani, con altri parecchi; e poichè rimasero contumaci l’eccellentissimo Consiglio li dichiarò ribelli, e ne confiscò i beni; di più nel medesimo giorno impose le pene a cui in qualsivoglia maniera per lettera, o per messaggio corrispondesse cou loro; e non si potendo sfogare in altro, così volendo la Inquisizione di Roma, gli arse in effige nel gennaio del 1559 sopra la piazza di San Michele: sei mesi prima Michele di Alessandro Diodati chiamato a Roma era chiuso in carcere dove si logorò fino al pontificato di Pio IV: e poco dopo con solenne e grottesca cerimonia presi pel collo ebbero ad abiurare in Duomo non pochi cittadini fra i quali un frate sfratato dei Servi.
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03 Dic 2010

Vitale de’ Buoi Vescovo di Faenza, figlio di Laura Spada

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da Annali della città di Bologna dalle sua origine al, 1796, Volume 8

E Vitale de’ Buoi fu pure bolognese (n. 29 maggio 1732) , e Vescovo di Faenza (28 sett. 1767). Era stato in gioventù a Roma, dove studiò legge e teologia : fu caro a Clemente XIII e carissimo a’ suoi diocesani per la bontà paterna, e per la vera liberalità a pro de’ poveri , e di quanti soffersero danni pel tremendo terremoto che avvenne colà nel 1781. Egli morì di soli 54 anni nel suo vescovato, correndo il 1787, e fu seppellito in quella cattedrale. La madre superstite Laura Spada , gli celebrò un funerale magnifico anche in Bologna , nella loro parrocchia di S. Nicolò degli Albari
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28 Nov 2010

cippo nell’ex Palazzo Spada a Bolsena

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Da Storia di Volseno, antica metropoli della Toscana Di Andrea Adami
La Famiglia Spada Patrizia Romana possiede un nobilissimo palagio in Volseno, nella cucina del quale sì vede un Cippo, o Piedestallo , che sìa , in cui leggesì la presènte memoria.
iscrizione spada bolsena
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24 Nov 2010

dedica di Michelangelo Salvi a Bernardino Spada Vescovo di Sabina

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dedica vescovo sabina
EMIN.mo ET REV.mo PRINCIPE
Non si trova pur uno di quei, che danno Opre alle Stampe, (Eminentissimo & Reverendissimo Principe) che non dia lodi quanto può, alla persona, a cui le dedica , Di questi officij, fu da me già eseguito il primo fin quando Monsig. Illustrissimo Rospigliosi, hoggi Segretario di Stato di Sua Santità, si degnò aprirmi strada ad inchinare il di lei incomparabil merito, a cui fin all’hora tutto me stesso, con ogni sincerirà dedica. Esequire hora’l secondo, nè la sua modestia lo vuole, ne la mia debolezza lo vale ; oltre a che se gli splendori di Casa SPADA non hanno mai patito eclisse la Maestà de’ suo’ GIGLI hà sempre campeggiato fastosa, di forte che, stancate de’ Dicioní le più faconde lingue , e degli Eruditi le più limate penne fino da’ marmi, e da bronzi sono le sue glorie celebrate, chi le negasse, insensato affatto sarebbe . Per tanto non altro restandomi che di supplicare (come fò con tutto l’animo) la singolare umanità sua, che non sdegni gradire l’eccesso del mio affetto, e’l sommo di mia devozione, anzi continuandomi ‘l favore del suo cortesissimo patrocinio, difendere co’l taglio delle sue valenti SPADE dagli ostacoli dell’opposizioni, e maldicenze quest’Opera fatta sua, le bacio, con quell’humiltà, ch’io posso, il sacro lembo.
Roma 18 Settembre 1655.

D.V. E. Reverendiss.
Devotissimo & Obbligatissimo Servitore
Michel’angelo Salvi

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22 Nov 2010

del Cardinale Michelangelo Tonti

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cardinale michelangelo tonti stemma cardinale tonti2 spade al naturale incrociate punte in alto su troncato di azzurro e di oro – stella (6 raggi) di argento su azzurro (dallo Spreti)

Da Comune di Rimini.
Tra i personaggi favoriti da Paolo V, il più importante fu certamente Michelangelo Tonti, nato nei pressi di Rimini nel 1566. Si era addottorato all’Università di Bologna in diritto, distinguendosi sin da giovane per acume e capacità diplomatiche. Trasferitosi poi a Roma, entrò in contatto con Francesco Borghese, che lo introdusse presso i fratelli, Orazio e Camillo, di cui divenne intimo giungendo a curare gli interessi di famiglia. Quando nel 1605 Camillo divenne papa, la fortuna di Tonti fu assicurata: nel 1608 fu nominato arcivescovo di Nazareth (da cui il soprannome di «cardinal nazareno») e nello stesso anno Paolo V gli conferì la porpora cardinalizia. Come sottolinea il Rigazzi, Tonti «seppe fabricarsi la fortuna da sé stesso», ma la sua ascesa all’interno della carriera ecclesiastica, incredibilmente repentina e non giustificata da titoli nobiliari, divenne in breve oggetto di molte invidie all’interno della Curia, tant’è che nella capitale si diffuse la pasquinata «Paulo sedente, Tonto regnante».
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21 Nov 2010

degli Spada di Pistoia, poi Fetonti (Tonti)

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stemma tonti
Dalle Historie Di Pistoia E Fazioni D’Italia, Di Michelangelo Salvi

1334. La Toscana godeva gran quiete, e tranquillità, e tra le sue città particolarmente Pistoia, ma perché avviene sovente, che per l’otio molti mali succedono, e come dir si vuole ‘chi ben siede , mal pensa’, incominciarono per mere ombre, e puri sospetti, nemistà, e contese implacabili tra due nobili, e potenti famiglie, seguite l’una, e l’altra da un popolo infinito, nel quale trovandosi molti spicciolati, e poveri, o falliti, altro non bramavano, che fomentare i rancori, a fine di venire alle mani, e veder novità. Tali famiglie erano quella de’ Sodogi, e l’altra degli Spadi, o per essere di contraria Fazione, seguendo questa la parte Guelfa, e della Chiesa, e aderendo quella alla ghibellina e imperiale, o pure (come pare altri voglino) perché i Sodogi come più antichi in questa città, delli Spadi, a questi con ogni industria, benchè per le ricchezze loro potentissimi, della Repubblica i primi honori contendessero, e così in modo alcuno cedersi non volessero, o qual’altra se ne fusse la cagione, avvenne che Fetonte Spadi, per la sua parte cioè a nome di tutta la sua Casata come capo di essa, facendo contro a Vanni di Lippo Sodogi e suoi, che quasi infiniti erano, manteneva gagliardamente la pugna, ma giudicando egli di non essere co’ suoi, che pochi erano, a resistere all’inimico bastante, fece tornare da San Miniato al Tedesco Spada di Lose Spadi, molto bravo e valente, e da farne in simili accidenti gran capitale, il quale era andato ad abitarvi fino del 1309 quando per la rotta de’ Taviani egli si partì di Pistoia, e in oltre si accostò a Carlo di Fererigo Spadi suo parente, confidando nel di lui aiuto, e vivamente sperando di ottenerlo, restò ingannato, perché se ne sdegnò talmente Fetonte, che ceduta volentieri ogni pretensione al nemico stesso, e per interposti amici, fatta, con patti honesti, seco la pace, a fine di alienarsi da Carlo, non più volendolo per parente, si separò dalla comune famiglia, e formando un’altra Casata da quella distinta, volle che Papero, e Filippo suoi figlioli e discendenti, non più delli Spadi, ma de’ Fetonti (col tempo, corrotto il vocabolo, con elisione di una sillaba de’ Tonti) si appellassero; la quale antipatia e nemistà fra Tonti o Fetonti, e gli Spadi, durò fino a che l’istesse famiglie durarono.

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20 Nov 2010

Alcune opere di Lionello Spada

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collage1 lionello spada
Autoritratto; Madonna con Bambino; ritratto uomo; soldato
collage2 lionello spada
Enea ed Anchise; Caino ed Abele; Concerto

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18 Nov 2010

dedica di Niccola Brucalassi a Giovanni Spada Vice Prefetto di Perugia

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Da Osservazione su i teatri del dottore Niccola Brucalassi
dedica brucalassi
Col più filosofo di tutti i Poeti, faccio noto, il motivo che mi ha indotto a tenere in sommo pregio l’ amistà di cui mi avete voluto onorare . A non dimostrarmi però del tutto indegno di tal vanto , a Voi che al buon ordine della nostra Città, ed alla pubblica Istruzione presiedete, presento una Critica Osservazione su i Teatri, necessaria a farsi per queste Contrade, ove la forza de’ pregiudizj ha sempre tentato di estinguere il lume della verità. Quelli che vengono dalla gran Roma nelle nostre Città, pare che sappiano più di quello che in Roma si sa, e si pratica ; onde se qualche dignitosa persona colà di bella Dama al fianco si assise nei teatrali spettacoli, e’ ciò reputò suo giocondo onore, venuto in Perugia lo prescrisse in altrui come delitto. E sino a quando avrà da mascherarsi il vero, onde imporre all’ ignorante popolo con fanciullesche illusioni ?
Leggete, o Signore. E’ questo un dono assai piccolo al chiaro Vostro Merito , ch’ io vengo ammirando ma è grande al cortese letterario Vostro Genio, che già conosco , e per cui mi lusingo, che lo reputiate un pegno di vera stima, con cui mi protesto
Di Vostra ‘Eccellenza
Perugia 2. Ottobre 1809.
Devotiss. Servo, e Amico, Niccola Brucalassi

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16 Nov 2010

della statua di Santa Elisabetta donata da Lucia Spada alla chiesa della B.V. del Paradiso di Faenza

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santa elisabetta

di Don Romano Ricci: La statua di S. Elisabetta d’Ungheria .
Elisabetta nacque nel 1207, figlia di Andrea II, re d’Ungheria. Come era consuetudine a quei tempi, nel 1221 appena quattordicenne, sposò Ludovico IV, langravio (feudatario conte) di Turingia.Ebbe tre figli: Ermanno (1222), Sofia (1224) e Gertrude (1227). Quest’ultima nacque dopo la morte del padre avvenuta ad Otranto, dove egli si trovava con l’esercito crociato in partenza per la Palestina. Elisabetta, rimasta vedova con tre figlioletti in tenera età, si ritirò a Marburgo e qui incontrò una guida spirituale, il monaco premostratense Corrado di Marburgo, predicatore della Crociata. Poiché ella era ormai desiderosa di vivere una vita di povertà, Corrado le proibì di rinunciare alla sua dote, che ella impiegò per costruire un ospedale dove potessero essere accolti gli ammalati più poveri che Elisabetta stessa assisteva, specialmente i più gravi.
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16 Nov 2010

il Decamerone di Francesco Argelati dedicato a Margherita Spada Lambertini

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Da I novellieri italiani in prosa Di Giambattista Passano

Il Decamerone del dottor Francesco Argelati cittadino bolognese. Bologna, per Tommaso Coli, a S. Tommaso d’Aquino, 1746, in-8.
Dopo la carta del Frontispizio, ed al recto della segnatura A 2 : Comincia il libro chiamato Decamerone, nel quale si contengono Cento novelle in dieci dì raccontate da una onesta brigata di giovani virtuosi.
Proemio.
Il quale proemio finisce al verso della segnatura A 3. Nella segnatura seguente vi è la dedicazione A sua Eccellenza la signora Donna Margherita Spada Lambertini marchesa del Poggio e nipote di nostro Signore Benedetto XIV felicemente regnante. Alla pag. 13 comincia il Decamerone, o meglio la prima Giornata, che finisce alla pag. 127 con le parole: Fine della prima Giornata.

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11 Nov 2010

di Ghino Valenti economista, figlio di Eleonora Spada de’ Medici

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Gioacchino Alfredo, figlio di Teofilo Valenti e di Eleonora de’ Medici Spada. Figlio d’arte – il padre era docente di diritto civile nell’università di Macerata – Valenti si formò alla cultura liberale sia frequentando il collegio Tolomei di Siena tenuto dai Padri Scolopi, sia grazie all’ambiente familiare. Dopo la laurea si dedicò agli studi economici, cui lo aveva incoraggiato negli anni giovanili nella biblioteca paterna delle opere di Melchiorre Gioia, Gian Domenico Romagnoli e Carlo Cattaneo.
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10 Nov 2010

della benevolenza del card. Bernardino Spada e di suo fratello Virginio verso Marta Marchina poetessa

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marta marchina
Da Biografia degli uomini illustri del Regno di Napoli, tomo III, 1816

MARTA MARCHINA.
Nacque in Napoli questa maravigliosa fanciulla nel 1600 di n. s. Il padre di lei, più ornato di pietà che illustre per chiarezza di sangue, o provveduto de’ beni della fortuna , andossene ad abitare in Roma , e preso albergo presso la Chiesa e Convento di S. Pietro in Vallicella, con la industria e coi lavorii de’ saponetti, sostentava la sua famiglia. Marta, come che non oltrepassasse il settimo anno, dispiegava sublime ingegno , atto a qualunque maniera di letteraria disciplina , ed animo naturalmente alle pratiche di pietà inclinato . Essendole la madre morta, rimasa essa al governo della famiglia , ascoltava attentamente le lezioni , che due suoi fratelli , 1′ uno maggiore, l’altro minore di lei, i quali andavano alle scuole de’ Gesuiti, ripetevano in casa . Trasse Marta da ciò mirabil profitto ; tanto che in breve tempo fu in grado , senza la scorta di alcun Precettore , d’inoltrarsi nello studio delle lettere, e divenuta la maestra di se medesima, apprese perfettamente il latino, la poesia, alla quale natura 1’ avea formata, indi i principj del Greco , e dell’ Ebraico , nelle cui lingue , in progresso , colla meditazione , dottissima ella divenne. Pregò dunque il P. Ludovico Santolino , Sacerdote dell’ Oratorio nel prefato convento di S. Pietro in Vallicella, confessore e direttore di lei e degli altri di sua famiglia, volesse concederle di potersi procacciare in prestito i migliori poeti ed oratori Greci e Latini , e quindi farne , per suo diporto , attenta lettura . Strana ed indiscreta parve al religioso Prete , il quale il maraviglioso profitto di Marta non sapeva , sì fatta dimanda , e nel tempo stesso le impose di attendere ad esercizj e lavori, siccome egli dicea , più confacevoli ad onesta fanciulla.
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07 Nov 2010

Elenco Spada presenti sul DIZIONARIO BIOGRAFICO DEGLI ITALIANI , Enciclopedia TRECCANI

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Spada Alessandro storico 1561-1635
Spada Alessandro cardinale 1787-1843
Spada Alessandro senatore, geologo 1800-1876
Spada Bernardino cardinale sec. XVII
Spada Fabrizio cardinale 1643-1717
Spada Francesco poeta 1797-1873
Spada Giovambattista cardinale 1597-1675
Spada Girolamo agronomo, sacerdote 1765-1821
Spada Giuseppe giurista sec. XVII
Spada Giuseppe storico 1796-1867
Spada Lionello pittore 1576-1622
Spada Orazio Filippo cardinale 1659-1724
Spada Virgilio oratoriano, scultore 1596-1662
Spada de’ Medici Lavinio prelato, poeta 1801-1864
Spada Potenziani Ludovico

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06 Nov 2010

Lodovico Spada Potenziani fù il padre naturale di Indro Montanelli?

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potenziani montanelli

di Gennaro De Stefano
Il racconto sembra uscire dritto dritto dalla penna di uno scrittore di feuilleton dell’Ottocento o dei primi del secolo scorso. Protagonista, suo malgrado, Indro Montanelli, stavolta non nei panni del grande narratore, ma in quelli del protagonista di un romanzane rosa-politico-nobiliare da far impallidire lui, ma anche Elisa di Rivombrosa.
Tutto nasce dalla pagina 27 del libro dello storico Andrea Di Nicola, Biografia di Lodovico Spada Potenziani, edito dal Comune di Rieti nel 2002, nel quale è scritto che il principe, che portava quel nome così altisonante e abitava a Rieti, in una villa settecentesca con 100 ettari di parco, aveva frequentato la signora Maddalena Doddoli da Fucecchio e, dalla relazione, era nato Indro Schizogene Montanelli, questo il nome quasi completo del giornalista italiano più famoso del Novecento.
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04 Nov 2010

4 disegni del 1860 riguardanti l’architettura del Palazzo Spada di Roma

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palazzo spada 1860/1
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