07 Lug 2014

d’una poesia dedicata a Muzio Spada confaloniere

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Poesia del marchese Filippo Hercolani al Sig. march. Muzio Spada confaloniere (pubblicata 1783)

Non le tante , ch’ Emilia intorno ammira
Culte pianure , e facili colline
Del passeggiero attonito lo sguardo
A faticar possenti; e non i doni,
Che de le spiche l’ inventrice , e Dea
A larga mano a te dispensa, e il Nume
Che già dal Gange su dorato carro ,
Coronato di pampini, e di viti ,
Tra le folli baccanti , e tra le tigri
Tornar fu visto vincitore a Tebe ,
Nè le gran tele , e i coloriti muri
Raro lavor di quell’ egregio mastro ,
Che tanta fama a così nobil arte ,
Al decimo Leone , al Tebro accrebbe ;
Nè fra i tanti, che reco io vidi, e altrui
Ad uno ad uno annoverar potrei ,
Marmorei sculti sassi, argivi avanzi,
Il simulacro colossal, che intriso
Ancor mi parve di quel sangue sparso
Da man liberatrice, e fida in vista,
Ma che in ver fu crudel , spietata , e rea:
Che se il sol scolorito si coverse
Di ferrugine oscura, e densa il volto
Per la pietà di quell’ orribil caso,
E furo in forse de l’eterna notte
I secol empii; e se ne i templi mesto
L’avorio lagrimò, sudaro i bronzi,
E folgori più volte a ciel sereno
Cader potero , e fiammeggiar comete ,
Pompeo pur anco in quell’ immagin sculto
Ed animato, e tal che vivo sembra
Del suo rival l’ ira obbliando , e i campi
D’ Emo pingui del sangue ancor de’ suoi,
A quell’ orrore , a lo spettacol novo
Certo che anch’ esso impallidir dovette:
Non io tai doni si pregiati, e rari,
Che volubile , e cieca a noi comparte
Quella che volve a suo piacer la rota ,
E in un momento ne fa lieti , e tristi,
Libero ingegno , e lodator non compro
Su tosca cena a dir , Signore, io vegno.
Ma i cortes’atti, e ’l parlar puro, e schietto
E le grate accoglienze , e i dolci modi
Onde gli animi altrui fai molli, e vinci ,
E la gioia , che ognor ti siede al fianco
Fida compagna , a cui davanti fugge
Ogni fosco pensier, ogni tristezza
Felsina mia , che fra i Conscritti Padri
Sempre al pubblico bene intento, e fiso
Vedestil non curar le fole altrui ,
E salda torre a cui non scuote il piede
Euro sdegnato, in sostener tuoi dritti,
Poichè l’ alto Vessillo a lui di novo
Sagace , e prode dittator fidasti,
Fa che per sempre ne ristori i danni,
Che discordia, e civil odio ti fero;’
Si che de i vinti Regi, e de le tante
D’ ardire, e di valor sudate prove ,
Che i figli tuoi già diero in pace, e in armi,
Da quel per sempre memorabil giorno
Ogni chiara memoria al vento sparsa,
Fero , e crudo destin , tornar potesti
Di possente Reina umile , e serva.

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